Volkswagen, lo scandalo corre: travolto il consigliere di Schröder

Il supermanager Hartz: «Pronto a farmi da parte»

da Milano

Ore decisive per Peter Hartz, responsabile del personale di Volkswagen e superconsulente del governo di Gerhard Schröder, per cui ha curato la riforma del mercato del lavoro. Il manager, uno dei più noti in Germania, ha offerto le proprie dimissioni al consiglio di sorveglianza della casa automobilistica di Wolfsburg. E le parole del numero uno della società Bernd Pischetsrieder (un ringraziamento per i 12 anni trascorsi da Hartz ai vertici dell’azienda) sembrano preludere a una prossima giubilazione. A travolgere Hartz è stato uno dei più gravi scandali che ha scosso di recente il business tedesco, in cui, come in un copione scritto a tavolino si mischiano abbondanti dosi di sesso (mercenario e no), e bustarelle.
Protagonista della vicenda è Helmut Schuster, a lungo uomo di fiducia di Hartz e di recente approdato ai vertici della Skoda, consociata ceca di Volkswagen. A Schuster la procura della Repubblica di Braunschweig imputa di aver creato un sofisticato sistema di corruzione basato su tangenti che venivano chieste ai fornitori dell’azienda e che venivano incanalate attraverso società di comodo con base in India, Angola, Svizzera e Lussemburgo. Alle dimissioni di Schuster, alla metà di giugno, fanno seguito quelle del presidente del consiglio di fabbrica della Volkswagen, il potente boss del sindacato Ig Metall, Klaus Volkert. Secondo le prime indiscrezioni tra Volkert e Schuster i rapporti sarebbero stretti: i due sarebbero soci in alcune società di comodo.
Non solo: presto si scopre che Volkert manteneva a spese della Volkswagen la sua amante, una fotomodella brasiliana. E nemmeno questo basta: le indagini fanno emergere che ai colleghi sindacalisti di Volkert, e per mantenere la pace tra i lavoratori, l’azienda (attraverso l’ufficio del personale guidato da Hartz) garantiva rimborsi spese in bianco per i viaggi di lavoro. Senza escludere le periodiche visite ad alcuni bordelli di lusso.
I giornali tedeschi si interrogano ora su quanto Hartz sapesse della vicenda questione. E sono numerosi anche i commenti sul fallimento del modello Volkswagen, basato sull’intreccio, tipicamente tedesco, tra proprietà pubblica (il Land della bassa Sassonia ha il 20% e per legge non può essere scalzato dal ruolo di primo azionista) e cogestione sindacale.