Addio a Guido Canella, protagonista di architettura «civile»

Si è spento la scorsa notte nella sua abitazione di Milano, all'età di 78 anni, Guido Canella, architetto tra i più originali nel panorama italiano del secondo dopoguerra e presidente uscente della prestigiosa Accademia Nazionale di San Luca. Nato a Bucarest nel 1931, Canella ha studiato al Politecnico di Milano, dove si è laureato alla Facoltà di Architettura nel 1959. Sempre al Politecnico, dal 1970, è stato professore ordinario di Composizione architettonica, e a varie riprese ha insegnato anche all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Ma è a Milano e al suo hinterland che Canella ha sempre guardato con estremo interesse, progettando i centri civici di Segrate, Limbiate, Gorgonzola e Seggiano di Pioltello, i complessi scolastici di Pieve Emanuele, Zerbo di Opera, Abbiategrasso, Noverasco di Opera, Cesano Boscone, e ancora il palazzo di Giustizia di Legnano e interi quartieri residenziali a Bollate. Tra i suoi lavori più recenti il Teatro di Porta Romana, a Milano, progettato nel 2000. Fuori Lombardia, Canella ha legato il suo nome, fra l'altro, al Museo per il Disegno di Meina (Novara), al palazzo di Giustizia di Ancona e all'aerostazione di Pescara. Progettista di fama internazionale, ha sempre ispirato il suo lavoro al rispetto del binomio, per lui inscindibile, fra espressione architettonica e civiltà. Legato a maestri come Ernesto Nathan Rogers e Giuseppe Samonà, ha raccolto e rielaborato l'eredità del metodo rogersiano, promuovendo la necessità di un approccio basato sulla conoscenza strutturale del contesto, in polemica con la frenesia comunicativa che contraddistingue molta dell'architettura contemporanea. Il rischio, sempre presente, della perdita del significato, può essere scongiurato, nel pensiero di Canella, riportando l'architettura al suo compito civile. Da qui il grande impegno rivolto alla progettazione di edifici pubblici.