Dal miracolo tedesco, che il gruppo Volkswagen ha rappresentato per decenni, all’attuale disfatta con oltre 100mila posti di lavoro saltati (per ora), quattro impianti in Germania a rischio, la miniera d’oro Cina non più tale (la situazione si è invertita) e un futuro tutto da decifrare nonostante il forzato ottimismo del ceo Oliver Blume. «Stiamo portando sul mercato veicoli entusiasmanti e con tecnologie innovative. Siamo all’avanguardia nella mobilità elettrica in Europa e la nostra gamma urbana, con 150mila ordini, sta offrendo un contributo determinante», il messaggio da Wolfsburg.
Ma sono i conti del terzo trimestre a far tornare i vertici di Volkswagen con i piedi per terra: perdita di 5,82 miliardi, effetti straordinari per 7,8 miliardi e ricavi giù del 6,3% a 75,28 miliardi. Sul bilancio hanno inciso il debole contesto di mercato in Cina (consegne -38,5% a 405.800 unità), l’intensificarsi della pressione sui prezzi e della concorrenza a livello globale, nonché la maggiore quota di auto elettriche con un margine più basso sul totale delle vendite.
Tra luglio e settembre il gruppo ha consegnato 1,89 milioni di veicoli (-14%), mentre nei nove mesi il totale segna poco più di 6 milioni (-9%). Un impatto sui conti deriva, poi, dalla svalutazione dell’avviamento della controllata Porsche per circa 6,4 miliardi. Pesano «disaffezione» cinese, dazi Usa e scelte sui motori non azzeccate. A settembre Volkswagen ha così rivisto al ribasso le stime sul 2026: margine massimo dell’1% e non più del 4-5%. «Dobbiamo agire in modo rapido e deciso», la presa d’atto del cfo Arno Antlitz.
Il piano di rilancio di Vw include una gamma più snella, strutture semplificate, costi dei veicoli ottimizzati, meno spese, più efficienza dei siti e «boost» alle tecnologie. Intanto, si guarda anche a produrre ed esportare dalla Cina, dal 2030, oltre 300mila auto l’anno. In Germania l’hanno ovviamente presa male. Da parte sua, la holding di controllo Porsche Se (famiglie fondatrici Piech e Porsche) ha dovuto procedere a svalutazioni di miliardi sulla partecipazione nel gruppo.
