Negare che nel nostro Paese, al pari di tanti altri dell’Unione europa, soprattutto occidentale, esista un problema di antisemitismo che da latente si è manifestato con il riacutizzarsi delle tensioni in Medioriente, sarebbe una falsità. Oggi l’antisionismo viene utilizzato come coperta di Linus per giustificare l’odio contro un popolo ma gli argomenti sono sempre quelli e anche chi nega di metterli in atto, seppur magari involontariamente, ne diventa complice. O comunque si rende protagonista di discriminazioni gravissime nei confronti di chi ha la sola colpa di provenire da un Paese non gradito o di avere idee diverse. Solo pochi giorni fa è scoppiato il caso a Salerno per Erri De Luca, escluso da una rassegna letteraria perché non crede che sia in corso un genocidio a Gaza, perché non crede sia una vergogna definirsi sionisti e perché intrattiene contatti con artisti e letterati israeliani. Ora è il turno di Eshkol Nevo, scrittore israeliano, per il quale è stata aperta una raccolta fondi per chiedere che venga annullata la sua partecipazione alla 25esima edizione del Libro Possibile.
La rassegna è prevista il prossimo luglio tra Polignano a Mare e Vieste e sono già numerose le persone che hanno apposto la propria firma, anche insospettabili dai quali ci si aspetterebbe un atteggiamento conciliante e non divisivo. L’appello è indirizzato al presidente della Regione Puglia, al sindaco di Polignano a Mare e agli organizzatori e vede per il momento la firma, tra gli altri, di Giovanna Iacovone, vicesindaco di Bari; Manuel Minervini, neo eletto sindaco di Molfetta. Ma soprattutto, oltre ai nomi di questi soggetti politicamente esposti, figurano don Michele Stragapede, parroco di Terlizzi, e padre Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. Ovviamente a questi nomi devono aggiungersi quelli dei soggetti legati all’attivismo politico locale, ai vari gruppi pro Pal e pseudo pacifisti.
Tuttavia, la rivendicazione non sembra sortire alcun effetto nell’amministrazione locale, nonostante i nomi di peso. Vito Leccese, sindaco di Bari, è voluto intervenire in contrasto con quanto evidentemente pensa il suo vice, sottolineando che “togliere la parola e censurare la cultura non è mai una scelta che aiuta la pace. I conflitti si alimentano quando il dialogo perde spazio, quando si smette di ascoltare l’altro e lo si esclude dall’orizzonte del confronto”. Impedire la partecipazione di Eshkol Nevo, ha proseguito, “rischia soltanto di rafforzare quel circolo vizioso di contrapposizione e violenza che da troppo tempo soffoca ogni prospettiva di convivenza, finendo per fare un favore proprio a chi dalla guerra trae forza e consenso. Peraltro, Nevo ha più volte assunto posizioni nette e coraggiose contro le scelte del governo israeliano, arrivando a chiedere le dimissioni di Benjamin Netanyahu”. Lo scrittore si è espresso con durezza anche nei confronti di Ben-Gvir: "Non solo provo vergogna, ma Ben-Gvir non rappresenta né me né i valori del mio paese né l'ebraismo. Tra quattro mesi nel mio Paese si vota, farò tutto ciò che è nelle mie possibilità, sono solo uno scrittore, affinché questo uomo non faccia più parte del governo. Doveva essere licenziato all'istante".
Nevo ha parlato in un'iniziativa all'Arena del Sole davanti a un foltissimo pubblico, ripercorrendo sia aspetti della sua attività letteraria, sia dell'attualità del suo paese. "C'è una
generazione - ha detto - che ha perso la speranza. Se devo esprimere tre desideri, il primo è la pace, non facile, ma io ci credo.