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"Gli archivi ci salveranno dalla bulimia del web"

Il direttore della Cittadella Francesco Martelli racconta 200 km di documenti e i robot Ansperto ed Eustorgio

"Gli archivi ci salveranno dalla bulimia del web"
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Tra i molti record che attendono la Milano del futuro, ce n'è uno che guarda orgogliosamente al passato, con un filo rosso lungo la bellezza di 200 chilometri. Tanta la capacità complessiva, in termini di misura lineare, della Nuova Cittadella degli Archivi, recentemente inaugurata i via Gregorovius e già balzata in testa alle classifiche europee (dopo Parigi, che però è nazionale). La "memoria di Milano" diventa così la più salda e profonda di tutto il Vecchio Continente, ma non si tratta solo di numeri da primato. Per Francesco Martelli, direttore della Cittadella di via Gregorovius, è "un sogno che si realizza, un'astronave del tempo destinata a fare da ponte con chi verrà dopo di noi".

Direttore, l'immagine del veicolo spaziale non è così metaforica.

"Vero. Scordiamoci gli archivi polverosi e umidi e lasciamoci trasportare in una struttura all'avanguardia realizzata, a partire dalle scelte architettoniche, per evocare una capsula di cultura, una navicella che, caricati gli ultimi libri e documenti di una civiltà, è pronta a decollare per un altro luogo o tempo".

Detto così fa una certa impressione. C'è una civiltà da salvare?

"Sono convinto di sì: la bulimia del web, unita all'IA generativa, sta rendendo impossibile distinguere il vero dal verosimile, ci sono generazioni che non hanno visto il prima. La tempesta perfetta per condannare una civiltà a perdersi senza lasciar traccia. Così l'archivio è un presidio educativo: lo dimostra il successo dei nostri laboratori per i più piccoli che imparano quando possono fidarsi di una fonte".

La mente torna alla caduta del mondo antico. Anche allora c'erano quantità sterminate di documenti da salvare.

"È quanto fecero le potenti famiglie della Roma tardoantica come Nicomachi e Simmachi: gente tanto ricca da permettersi nei loro anfiteatri battaglie navali con imbarcazioni vere e tanto lungimirante da spendere fortune ancor maggiori per copiare e spedire ai confini dell'Impero testi di una civiltà che si pensava incrollabile. E che di lì a poco implose".

Non è casuale il nome del nuovo robot Ansperto che affianca il veterano Eustorgio.

"Illuminato arcivescovo di epoca carolingia, Ansperto ebbe un ruolo fondamentale nella conservazione e diffusione del sapere, chiamando i monaci irlandesi presso lo Scriptorium Ambrosianum, uno dei grandi centri di copiatura e trasmissione dei testi antichi. Così quei volumi, inviati a suo tempo in lande remote, ripresero a circolare rifondando una civiltà. La nostra operazione, nell'era del digitale e della dispersione dei contenuti, non è tanto diversa".

L'idea del progetto risale a qualche anno fa.

"Otto anni fa, con l'allora soprintendente: parlammo della necessità di estendere l'esperienza della Cittadella ad altre realtà di Città Metropolitana. Milano vive un boom archivistico che pone un problema di spazi, reali o virtuali: enti pubblici statali e locali, fondazioni, associazioni culturali e si potrebbe continuare, realtà che richiederebbero almeno il triplo dello spazio attuale".

La tecnologia aiuta.

"Siamo al top, non solo per i robot: il nuovo impianto ha sistemi di climatizzazione controllata e ambienti deossigenati con azoto che eliminano il rischio di incendi e muffe. Vasche di raccolta dell'acqua per resistere ad alluvioni e allagamenti, la movimentazione automatizzata dei faldoni ad alta velocità, con precisione e sicurezza. Intanto si investe nella digitalizzazione, con nuovi scanner e sistemi di tracciatura".

La sfida è anche restare a Milano. Voi siete nel cuore di Niguarda, questo è un vantaggio?

"Enorme.

I documenti d'archivio vanno mantenuti vicini alle comunità che li hanno prodotti. Così diventano motori di cultura, aggregazione, iniziative. I tentativi di decentrare degli ultimi anni non hanno dato i risultati attesi".

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