Maurizio Gasparri, Senatore di Forza Italia. Michal Strnad, finanziere e produttore di armi ceco, nei giorni scorsi ha presentato un’offerta da 30 miliardi di euro per Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio che ha al suo interno partecipazioni in giganti italiani come EssilorLuxottica, Generali, Mps e Unicredit. Lei cosa ne pensa?
«Non so dare un giudizio su questo acquirente, più ricco che famoso, ma credo che non si possa restare inerti. Delfin contiene eccellenze italiane cruciali: dalla storia di Luxottica, che ha portato il made in Italy nel mondo, alle quote in Generali, Unicredit, Monte dei Paschi e nell’editoria. È un asset strategico per il Paese».
Leonardo Maria Del Vecchio, uno degli azionisti di Delfin, si è opposto fermamente. Ha fatto bene?
«La sua posizione è importante e richiama il tema del cambio generazionale. È una fase difficile, segnata da dialettiche interne, ma la sua volontà di proseguire l’attività industriale e finanziaria è un segnale di impegno. È un esempio di come la nuova generazione possa farsi carico di una storia di successo, proprio come avvenne con la famiglia Berlusconi, dove il passaggio di testimone era già maturato nel tempo. Mi auguro che possa essere così anche per la famiglia Del Vecchio in Delfin».
Ritiene che il governo dovrebbe intervenire, magari con il Golden Power qualora si rendesse necessario?
«I governi devono rispettare le dinamiche di mercato, ma il dibattito è legittimo. La politica non può rimanere indifferente. Purtroppo abbiamo visto casi drammatici come l’Ilva, dove azionisti stranieri hanno agito con cinismo, portando l’acciaieria al collasso. Una storia sulla quale sono poi intervenute anche le decisioni della magistratura che possono lasciare l’Italia senza acciaio. Per cui non chiedo interferenze improprie, ma attenzione. Lasciare Delfin esposta a scorribande sarebbe un atteggiamento superficiale».
Alla luce di quello che sta avvenendo, ritiene che tutti gli eredi di Del Vecchio dovrebbero sedersi a un tavolo per tutelare questo tesoro, lasciando da parte i vecchi contrasti?
«Quando si gestiscono imprese storiche, esiste una responsabilità sociale. I proprietari hanno i loro diritti, ma chi detiene un campione nazionale deve governare con l’orgoglio di difenderne la storia e la prospettiva futura. Ricordo quando difesi l’equilibrio del sistema radiotelevisivo: non era un favore a Mediaset, ma la difesa di un asset che garantiva occupazione e innovazione italiana. Anche in questo caso, ci auguriamo che la proprietà dimostri la determinazione necessaria per mantenere Delfin un pilastro dell’economia nazionale».
