Ambiente e nuovo welfare: la chimica indica la strada

Le difficoltà per l'industria chimica non sono finite: dopo anni di solido sviluppo, la tempesta del 2008 ha portato a un calo della produzione a tutt'oggi - quando pure la fase più dura pare esaurita - di circa il 15%, con più di un impianto vastamente sottoutilizzato. I costi delle materie prime sono in tensione per la ripresa dei Paesi asiatici, ma i prezzi dei prodotti sono bassi per la crisi europea. Come ha ricordato Emma Marcegaglia intervenendo all'assemblea annuale di Federchimica, la ripresa è innanzitutto asiatica (più 8%) poi americana (più 3%) e solo faticosamente europea (più 1%).
Giorgio Squinzi presidente di Federchimica ieri a Milano non ha indorato la pillola. Né si è sottratto dall'incalzare il governo chiedendo tagli alla spesa pubblica, semplificazione della burocrazia e interventi per energia e infrastrutture. Ma la sua non è stata una relazione di lagne verso gli altri. Squinzi ha ricordato che solo conquistandosi il rispetto della società e delle istituzioni gli imprenditori potranno dare forza alle rivendicazioni, a partire da quella di nuova centralità alla crescita innanzitutto dell'industria. Certo in questi due anni i «chimici» hanno fatto molto: il tessuto produttivo nonostante tutto ha tenuto, l'occupazione è stata difesa con unghie e denti, le imprese hanno fatto spesso quasi da «banche» ai clienti più indebitati.
Ora si tratta di passare all'offensiva e l'arma è l'innovazione. Ma non è semplice. Spiega il rapporto sull'industria chimica 2009-2010 preparato da Federchimica: università e enti pubblici hanno scarse capacità di diventare in concreto interfaccia nella ricerca per imprese, per di più - come nel caso della chimica - di medie e piccole dimensioni. Si tratta di far prevalere il pragmatismo. Squinzi ha fatto due esempi. Uno negativo: una tragica disgrazia ha prodotto una direttiva sul «Blocco del traffico diffuso», con sospensione del trasporto in vagoni singoli di merci pericolose. La scelta sta penalizzando l'industria e potrebbe riversare sulle strade migliaia di camion incontrollabili. Invece positivo è il rapporto con il ministero dell'Ambiente nell'affrontare le «emissioni di composti organici volatili nelle vernici». In questo caso superando posizioni di principio astratte si è definita una soluzione insieme ecologicamente sostenibile ed economicamente efficace. È con questo metodo che la chimica, un tempo la più pericolosa tra le attività, oggi è la più sicura per rispetto dell'ambiente, risparmio energetico e sicurezza sul lavoro. Il presidente di Federchimica ha spiegato anche come la chimica non sia solo «il problema», ma possa essere anche «la soluzione»: così nella bonifica delle acque o nel predisporre un'edilizia «risparmia-energia».
Decisiva sarà l'Europa, terreno su cui Squinzi da qualche settimana ha assunto una responsabilità confindustriale nazionale. Anche in questo caso in sintonia con un ministro come Stefania Prestigiacomo (che ha ricordato all'assemblea come «il lavorare insieme», imprese e ministero, ha consentito innanzitutto di dare il via ad autorizzazioni e verifiche di impatto ambientale assolutamente trasparenti e in numero non paragonabile con il passato) capace nelle assisi internazionali di rifiutarsi al catastrofismo e di impegnarsi invece nelle soluzioni concrete. Infine fondamentali sono le relazioni industriali su cui Federchimica vanta un'iniziativa innovativa da anni che ha valorizzato al massimo «il fattore umano» e un sistema di welfare integrativo gestito da imprese e sindacati. Su questa base Squinzi è pronto a contribuire anche al «patto sociale» lanciato dal presidente di Confindustria Marcegaglia: l'esperienza dei chimici sarà utile per tentare di recuperare una Cgil nazionale ancora allo sbando. Mentre i cigiellini della chimica hanno da tempo approcci riformisti, partecipativi e non antagonistici.
Il regista di tanti successi «chimici», Squinzi, non è solo industriale di successo con la sua Mapei, lungimirante sindacalista di imprese, ma anche «ciclista» (al convegno della Federchimica è sbucato Ivan Basso con due biciclette perfettamente «chimiche» per il loro carbonio per la Marcegaglia e la Prestigiacomo) e presidente del Sassuolo calcio miracolosamente quasi arrivato in serie A. Insomma un vero imprenditore, cioè un industriale immerso nella sua società.

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