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Caos campo largo, Conte sfida Schlein: “Non ci sono alternative alle primarie”

La replica del leader M5s dopo le parole della segretaria dem: primarie, Ucraina e riarmo riaccendono lo scontro nell’alleanza

Il campo largo continua a cercare l’unità. E intanto litiga praticamente su tutto. Dalla scelta del candidato premier alla politica estera, passando per il peso dei singoli partiti nella coalizione, la distanza tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein torna ad allargarsi. Questa volta il leader del Movimento 5 Stelle ha risposto direttamente alla segretaria dem e non ha utilizzato troppi giri di parole: “Uno vale uno significa che conta chi dice stop alle armi”.

Andiamo per gradi. Intervenuto a margine di un’iniziativa a Frosinone, Conte si è soffermato in primis sulla leadership: “Schlein ha ufficialmente confermato che per lei sono due le strade: o la candidata premier è lei, oppure ci saranno le primarie”. La conseguenza, per l’ex presidente del Consiglio, è praticamente automatica: “Io credo a questo punto che la strada sia ben chiara, non ci sono alternative, sarà la strada delle primarie, perché dobbiamo sempre preferire la direzione di una partecipazione democratica”. Una risposta arrivata poche ore dopo la direzione del Pd, dove la Schlein aveva rivendicato il peso del suo partito all’interno della futura alleanza.

La segretaria dem era stata piuttosto netta: “Uno non è che vale uno”. E aveva ricordato come il Pd abbia ottenuto “il doppio dei voti delle altre forze politiche alle europee, alle regionali e alle comunali”. Il messaggio agli alleati è chiaro: il Pd non intende rinunciare al ruolo di principale forza della coalizione. La Schlein ha comunque aperto alle primarie qualora non venisse riconosciuta automaticamente la leadership del partito più forte.

Ma la premiership è soltanto uno dei problemi. Perché tra Pd e Movimento 5 Stelle resta aperta anche la frattura sulla politica estera e in particolare sul sostegno militare all’Ucraina. Conte ha colto la palla al balzo per porre l’accento sul significato dello storico slogan pentastellato: “Per me uno vale uno significa che contano i cittadini che per la stragrande maggioranza, il 60 e il 70%, dice basta a questa escalation militare, a suon di armi”.

Il leader del M5S ha poi aggiunto sulla linea contraria al riarmo: “Dicono basta al riarmo, vogliono che i soldi siano messi nella sanità, nella scuola, asili nido, nell’istruzione”. Infine il tentativo di ricucire almeno sul traguardo finale, ossia costruire un’alternativa all’attuale maggioranza: “Dovremo lavorare, io per primo, ma tutti con spirito autenticamente unitario per mandare a casa Meloni e cambiare completamente politica sul piano interno e sul piano della politica estera”.

L’obiettivo dichiarato resta dunque comune, la strada per arrivarci molto meno. Nel campo largo si discute ancora su chi debba guidare la coalizione, come sceglierlo e quale linea adottare su uno dei principali dossier internazionali. La Schlein rivendica il peso elettorale del Pd, Conte risponde invocando le primarie e non appare intenzionato a rivedere la linea ultra-pacifista del Movimento. Insomma, l’alleanza finge di mostrarsi unita contro il centrodestra, mentre al suo interno regna il caos.

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