Walter Tobagi, una morte annunciata?

In via dei Frassini, non lontano dal ponte della Ghisolfa e da via MacMahon, sarà inaugurato oggi, presente l’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi, un parco intitolato a Giovanni Testori. In questo modo, l'autore dei testi raccolti sotto il titolo complessivo di I segreti di Milano, trova una sua memoria proprio entro quella periferia milanese, la Bovisa, che è stata scenario privilegiato del suo sguardo indagatore sulla realtà più nuda della vita della città negli anni del dopoguerra. La giornata prevede poi, nel pomeriggio, un convegno organizzato dall'Associazione Giovanni Testori, che avrà luogo nelle sale della Triennale, in via Lambruschini. L'occasione è nata dalla pubblicazione di due volumi: la bibliografia dell'autore a cura di Davide dall'Ombra e Questo quaderno appartiene a Giovanni Testori. Inediti dall'Archivio (Officina Libraria), a cura di Paola Gallerani. In concomitanza, viene proposta una mostra di volumi testoriani, che resterà visitabile fino al 27 settembre. Alle sera, infine, alle 20.45, sul piazzale della Triennale, sarà proiettato il film Rocco e i suoi fratelli, di Luchino Visconti, che si è ispirato ad alcuni racconti della raccolta Il ponte della Ghisolfa.
Il legame di Testori con Milano, e con la Milano delle sue periferie un tempo deprivate e disperate, è profondissimo e complesso. Attraverso i personaggi che si muovono tra le vie della Bovisa e le sue case popolari, attraverso il loro linguaggio corposo e quasi espressionistico, lo scrittore ha lasciato un’immagine della città che è uno specchio della sua stessa anima.
Dilaniato tra un prepotente bisogno di libertà e un senso di religiosità tanto profondo quanto sofferto, conteso da un desiderio di ascesi e da una forte, magmatica appartenenza alla vita, lo scrittore aveva trovato il suo ambiente ideale in queste vie, nel periodo del boom e dell'immigrazione dal Sud, quando la città da accogliente e protettiva sembrava trasformarsi in un mostro anguiforme immerso in un'atmosfera straniante fatta di nebbia e di smog.
Per questo la giornata di studio prevede anche un momento di riflessione proprio sul futuro della Bovisa, in un momento in cui questa, come altre zone della periferia milanese, sta vivendo una rinascita ambientale e architettonica, oltre che sociale.
Il rapporto dell'artista con la sua città non si esaurisce però qui. Anche quando Milano cessa di essere ambientazione e simbolo delle sue storie, anche quando cioè la sua scrittura si apre a esperienze del tutto differenti e, attraverso la scelta del teatro, si accosta a temi biblici o classici, il legame con Milano continua attraverso i luoghi delle sue rappresentazioni: dal suo esordio al Piccolo Teatro nel 1960 con La Maria Brasca, per la regia di Mario Missiroli, all'esperienza con Franco Parenti al Salone Pier Lombardo con la Trilogia degli Scarrozzanti e I promessi sposi alla prova. Di straordinario impatto, poi, la rappresentazione di In exitu, realizzata nel 1988 negli spazi della Stazione Centrale.
Il lavorio ininterrotto e febbrile che sta dietro alla scrittura di Testori è rintracciabile nelle carte d'autore, una cui scelta è pubblicata nel volume di Paola Gallerani. Un libro particolare, in cui sono riprodotte pagine di appunti manoscritti, in cui la scrittura si mescola all'immagine, il disegno alla parola. La pittura (vissuta sia come critico che come autore) è un altro grande amore di Testori, e schizzi, immagini, rabeschi accompagnano a margine le stesure dei suoi testi, a volte in un'associazione emotiva con il narrato, altre in modo del tutto indipendente. La parola scritta, espressivamente plasmata, trova corrispondenza nella linea tracciata sulla pagina. Come in una continuità ideale che vede la scrittura, il disegno e poi - idealmente - la recitazione come una progressione comunicativa inquieta e multiforme.