Il dramma delle spose bambine: 37mila ogni giorno nel mondo

Contro il fenomeno delle spose bambine, Amnesty ha celebrato a Roma il finto matrimonio precoce tra Giorgia, di 10 anni, e Paolo, di 47

Zeinab aveva solo 15 anni quando è stata costretta a sposare un uomo molto più grande di lei, in Iran. Mentre era ancora minorenne, è stata violentata dal fratello del marito. A 17 anni ha assistito all'omicidio dell'uomo che le aveva rovinato la vita. Oggi ha 21 anni e rischia la pena di morte per un reato che afferma di non aver mai commesso. Zeinab è una delle 37mila bambine costrette a sposarsi ogni giorno nel mondo. Per denunciare con forza il fenomeno delle bambine obbligate a rinunciare alla loro infanzia e adolescenza, ad accettare abusi inflitti da uomini di decine di anni più grandi di loro, il 27 ottobre, in piazza di Santa Maria in Trastevere a Roma, è stato organizzato da Amnesty International Italia il matrimonio tra Giorgia, 10 anni e Paolo, 47 anni. Un (finto) matrimonio forzato (clicca qui per vedere il video) per raccontare il fenomeno e diffondere la campagna "Mai più spose bambine", attiva fino al 13 novembre e diretta a bandire la pratica delle nozze forzate nel mondo, prevenire e proteggere le bambine e le ragazze sopravvissute alle violenza, e garantire maggiore accesso ai servizi sanitari e alle scelte rispetto al proprio corpo.

Nel mondo ci sono 720 milioni di spose bambine

Quella delle spose bambine è una vera piaga che affligge molti paesi, soprattutto africani. I numeri sono in continua crescita. Oggi sono circa 720 milioni le donne che si sono sposate prima della maggiore età. Più di una su tre (circa 250 milioni) aveva meno di 15 anni. Malgrado i progressi fatti per contrastare il fenomeno, se non si interverrà con politiche più efficaci, il numero delle spose bambine continuerà ad aumentare nei prossimi anni fino ad arrivare a 950 milioni entro il 2030 e nel 2050 a un miliardo e 200 milioni di baby spose, la metà delle quali nei Paesi dell’Africa sub-sahariana. I dati sono riportati nell’ultima edizione del dossier di InDifesa "La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo" pubblicato da Terre des Hommes l'11 ottobre scorso, in occasione della Giornata mondiale delle bambine proclamata dall'Onu.

Perché i genitori danno in spose le proprie figlie?

Le motivazioni che spingono una famiglia a concere in sposa la propria figlia poco più che bambina sono molteplici. In parte affondano le proprie radici "in norme culturali legate sia a pregiudizi di genere che a strategie sociali proprie delle economie di sussistenza", spiega l’Unicef. Dare in sposa il prima possibile una figlia significa, in pratica, "liberarsi" di una bocca in più da sfamare dal momento che le ragazze, spesso, vengono considerate meno "utili" e "produttive" rispetto ai maschi. Il matrimonio per la bambina significa l'abbandono degli studi, una gravidanza precoce (molto pericolosa sia per la neo-mamma che per il suo bambino), una vita di violenze, abusi e sfruttamento e il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili.

Guerre, emergenze umanitarie e calamità naturali

Tra i paesi più segnati da questo fenomeno ci sono Somalia, Niger, Repubblica Centrafricana, Mali, Sud Sudan, Guinea e Malawi. Paesi fragili, caratterizzati da guerre (dichiarate o striscianti), emergenze umanitarie e povertà estrema. Anche cicloni, terremoti e altre calamità naturali causano un aumento del numero di nozze precoci, come accade in Bangladesh, dove il 52% delle ragazze si sposa prima dei 18 anni, il 18% prima dei 15 anni, e il 2% prima degli 11. All’interno di questi contesti, le famiglie, soprattutto quelle più povere, vedono nel matrimonio un'occasione per sopravvivere all’ulteriore impoverimento determinato dalle circostanze.

Il caso della Siria

A incidere sul fenomeno sono innanzitutto i conflitti. Basti pensare che prima della guerra, i matrimoni precoci in Siria erano relativamente pochi: nel 2011, tra le ragazze della fascia d’età compresa tra i 20 e i 25 anni, solo il 13% si è sposata prima di averne compiuti 18. Un fenomeno, peraltro, diffuso principalmente nelle aree rurali del Paese. Oggi, invece, migliaia di ragazze siriane sono costrette alle nozze precoci. Non esistono dati ufficiali, ma alcune ricerche gettano ombre inquietanti sulle dimensioni del fenomeno. I dati dell’Islamic Justice Department di Amman, in Giordania, ad esempio, rilevano come i matrimoni precoci rappresentino il 35% di tutti quelli che sono stati registrati tra i profughi siriani nel 2015. Se poi si considera che molte unioni non vengono registrate, l’incidenza di questo fenomeno potrebbe essere molto più elevato. E il trend ha conosciuto una continua crescita: dal 12% del 2011 al 25% del 2013, fino al 35% di oggi.

