Visite al pronto soccorso raddoppiate in nove anni

Dossier della Cisl sulla sanità in Lombardia: boom per esami e cure (+ 60%), aumenta il peso dei privati

Cos’è successo alla salute dei lombardi? Cosa negli ultimi dieci anni ne ha debilitato gli anticorpi, costringendoli sempre di più a farsi ricoverare in ospedale e ad aspettare per ore e ore nelle accettazioni dei pronto soccorso?
I numeri del fenomeno parlano chiaro: dall’entrata in vigore della legge di riordino del sistema regionale nel 1997, il ricorso da parte della popolazione lombarda agli ospedali (ricoveri, day hospital e pronto soccorso) è cresciuto di 536mila unità, pari ad oltre il 9 per cento. Le prestazioni specialistiche in pronto soccorso sono aumentate del 155 per cento, passando da 6 milioni nel ’97 a quasi 16milioni. Anche nel caso dei ricoveri e dei giorni di degenza il fenomeno è simile, mentre le prestazioni ambulatoriali e diagnostiche complessive operate dal 1997 al 2005 in Lombardia hanno fatto segnare un sorprendente incremento del 60 per cento. Da sottolineare come la gran parte dell’aumento delle prestazioni registrate riguardi il settore privato, che in dieci anni ha avuto da solo una crescita del 188 per cento.
È quanto emerge dalla corposa indagine realizzata dalla Cisl sull’evoluzione del sistema dei servizi di tutela della salute in regione, ricerca basata sui dati dell’Agenzia per i servizi socio sanitari del ministero della Salute e le delibere della giunta regionale.
I lombardi sono dunque sempre più affetti da malattie? La risposta è no, ma occorre fare una precisazione. L’incremento delle aspettative di vita e dell’età media della popolazione italiana, fenomeno che è costantemente cresciuto nell’ultimo mezzo secolo, comporta un naturale aumento dell’utilizzo dei servizi sanitari. Ad una popolazione più vecchia, corrisponde automaticamente un aumento della spesa sanitaria. Questo però, secondo il segretario regionale della Cisl lombarda Franco Giorgi, che ha presentato a Milano i risultati della ricerca, non è sufficiente a spiegare l’aumento registrato in Lombardia nel ricorso a strutture ospedaliere.
«Lo smodato incremento di prestazioni sanitarie - ha commentato Giorgi - solleva molti dubbi sulla reale necessità delle stesse». La Cisl punta particolarmente l’indice contro la mancata operazione di filtraggio operata dal sistema ambulatoriale che si regge sugli oltre 7mila medici di base presenti in Regione. «Con medici generici sempre più ridotti a burocrati che passano gran parte del tempo tra carte e timbri - ha sottolineato Giorgi -, con ambulatori chiusi dalle sette di sera in poi e nei weekend, la popolazione non riconosce nel medico di base o nella guardia medica un istituzione cui affidarsi anche in casi di piccole emergenze, e finisce con l’intasare i pronto soccorsi. Così l’ospedale - ha aggiunto il sindacalista - che avrebbe dovuto perdere centralità a favore del territorio, ha invece aumentato la sua funzione».
Di pari passo all’aumento di ricoveri, crescono i costi di gestione: l’indagine evidenzia infatti come la spesa nazionale cresca maggiormente all’inflazione - 7,45 per cento annuo -, mentre le risorse trasferite alla Lombardia sono aumentate del 10 per cento in meno rispetto alla media nazionale, nonostante le insistenze del Pirellone per un aumento delle rimesse da Roma. In un simile scenario, è emblematica la variazione della quota pro capite spesa in Lombardia per i servizi sanitari: nel 1997 era pari a 1008 euro, superiore alla media nazionale (all’epoca di 973 euro), mentre oggi è pari a 1572 euro, inferiore alla media nazionale (1618).