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Volkswagen in grave crisi taglia centomila occupati

Verso la chiusura di quattro stabilimenti per rilanciarsi Pesano Green Deal e Cina. Merz: "Situazione difficile"

 Volkswagen in grave crisi taglia centomila occupati
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Le due facce della medaglia: da una parte, il gruppo Volkswagen sta valutando l'eliminazione fino a 100mila posti di lavoro e la chiusura di fabbriche in Germania; dall'altra, la previsione di Zhu Jiangming, fondatore e ceo di Leapmotor (Stellantis): presto l'80% delle vetture prodotte a livello globale arriverà dalla Cina. Per non parlare di Byd che punta alla leadership mondiale entro 5 anni. Se una volta a fare affari sul mercato dell'auto cinese erano soprattutto i produttori tedeschi, ora la situazione si è capovolta. La reazione del ceo di Volkswagen, Oliver Blume (in foto): «Occorre migliorare la competitività del gruppo». E per raggiungere l'obiettivo ecco sul tavolo del cda un piano che prevede il raddoppio dei tagli al

personale, fino a un massimo di 100mila unità su un totale di 657mila addetti. La riorganizzazione lacrime e sangue contempla anche meno costi generali per 11 miliardi entro il 2030 e lo stop a quattro siti in Germania: Neckarsulm (Audi); Hannover, Zwickau ed Emden (Volkswagen).

Sono le conseguenze della politica harakiri dell'Ue, subito sposata dalla quasi totalità dei costruttori, che con il Green deal ha imposto la sola via del «tutto elettrico» dal 2035 per portare le aziende a ridurre sempre più gli investimenti nelle motorizzazioni endotermiche, punto di forza del «sistema», con i ringraziamenti di Pechino. Per anni, inoltre, i costruttori tedeschi hanno sostenuto che il calo della domanda in Cina, la transizione verso il «tutto elettrico» più lenta del previsto e l'aumento delle tensioni commerciali rappresentavano solo battute d'arresto temporanee e cicliche. Risultato: 100mila a casa per Volkswagen e si è solo all'inizio. Il caso del gruppo di Wolfsburg rappresenta il momento difficile che attanaglia la Germania. Il cancelliere Friedrich Merz: «L'esecutivo sta lavorando con tutte le sue forze a una serie

di misure per rafforzare la base economica del Paese, con l'obiettivo di rendere il Paese competitivo e adatto al futuro». «Le condizioni economiche in Germania e in Europa sono attualmente complesse - rimarcano dal ministero delle Finanze - e siamo impegnati a migliorare in modo costante le condizioni del sistema produttivo. Si interverrà sul prezzo industriale dell'energia e sulle compensazioni sui costi elettrici».

«Gli esuberi Volkswagen? - avverte l'advisor Andrea Taschini -: si è passati da 28mila a 50mila, fino agli attuali 100mila, segno evidente di quanto la situazione stia sfuggendo di mano. Dietro ogni posto perso nelle case auto, inoltre, ce ne sono diversi nella filiera.

Pensare che qualche fabbrica cinese in Europa possa compensare queste perdite significa illudersi. Se non si applicherà un severo contingentamento delle importazioni dalla Cina, entro 5 anni l'Europa non avrà più una propria industria dell'auto».

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