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Aziende

Volkswagen a picco rosso di 5,8 miliardi

Il gruppo di Wolfsburg accusa la perdita più forte dal Dieselgate. Pesano le svalutazioni e il calo delle vendite (-14%)

Volkswagen, Blume valuta la retromarcia sui tagli

Dal miracolo tedesco, che il gruppo Volkswagen ha rappresentato per decenni, all’attuale disfatta con oltre 100mila posti di lavoro saltati (per ora), quattro impianti in Germania a rischio, la miniera d’oro Cina non più tale (la situazione si è invertita) e un futuro tutto da decifrare nonostante il forzato ottimismo del ceo Oliver Blume. «Stiamo portando sul mercato veicoli entusiasmanti e con tecnologie innovative. Siamo all’avanguardia nella mobilità elettrica in Europa e la nostra gamma urbana, con 150mila ordini, sta offrendo un contributo determinante», il messaggio da Wolfsburg.

Ma sono i conti del terzo trimestre a far tornare i vertici di Volkswagen con i piedi per terra: perdita di 5,82 miliardi, effetti straordinari per 7,8 miliardi e ricavi giù del 6,3% a 75,28 miliardi. Sul bilancio hanno inciso il debole contesto di mercato in Cina (consegne -38,5% a 405.800 unità), l’intensificarsi della pressione sui prezzi e della concorrenza a livello globale, nonché la maggiore quota di auto elettriche con un margine più basso sul totale delle vendite.

Tra luglio e settembre il gruppo ha consegnato 1,89 milioni di veicoli (-14%), mentre nei nove mesi il totale segna poco più di 6 milioni (-9%). Un impatto sui conti deriva, poi, dalla svalutazione dell’avviamento della controllata Porsche per circa 6,4 miliardi. Pesano «disaffezione» cinese, dazi Usa e scelte sui motori non azzeccate. A settembre Volkswagen ha così rivisto al ribasso le stime sul 2026: margine massimo dell’1% e non più del 4-5%. «Dobbiamo agire in modo rapido e deciso», la presa d’atto del cfo Arno Antlitz.

Il piano di rilancio di Vw include una gamma più snella, strutture semplificate, costi dei veicoli ottimizzati, meno spese, più efficienza dei siti e «boost» alle tecnologie. Intanto, si guarda anche a produrre ed esportare dalla Cina, dal 2030, oltre 300mila auto l’anno. In Germania l’hanno ovviamente presa male. Da parte sua, la holding di controllo Porsche Se (famiglie fondatrici Piech e Porsche) ha dovuto procedere a svalutazioni di miliardi sulla partecipazione nel gruppo.

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