La Francia è nel caos da circa 10 giorni: la rivolta è partita dagli istituti superiori con ragioni che suonano come un pretesto e si è poi evoluta rapidamente in guerriglia civile e urbana. Da Marsiglia a Parigi le città sono state messe a soqquadro dagli studenti soprattutto nelle banlieue e nelle periferie e stando ad alcuni report a partecipare alle rivolte sono soprattutto gli studenti di seconda generazione, nati in Francia da genitori stranieri, che hanno vissuto tutta la loro vita nel Paese.
Tantissime scuole sono state date alle fiamme, professori sono stati picchiati, un preside è stato addirittura cosparso di benzina e solo per un caso fortuito non è stata una tragedia. I report dei servizi francesi riferiscono che dietro le proteste ci sia anche l’estrema sinistra francese, anche quella parlamentare. Il sindaco di Saint-Denis è stato segnalato dal prefetto di polizia perché alimenta la protesta e aizza gli studenti delle scuole della sua banlieue per quello che viene già definito un nuovo ‘68. E in Italia, a schierarsi con queste proteste, è arrivata Ilaria Salis, che ora sogna qualcosa di simile anche nel nostro Paese.
“È partita dagli studenti delle scuole superiori – soprattutto nelle periferie –, che denunciano le condizioni fatiscenti dei loro istituti, classi troppo numerose, e le difficili condizioni di lavoro del personale scolastico. Si è già allargata alle università, e sta coinvolgendo anche il corpo docente. Si può allargare ancora. Blocchi e manifestazioni sono ovunque in tutta la Francia”, ha dichiarato l’europarlamentare di Avs. Secondo Salis “anche in Italia ci sarebbero tutte le ragioni per una mobilitazione di questa portata. Scuole che cadono a pezzi, classi sovraffollate, personale sottopagato e condizioni di lavoro sempre più difficili. E, per di più, il nostro Paese investe nell’istruzione una quota della propria ricchezza nazionale sensibilmente inferiore rispetto alla Francia. La scuola pubblica è un diritto fondamentale e il miglior investimento che possiamo fare per il nostro futuro. Dunque, evviva il movimento studentesco”.
Non si contano più i feriti tra il personale scolastico, il governo di Emmanuel Macron non ha ancora dichiarato lo stato di emergenza ma i ministri hanno annullato tutte le missioni ed è stata convocata la cellula di sicurezza per fare il punto. Secondo alcuni rapporti, a fomentare gli studenti ci sarebbe anche il movimento dei Fratelli Musulmani, a cui sono legati diversi collettivi studenteschi protagonisti dei disordini violenti. Tra le rivendicazioni e richieste che Salis non ha riportato, limitandosi a elencare la fatiscenza degli edifici e le classi troppo numerose, ci sono anche quelle relative, per esempio, all’autorizzazione per l’utilizzo del velo delle studentesse e dell’abaya.
