Il post di Sigfrido Ranucci dedicato ad Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ha suscitato reazioni molto dure, soprattutto tra i familiari degli uomini ai quali il conduttore di Report ha fatto riferimento. A prendere posizione è anche Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso nella strage di Capaci, che non nasconde le proprie perplessità davanti alle parole del giornalista del Corriere della Sera: “Quel post non lo condivido”. E sul linguaggio utilizzato aggiunge: “Questo modo di parlare un po’ sopra le righe, che dice e che non dice”. Nel post, intitolato “La voce che spaventa”, Ranucci scrive di aver seguito per anni “il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”. Secondo il conduttore, la storia italiana non avrebbe ucciso i suoi uomini migliori per debolezza, ma “per eccesso di chiarezza”. E ancora: “Muoiono tutti nello stesso modo, non tanto per la pallottola o per il tritolo quanto per aver visto un attimo prima degli altri il disegno di cui erano parte e per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta”. È proprio questo accostamento a non convincere Maria Falcone, che sceglie però di spiegare soprattutto perché quel modo di esprimersi sia così distante dalla sua sensibilità.
“Quel post non lo condivido”
Maria Falcone ha 90 anni, è una professoressa in pensione ed è la sorella di Giovanni Falcone, il magistrato ucciso dal tritolo della mafia il 23 maggio 1992 a Capaci, insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Da anni è impegnata nel mantenere viva la memoria del fratello e, attraverso la Fondazione Falcone, porta avanti il lavoro di sensibilizzazione sui temi della legalità e della lotta alla mafia. Nel corso degli anni è stata invitata in numerosi Paesi a parlare della figura di Giovanni e del valore della giustizia. Quando le viene chiesto se abbia letto il post di Ranucci su Facebook, risponde: “Sì, l’ho letto e sinceramente preferirei lasciar perdere”. Poi spiega il motivo della sua scelta: “Perché è stata una delle poche volte in vita mia che non ho capito che cosa c’era scritto”. Una frase che rende immediatamente evidente la distanza tra il suo modo di intendere la comunicazione e quello utilizzato dal conduttore di Report. Maria Falcone non vuole mettersi a interpretare il testo né cercare di attribuirgli un significato ulteriore: “Guardi, adesso non mi va di mettermi ad interpretare, a fare l’esegesi del pensiero di Sigfrido Ranucci, ma se proprio lo vuol sapere io quel post non lo condivido”. Il problema, per lei, è anche il linguaggio scelto: “Ecco, lo vede? Questo modo di parlare un po’ sopra le righe, che dice e che non dice. È troppo lontano dal mio modo di pensare, io vengo dal mondo della scuola, sono un’insegnante e quando parli ai ragazzi loro ti devono capire”. È una considerazione che riporta la discussione su un terreno molto concreto: per Maria Falcone le parole devono essere chiare, soprattutto quando si parla di vicende così drammatiche della storia italiana.
Maria Falcone prende le distanze dall’accostamento
Nel suo post Ranucci fa riferimento anche all’attentato dinamitardo di cui è stato vittima a Campo Ascolano, nell’ottobre scorso. L’episodio potrebbe essere stato tra gli elementi all’origine della riflessione pubblicata dal giornalista, ma Maria Falcone non ritiene che possa essere messo sullo stesso piano delle stragi e degli omicidi che hanno segnato la storia della Repubblica. Quando le viene suggerito che il post possa essere stato uno sfogo proprio in seguito a quell’attentato, risponde: “Ma è tutt’altra cosa, mi pare”. E, nel ragionare sulla vicenda, richiama un principio che considera fondamentale e che attribuisce anche al fratello Giovanni: distinguere ciò che è accertato dalle opinioni. “Eh, pensi a chi sta in carcere (l’ex faccendiere Valter Lavitola). Ho appena letto uno scritto di Fausto Cardella, giudice a me caro, in cui afferma che il magistrato giudica sempre in base a quello che ha, in base ai fatti provati, non alle opinioni”. Poi aggiunge: “Era quello in cui credeva anche mio fratello Giovanni. Contano i fatti”. È questo, in definitiva, il punto sul quale Maria Falcone insiste: prima delle interpretazioni vengono gli elementi concreti, le circostanze accertate, le prove. Una posizione che, nelle sue parole, si collega direttamente alla concezione della giustizia alla quale Giovanni Falcone aveva dedicato la propria vita. Maria Falcone conosce comunque il lavoro di Ranucci e segue Report, anche se con una preferenza diversa rispetto alla versione attuale del programma: “Sì lo guardo, ma non mi fa impazzire, mi piaceva di più ai tempi di Milena Gabanelli”.
