«Posso dire di aver avuto il privilegio di aver fatto politica insieme a lei». Benedetto Della Vedova, deputato di +Europa, è ancora commosso per la scomparsa dell’amica e mentore Emma Bonino.
Quando vi siete conosciuti?
«Il primo incontro avvenne quando avevo poco più di 30 anni, nel 1994, per l’assemblea costituente dei club Pannella riformatori. Nel ’99 partecipai a Emma for President, poi stetti per cinque anni a Bruxelles come parlamentare europeo grazie alla straordinaria popolarità di Emma. Con la sua lista facemmo l’8,5% e venni eletto insieme a lei e a Pannella».
Qual è il principale insegnamento che le ha lasciato?
«L’insegnamento di Bonino è che le idee e i valori possono e devono essere trasformati da chi fa politica in azione, in battaglie, in iniziative. Lei, in questo, era straordinaria. A partire quindi dalla chiarezza delle posizioni, lei sapeva organizzare con grandissime energie e capacità delle campagne politiche, anche in sede internazionale come nel caso della battaglia contro la pena di morte o contro le mutilazioni genitali femminili e la Corte Penale Internazionale. Lei, da donna di parte, sapeva dialogare senza remore con tutti quelli che potevano condividere un obiettivo in quel momento, che fossero di destra o di sinistra. E questa era una sua grande dote, sia sul piano interno sia sul piano internazionale, dove si muoveva con una tigna straordinaria».
Nella sfera privata era diversa da come appariva in pubblico?
«La dimensione privata di Emma era la dimensione politica delle iniziative. Poi, certo, aveva la famiglia a cui era legatissima. Penso milioni di persone la piangeranno oggi e la ricorderanno per le sue lotte politiche, a cui ha dedicato la vita. Anche quando venne colpita dal tumore, si curò senza smettere di fare politica. Se ne uscì con un turbante, che sembrava una stranezza, ma diede un segnale positivo a tutte le persone che affrontano le malattie».
