Se vai a medaglia nei 400 misti ti puoi considerare il nuotatore più completo. Alberto Razzetti sfiora a Parigi in 4′10′40 il clamoroso bis d’oro europeo di Roma 2022: a rovinargli la festa è il super russo Ilya Borodin da 4′08′17, il bronzo è del britannico Max Litchfield (4′11′59), che si è allenato con «Razzo» a Livorno.
Confermarsi non è mai scontato. Tocca ancora a lui inaugurare il medagliere azzurro in corsia anche se Alberto voleva l’oro e forse ha pagato la frazione a farfalla estremamente veloce: «Sono contento. Ci tenevo un sacco a prendere una medaglia, sapevo che era alla portata, Borodin è stato bravo. Sono contento di aver dato il via al meglio alla spedizione, bene così». Tornerà nei 200 farfalla e nei 200 misti il finanziere ventisettenne di Sestri Levante. A dorso perde la testa della gara e non la riprende più. «Lo so che devo migliorare in questa specialità». I 400 misti sono una gara pazzesca per intensità, difficoltà: è un’alchimia delicata, un equilibrio sottile. Razzetti è alla sua terza volta consecutiva sul podio europeo. Mancava il fenomeno Leon Marchand: «È chiaro che l’assenza del francese ha cambiato tutto». Non l’avrebbe battuto Leon «ma in Australia lo battevo a surf». E va fiero della sua amicizia: infatti è stato Leon a chiedergli se poteva aggregarsi per andare in Australia dopo l’Olimpiade.
Il genovese-genoano (e milanista) ieri ha colto l’attimo comunque. È stato indirizzato ai misti da Stefano Franceschi: «L’idea mi è venuta durante il Covid, me li sono inventati...» ricorda il tecnico. È dirompente, disciplinato, sempre con tanta frenesia dentro, leader discreto. Ma è un allievo diligente, è un nuotatore che fa bene le subacquee, perciò è capace di svettare nella piscina piccola (è stato iridato nei 200 farfalla). «È un generoso, conosce 4 lingue, non si risparmia mai in allenamento» lo fotografa l’allenatore.
Dopo tre finali olimpiche, medaglie mondiali ed europee in ordine sparso, «Razzo» non scioglie il dilemma su quale sia la sua gara del cuore: «La risposta è sempre la stessa: dipende. Una volta va meglio il 400, un’altra il 200 farfalla, un’altra ancora i 200 misti. A me piace gareggiare sempre, fare quasi tutto, anche variando: finché le cose non le dimostri restano solo chiacchiere». E si è preso la prima soddisfazione a Parigi.