Manfredi Borsellino: “Avvicinarsi a quei giganti è problematico per chiunque”
A commentare le parole di Ranucci è anche Manfredi Borsellino, 54 anni, figlio di Paolo Borsellino, il magistrato ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992 nella strage di via D’Amelio a Palermo insieme agli uomini della sua scorta. Il suo intervento non ha il tono di una polemica politica, ma esprime comunque una chiara perplessità sull’accostamento. “Sigfrido Ranucci non è il primo e non sarà l’ultimo, ma avvicinarsi a quei giganti, da Aldo Moro a Piersanti Mattarella, da Giovanni Falcone a mio padre, è problematico per chiunque”. Borsellino parla anche da figlio e riconosce quanto sia difficile confrontarsi con una figura come quella del padre: “Io stesso, come figlio, non mi sento ancora all’altezza”. Sono parole che restituiscono la dimensione personale della vicenda e la distanza tra il racconto pubblico di quelle figure e il dolore vissuto da chi ne ha condiviso la vita familiare.
Gli altri familiari: il silenzio di Giovanni Moro e le parole di Giovanni Ricci
Anche Giovanni Moro, 68 anni, figlio di Aldo Moro, sceglie una posizione molto sintetica. Lo statista democristiano fu rapito dalle Brigate Rosse il 16 marzo 1978 e ucciso dopo 55 giorni di prigionia. Alla domanda sul post di Ranucci, Giovanni Moro risponde: “Il post di Ranucci? Sì, l’ho visto grazie, ma proprio non ho commenti da fare”. Ancora più esplicito nel manifestare la propria difficoltà a comprendere il senso dell’accostamento è Giovanni Ricci, figlio di Domenico Ricci, medaglia d’oro al valor civile alla memoria e uno dei cinque agenti della scorta di Aldo Moro uccisi nella strage di via Fani. “Il post non l’ho capito”, dice Ricci, prima di ricordare il contesto nel quale morirono le persone citate da Ranucci: “Moro si trovò al centro dell’attacco al cuore dello Stato. Piersanti Mattarella visse in prima linea la guerra mafiosa contro le istituzioni”. Poi si rivolge direttamente al conduttore: “Stia tranquillo, Ranucci, non si agiti, se vuole che gli rafforzino la scorta lo chieda”. E aggiunge: “Troverà sempre pronte le forze dell’ordine, quelle che lui a Report ha trattato male”.
La polemica politica: FdI attacca, il M5S difende Ranucci
Le parole del conduttore hanno provocato anche una dura reazione sul fronte politico. Il vicepremier Matteo Salvini ha contestato apertamente l’accostamento: “Ranucci che si paragona a Moro, Falcone e Borsellino? Non so se provare più rabbia, pena o tristezza”, sostenendo inoltre che sarebbe opportuno che la Rai sospendesse la collaborazione con il giornalista. Fratelli d’Italia si è schierata sulla stessa linea. Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera, ha definito “indecente” l’accostamento tra Moro, Mattarella, Falcone e Borsellino. Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione del partito, ha invece richiamato la vicenda del sondaggio che Ranucci e Valter Lavitola avrebbero commissionato per valutare una possibile candidatura del conduttore alla presidenza del Consiglio. “Veniva per caso da qui l’accanimento di Report sulla premier?”, è la domanda posta da Donzelli. Più prudente Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, secondo il quale Ranucci potrebbe non aver avuto l’intenzione di paragonarsi direttamente a quelle figure: “Non credo sia così presuntuoso da paragonarsi a uomini di tale statura. Una delle due: o c’è qualcosa di sbagliato nel post o c’è qualcosa di sbagliato in Ranucci”. Carlo Calenda, leader di Azione, liquida invece la questione con poche parole: “Moro e Falcone? Anche basta”. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ricorda il rapporto conflittuale avuto negli anni con Report, ma precisa: “Per anni sono stato massacrato da Report, ma resto garantista”. Di segno opposto la posizione del Movimento 5 Stelle. Chiara Appendino difende il giornalista e il lavoro della trasmissione: “Le inchieste non si spengono, si difendono”. Il vicepresidente del partito Stefano Patuanelli replica invece a Salvini con una battuta: “Si occupa di tutto tranne che di trasporti”.