I matrimoni a tempo: prostituzione camuffata

Altro grave problema sono le nozze a tempo. Ci sono, infatti, matrimoni pensati per durare pochi giorni, o poche settimane, dopo il pagamento della dote. Al termine del periodo concordato dallo sposo (che può essere ad esempio un uomo straniero in vacanza) con la famiglia della sposa, il legame si risolve senza che ci siano obblighi da alcuna delle due parti, neppure in caso di gravidanza. Si tratta della "mut’ah", una pratica diffusa in alcuni Paesi del mondo arabo (dall’Iran all’Afghanistan, dal Bangladesh all’Egitto), che in genere rappresenta una vera e propria forma di sfruttamento sessuale, molto simile alla prostituzione. Le ragazze coinvolte, dopo essere state abbandonate, difficilmente riescono a risposarsi: combinare un matrimonio "onorevole" è praticamente impossibile. Vengono così condannate a una vita di esclusione sociale e marginalità e possono aspirare solo ad altri matrimoni temporanei. Di fatto è una forma di prostituzione camuffata.

Commenti
Ritratto di Giano

Giano

Sab, 29/10/2016 - 11:55

Ci mancava solo di doverci occupare delle spose bambine del Bangladesh. Come se, tra invasione africana, terrorismo, venti di guerra semifredda tra Nato e Russia, inquinamento, polveri sottili, povertà in crescita, alluvioni e terremoti, non avessimo abbastanza problemi in casa nostra. Tanto per cambiare (che sorpresa) Amnesty international chiede soldini; bastano 2 euro, si accontentano di poco (c’è chi chiede 9 euro al mese, chi ne chiede 30 e chi chiede anche i lasciti ereditari). Ed il Giornale sponsorizza la campagna con questo articolone che è uno spot pubblicitario a favore di Amnesty. Siete davvero sicuri che i contributi ricevuti da donazioni private e da Enti ed Organismi pubblici vengano utilizzati per gli scopi dichiarati? Per scrupolo, leggete "L'industria della carità" di Valentina Furlanetto, e dopo scrivete un altro articolone come questo con la recensione di quel libro. Giusto per correttezza di informazione e per chiarire le idee alla gente.

SAMING

Sab, 29/10/2016 - 12:31

Bene caro GIANO, sono perfettamente d' accordo con te per quanto detto. Ai tanti problemi che l'umanità non sa affrontare nel modo corretto e giusto, alla natura che si ribella all' incuria dell' uomo si aggiunge anmche la turpitudine delle donne bambine. Maometto ne sposò una di 9 anni. Il fenomeno è diffuso sopratutto nei paesi islamici ma anche l'India fa la sua bella parte. Cosa fare ? Se non lo capiscono loro come possiamo intervenire noi occidentali?

Ritratto di Giano

Giano

Sab, 29/10/2016 - 13:01

Volete fare un buon servizio giornalistico? Non continuate a propinarci articoli melensi per impietosirci. Fate un’inchiesta sul campo. Chiedete ai terremotati che hanno visto crollare le loro case, che non hanno più nulla e stanno in tenda, cosa pensano del gravissimo problema delle spose bambine del Bangladesh. Chiedetelo ai pensionati che vanno a recuperare qualcosa di commestibile fra gli scarti dei mercati, o che mangiano alla Caritas e vendono la fede nuziale per comprarsi il pane o le medicine. Chiedetelo agli italiani rovinati da Equitalia, a quelli che per la crisi hanno perso tutto (casa, lavoro, famiglia) e dormono in auto. Chiedete a loro i 2 euro per le spose bambine e sentite cosa vi rispondono. Così, forse, si comincerebbe a capire quali sono i veri problemi della gente. E se un volta tanto, invece che pensare ai guai del terzo mondo, pensassimo a i cavoletti nostri; che sono tanti, gravi ed anche piuttosto amari?

Anonimo (non verificato)

Ritratto di stenos

stenos

Sab, 29/10/2016 - 13:51

Praticamente la feccia che importiamo ha queste usanze e secondo la sboldra noi dovremmo imparare dalle nuove culture. Poi ci vengono a chiedere i 2 euro. Fanno schifo.

ziobeppe1951

Sab, 29/10/2016 - 13:55

facevo l'adozione a distanza di 4 bambini sudamericani ...li ho cancellati perché penso che i loro governi di tupamaros non gli faranno mancare nulla...male che vada c'è sempre l'itaglia

moshe

Sab, 29/10/2016 - 13:57

pensiamo agli italiani !!!!!

Ritratto di lucaju

lucaju

Sab, 29/10/2016 - 14:46

...se pensassimo un pò di più ai problemi di casa nostra, forse, riusciremmo a generare una classe politica degna degli statisti che hanno amministrato, e reso grande, il nostro Paese, anzichè mettere al mondo pseudo-parassiti dai natali incerti e dai padri cooperanti...

Opaline67

Sab, 29/10/2016 - 14:50

SCHIFOSAMENTE AGGHIACCIANTE...BASTA PERO' CHE COMBATTIAMO IL PROBLEMA DA LONTANO, NON DECIDENDO IN MODO, TUTTO ITALIANO, DI IMPORTARE QUI DA NOI TRENTASETTEMILA DI QUELLE BAMBINE OGNI GIORNO....TI MERAVIGLIERESTI?