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Aziende

Da simbolo di ribellione a fenomeno pop: boom di tatuaggi in Italia. Le imprese crescono del 160% in nove anni

Il tattoo diventa un business sempre più diffuso: secondo Unioncamere-InfoCamere, le imprese di tatuaggi e piercing in Italia sono 9.614

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Da un simbolo di ribellione giovanile – spesso da nascondere – a un’icona di identità e un’immagine da mostrare. Insomma, non ci sono dubbi sul fatto che i tatuaggi, negli anni, non solo hanno cambiato il loro significato, ma sono anche diventati un accessorio sempre più comune, un fenomeno pop e un vero e proprio motore di business che, da solo, macina numeri da capogiro.

A mettere nero su bianco il passaggio da “sottocultura” a scelta imprenditoriale è la fotografia scattata da Unioncamere-InfoCamere: in meno di dieci anni le attività di tatuaggi e piercing in Italia sono letteralmente esplose, passando dalle 3.695 del 2017 alle 9.614 registrate a giugno 2026. Un balzo del 160% con quasi seimila nuovi studi aperti lungo tutta la Penisola, trasformando l’inchiostro sulla pelle in una vera e propria scelta imprenditoriale.

Da nord a sud: la mappa degli studi in Italia

A guidare la mappa del business dei tatuaggi è la Lombardia, regina assoluta per densità di aghi e decori con 1.873 imprese, seguita a ruota da Lazio, Veneto, Piemonte e Toscana. Se si guarda alle singole città, è Roma a conquistare la maglia rosa per numero totale di saracinesche alzate (440 attività, con un boom del +150%), lasciandosi alle spalle Torino e anche Milano. Ma la vera sorpresa sulla velocità di crociera arriva dal Sud e dalle isole: la Sardegna fa segnare un incremento record del +293%, con un balzo da 45 a ben 177 studi in meno di dieci anni, mentre nella classifica dei comuni è Bari a sbaragliare la concorrenza con una crescita stellare del +640%, affiancata dai picchi di Brescia, Verona e Genova.

Donne e giovani alla guida degli studi di tatuaggi

Dietro ai tatuaggi, però non ci sono solo imprese, ma una vera e propria arte, dove è chi sta dietro all’ago a fare la vera differenza. E l’analisi riporta che quasi un’impresa su due (il 45,1%) è guidata da donne, e ben il 39% fa capo a giovani under 35. Un settore giovane, senza dubbio, ma che sta maturando sotto gli occhi attenti del mercato. Oggi la maggior parte degli studi, parliamo del 71,2%, è nelle mani della fascia di imprenditori tra i 30 e i 50 anni. Segno che il tatuatore oggi è un professionista strutturato e un imprenditore a tutti gli effetti, capace di trasformare un’icona pop in un asset economico, rendendo l’inchiostro sulla pelle un vero asset di mercato.

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