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L’ex Ilva si ferma. I siti in stand-by

Da Taranto a Genova stop alla produzione ma si lavora a una norma ponte. Arriva la cassa integrazione

La crisi dell'acciaio L'impianto dell'ex Ilva a Taranto

Mancano dieci giorni alla sentenza della Cassazione sull’ex Ilva, e lo spiraglio che si profila all’orizzonte si fa sempre più flebile, ma fondamentale. L’area a caldo del siderurgico di Taranto chiude oggi con gli impianti che saranno tenuti però in riscaldo in attesa del verdetto di terzo grado. «Uno dei punti che stiamo approfondendo - ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano al vertice con i sindacati a Palazzo Chigi - non è tanto quello di sterilizzare del tutto il decreto della Corte d’Appello (che dispone lo spegnimento degli altoforni, ndr). Si tratterebbe di una mossa giuridicamente impossibile, ma vogliamo evitare il rischio che la piena e totale esecuzione dell’ordine di spegnimento degli altoforni renda vana un’eventuale decisione della Cassazione che dovesse consentire ai forni di restare in attività».

Allo studio, dunque, una norma che consenta, qualora ci siano i margini dal punto di vista giuridico ed economico, di mantenere in riscaldo gli impianti. Con l’ultima colata, oltre a Taranto si fermano temporaneamente anche Genova e Novi. Un effetto domino che era previsto, ma che ha suscitato molte polemiche politiche. Nel vertice di ieri sera il governo ha illustrato poi il decreto sulla copertura della cassa integrazione in deroga per l’appalto-indotto e per l’integrazione della cassa straordinaria per Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria. Misure che copriranno i lavoratori fino al 30 giugno. Il governo è intenzionato a portare già nel prossimo Cdm un decreto-legge che contenga le tutele sociali per i lavoratori e che punti a una cassa integrazione non per chiusura attività, ma in una prospettiva di continuità. E allo stesso tempo, il governo sta approfondendo ulteriori tutele sociali, da inserire in sede di conversione del decreto.

«Resta ferma ha aggiunto Mantovano l’intenzione di puntare alla produzione di acciaio green con impianto Dri e forni elettrici, purché nell’ambito di un piano industriale credibile».

Il governo starebbe poi approfondendo ulteriori semplificazioni e incentivi per i progetti di investimento nell’area di Taranto che puntino, previa riqualificazione professionale dei lavoratori, ad assorbire quanti dovessero restare senza lavoro. Polemici i sindacati: «Non c’è al momento nessun progetto industriale per il rilancio dell’ex Ilva. Solo cassa integrazione». Surreale la reazione del presidente della Regione Puglia Antonio Decaro che, dopo aver sostenuto la causa presso la Corte d’Appello che ha portato alla chiusura, si è lamentato della cig che «ha solo l’effetto di aggravare la tensione». Quanto ai numeri della cassa, sono stati confermati al momento i 4mila dell’indotto. Nella tarda serata, mentre il Giornale andava in stampa, il tavolo è stato però temporaneamente sospeso.