Abbiamo intervistato l’avvocato Annamaria Bernardini de Pace, uno dei massimi esperti italiani di diritto di famiglia, sul rapporto tra crisi coniugale e protezione del patrimonio.
Partiamo dalla scelta di base: meglio la comunione o la separazione dei beni?
«I coniugi possono scegliere due strade: la comunione dei beni è la scelta d’amore e la separazione dei beni quella salvifica. Con la comunione tutto quello che si acquista dopo il matrimonio, compresi gli interessi sui patrimoni personali, si cumula e alla separazione va diviso per due. Con la separazione dei beni, invece, ciascun coniuge continua a occuparsi del proprio patrimonio: chi non ne ha non lo accumula, a meno che non riceva un’eredità o dei regali, o non se lo costruisca con il proprio lavoro».
E per chi ha un patrimonio importante?
«C’è anche la questione della successione: se un coniuge molto ricco muore, l’altro, insieme ai figli, eredita tutto. Per questo chi ha un patrimonio significativo spesso costituisce un trust, magari affidandosi ad avvocati specializzati solo in questo. Si può anche organizzare che il coniuge sia in parte beneficiario, ma di solito restano beneficiari il disponente stesso e i figli».
Alcune sentenze della Cassazione, però, hanno dato ragione al coniuge escluso...
«Si vede che quei trust erano fatti male. Non tutti gli avvocati sono capaci: capita che disegnino trust sbagliati, con coinvolgimenti scorretti dei cespiti, magari proprio per sottrarsi alla legge ereditaria. Ma va detto un principio fondamentale: nessuno ha diritto a ereditare finché chi dovrebbe lasciare qualcosa è vivo».
Si parla anche di patti prematrimoniali, che in Italia restano vietati...
«C’è un divieto, ma io li redigo da vent’anni, avendo cura che non siano nulli, cioè che non vadano contro la legge. Non scrivo accordi sulla frequenza dei rapporti sessuali: serve sempre il consenso reciproco, non può essere scritto in un contratto. Scrivo invece cosa si prevede se uno dei due si trasferisce per lavoro e l’altro rinuncia al proprio impiego per seguirlo: stabiliamo, per esempio, che riceva lo stipendio che percepiva prima. Sulla successione, invece, questi patti non si possono fare: sono vietati e io non li redigo».
Infine, il nodo dell’infedeltà: c’entra con il patrimonio?
«Certo, perché se la separazione si chiude con l’addebito, chi se lo vede attribuire perde il diritto a ereditare. Il problema è che le prove devono essere certe e indiscutibili: non basta la convinzione che uno abbia tradito. Conta anche la bravura dell’avvocato, che deve scegliere gli investigatori giusti, con mandati corretti, perché possano testimoniare di aver operato nei limiti della legge».
