Volontari in ospedale. A 6 anni

Non gli servono preparazioni di orientamento emotivo, né workshop sulle tecniche di animazione. È un’abilità istintiva. Arrivano ed è subito festa. Si chiamano Tommaso, Luca, Giuliana, Simone, Francesco. Nessuno ha ancora compiuto i sei anni, ma per un pomeriggio si ritrovano a svolgere un compito mai affidato fino ad oggi ad un bambino: fare il volontario in ospedale. Trascorrere un po’ del loro tempo libero a giocare con altri bambini ammalati e ricoverati. Siamo nel reparto di Neuro ortopedia pediatrica della clinica Humanitas diretto dal professor Nicola Portinaro. Dodici posti letto sempre occupati a rotazione da bambini affetti da paralisi cerebrale infantile che qui vengono da tutta Italia per farsi operare alle gambe, e riuscire così ad alzarsi dalla sedia a rotelle e camminare. Invisibili miracoli quotidiani. Come l’esperienza dei bambini volontari in ospedale.
Un esperimento realizzato grazie alla sensibilità di un’insegnante, Nicoletta Invernizzi, della scuola dell’Infanzia Moirago che a dicembre ha fatto ai bambini questa proposta: tenere da parte uno dei regali di Babbo Natale per donarlo a un coetaneo più sfortunato. I giovani volontari ospedalieri hanno risposto all’appello con entusiasmo. «I bambini sono molto generosi - dice la maestra Nicoletta Invernizzi che accompagna i suoi alunni -. Bisogna però indirizzarli verso una cultura del dare e non solo del ricevere». I bimbi distribuiscono i regali nella stanza del reparto C2 trasformata per l'occasione in una sala giochi. Thimothy, 5 anni e un bel caschetto biondo, ha trovato il Memory, un gioco dove si devono cercare le coppie di figurine. Enrico, 11 anni, arriva da Roma. Come regalo ha ricevuto un puzzle di animali. Altri invece non sono riusciti ad uscire dalle stanze. «Alcuni non stanno bene, hanno male ai piedini» spiega ai bimbi la fisiatra Verusca Gasparroni. Nessun problema per i volontari in erba. «È la prima volta che dei bambini visitano altri bambini - racconta il primario Nicola Portinaro -. È un’iniziativa ottima. Il rapporto con i coetanei è fondamentale, specie per chi ha meno possibilità di giocare. Questo è un reparto dove i bambini possono entrare tranquillamente. Non si corrono maggiori rischi infettivi di un viaggio in metropolitana. Io ho tre figlie e il sabato mattina spesso vengono con me in reparto a giocare con i piccoli pazienti». Un esperimento da ripetere. «Se altri insegnanti volessero continuare questa iniziativa, saranno i benvenuti» dice la fisiatra Gasparroni. L’invito è lanciato.