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Retrogusto

Caffè dell’Oro, il gioiello di Ponte Vecchio

Il locale dell’albergo Portrait Firenze, letteralmente in riva all’Arno, ha una proposta internazionale che funziona tutto il giorno dalla colazione al dopocena, ma ha il suo punto forte nel menu a pranzo e a cena dello chef sardo Luca Armellini. Il quale, malgrado le sue esperienze in ristoranti stellati, punta su una cucina italiana riconoscibile e molto pulita, che si avvale di una materia prima ragguardevole

Caffè dell’Oro

Ponte Vecchio è là, a venti passi, forse venticinque. E quando un locale si trova a così breve distanza da uno spot turistico di interesse globale il rischio che si tratti di una trappola per sprovveduti è sostanzioso. Ma Caffè dell’Oro al primo sguardo fa capire che non è quel tipo di insegna. Il ristorante di Portrait Firenze, l’albergo della famiglia Ferragamo, è un posto elegante, giudiziosamente fiorentino ma con appeal internazionale, anche grazie agli spazi recentemente rinnovati, che conservano uno stile ispirato agli anni Cinquanta tra ottone, fotografie d’epoca e dettagli eleganti e che hanno al centro uno spettacolare bancone bar, affiancato da una saletta panoramica.

Caffè dell’Oro è un vero locale all day da albergo, che lavora dalla mattina (dalle 7 alle 10 si “celebra” una colazione considerata tra le migliori della città, aperta anche a ospiti esterni all’albergo) al dopocena passando per ogni momento della giornata, compreso l’aperitivo con signature cocktail, proposte low e no-alcol e un angolo del vermouth.

Caffè dell’Oro
Caffè dell’Oro

La proposta culinaria naturalmente ha il suo clou al momento del pranzo e della cena, tutti i giorni (non c’è chiusura settimanale). L’executive chef è uno dei punti forti del Caffè dell’Oro: Luca Armellino, quarantenne cagliaritano, si è formato con Francesco Apreda a Roma, prima di maturare esperienze internazionali al Noma di René Redzepi, al St. Hubertus di Norbert Niederkofler, all’Amelia di Paulo Airaudo e al Per Se di Thomas Keller. Nel 2020 ha lavorato a Tokyo con Luca Fantin, approfondendo tecniche e cultura giapponesi, che sono tuttora presenti nella sua cucina.

Al Portrait Armellino propone una cucina lineare e ben realizzata, che cerca di intercettare tutte le esigenze della clientela di un albergo di lusso, rinunciando ai codici del fine dining che pure padroneggia (e qua e là nei suoi piatti emerge la classe di chi, se volesse, potrebbe giocare campionati anche più impegnativi). Ma la sua è una cucina del sorriso, quello che lui indossa spesso e volentieri, che unisce materie prime locali, sapori italiani e tecniche apprese all’estero, e punta sostanzialmente al benessere del cliente.

Non c’è un menu degustazione, ma due carte per il pranzo e per la cena che distinguono soltanto per una maggiore profondità della proposta serale. La mia cena è iniziata con delle tapas (Bao al vapore con maialino, Taiyaki toscano con ripieno di carciofi, fegatini e polvere di ibiscus, Polpette di pesce e salsa diavola), poi il livello si è alzato negli antipasti: Tartare di manzo selezione Miguel Vargara, Carpaccio di tonno rosso, salsa verjus e lattuga romantica (ma c’è anche una sezione di piatti con tonno selezione Solky di Sant’Antioco, omaggio alla terra natale dello chef).

Caffè dell’Oro
Caffè dell’Oro

I primi sono molto interessanti, non fanno solo atto di presenza oleografica: lo Spaghetto a km toscano e la sua scarpetta con pomodori del Mugello e ricotta alle erbe è di perfetta (e apparente) semplicità, mentre la Fregola con zafferano, capasanta, bottarga e salicornia ritorna sulla Sardegna. Chi vuole può provare la Pasta in bianco che riprende il piatto signature del 10_11, il ristorante del Portrait di Milano, che, quando venne lanciato dall’allora chef Alberto Quadrio, fece molto discutere come sempre accade quando si propone una versione deluxe di un piatto casalingo.

Capitolo secondi: io ho assaggiato una Pancia di maialino con crema di patate ratte, riduzione di mirto e melanzane, ma vale la pena provare anche il Filetto di rombo arrosto con salsa ostrica alla lavanda e cicoria grigliata o, per chi ha voglia di sostanza, l’Hamburger con battuta di manzo al coltello, pancetta toscana, provola affumicata, cipolla e aji panca aioli. Notevole spazio per i dolci: Banana glassata con miso e cioccolato, Tiramisù toscano con cantucci di Prato e gel al Vin Santo.

I prezzi sono commisurati all’eleganza del posto, alla qualità dei contenuti e alla location: tapas tra 16 e 21 euro, antipasti tra 19 e 26, primi tra 26 e 38, secondi tra 28 e 54, dessert tra 12 e 18.

Carta dei vini davvero notevole, molto superiore per assortimento e profondità a quello di un bistrot d’albergo, selezionata dal sommelier Salvatore Biscotti. Servizio di rara gentilezza, grazie alla luminosità di Federica.

Caffè dell’Oro,lungarno degli Acciaiuoli, 2P, Firenze. Tel. 0553968912, sempre aperto a pranzo e cena

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