Vivendi ostruzionista nella causa per la rete


Chiesti altri documenti. Ma Tim: «C’è già tutto»

Vivendi ostruzionista nella causa per la rete
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I francesi di Vivendi chiedono altri documenti, mentre i legali di Tim premono per andare a giudizio sulla base degli elementi già disponibili. Questo è il riassunto della prima udienza, durata circa un’ora, che si è tenuta ieri al Tribunale di Milano sul ricorso del primo azionista contro la cessione della rete fissa al consorzio guidato dal fondo americano Kkr, a cui si uniranno per la parte italiana il Mef e F2i. Vivendi, cui fa capo il 23,7% di Tim, vorrebbe annullare la delibera del cda sulla cessione della rete in quanto ritiene necessaria l’approvazione di un’assemblea straordinaria. Per questo ha chiesto documenti aggiuntivi per permettere alla giudice Daniela Marconi di valutare meglio. Probabilmente, però, è una strategia per allungare i tempi, dal momento che i legali a cui si appoggia il gruppo dei Bollorè (ieri era assente l’avvocato di punta Giuseppe Scassellati) sono convinti che l’udienza di ieri sia solo un passaggio intermedio di un processo destinato a durare mesi. Da Tim, invece, si ribatte che tutti i documenti che era possibile fornire sono stati messi a disposizione e che, già ora, ci siano tutti gli elementi. La giudice Marconi si è presa del tempo per decidere sulla richiesta francese e, nel corso dell’udienza, ha domandato ai legali di Vivendi se fosse possibile trovare una conciliazione prima di far prevalere il diritto. Invito caduto nel vuoto, anche perché nel team legale dei francesi mancava Scassellati, principale suggeritore della strategia di resistenza.

Ieri, intanto, il governo italiano ha dato l’ok all’acquisizione di Swisscom (Fastweb) del business italiano di Vodafone Italia. «Le tlc, pur essendo un business infrastrutturale, hanno un processo di libera competizione in virtù di una scelta europea. Negli Stati Uniti ci sono tre operatori, in Europa 120. Questo non permette di avere risorse per investire nelle infrastrutture», ha notato l’ad Tim, Pietro Labriola (in foto), ribadendo che occorre un consolidamento.

L’Italia «ha la necessità di avere una sola infrastruttura di tlc, che è quella che verrà fuori, ora con Kkr ma immagino in futuro con il merge con OpenFiber». È l’unico modo, chiude il ceo di Tim, «per dare un ritorno sull’investimento».

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