La vicenda Bancamiga arriva anche davanti alla magistratura italiana. Nei giorni scorsi è stata depositata presso la Procura della Repubblica di Roma una querela per diffamazione presentata, tramite il proprio legale, dall'imprenditore venezuelano José Simón Elarba nei confronti dell'italo-venezuelano Americo Giuseppe De Grazia.
L'iniziativa giudiziaria nasce dalle accuse pubblicamente formulate nei confronti di Elarba in relazione all'evoluzione dell'assetto proprietario di Bancamiga. Accuse che l'imprenditore respinge integralmente e che hanno portato alla presentazione della querela depositata a Roma.
Secondo quanto riportato nell'atto, De Grazia avrebbe diffuso attraverso trasmissioni televisive e social network affermazioni ritenute lesive dell'onore e della reputazione dell'imprenditore, sostenendo che il controllo della banca sarebbe stato acquisito approfittando delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto alcuni precedenti azionisti. Elarba, al contrario, sostiene che tutte le operazioni societarie siano state realizzate nel rispetto della normativa venezuelana e con le autorizzazioni previste dall'autorità di vigilanza bancaria, SUDEBAN.
Per comprendere il contesto della vicenda occorre tornare al 2024, quando l'inchiesta nota come "PDVSA-Crypto" coinvolse numerosi imprenditori e funzionari venezuelani. Tra gli arrestati comparvero anche Carmelo e Daniel De Grazia, allora azionisti di riferimento di Bancamiga. Le contestazioni mosse dalla magistratura venezuelana riguardavano presunti illeciti legati alla commercializzazione di petrolio e alla conversione dei relativi proventi in criptovalute, nell'ambito di un'indagine che ha avuto ampia eco internazionale.
È nello stesso periodo che prende forma il riassetto della compagine azionaria della banca. Secondo la documentazione societaria richiamata dalla nuova governance, José Simón Elarba acquisisce inizialmente il 49,5% del capitale detenuto da José Luis Queijeiro, operazione autorizzata da SUDEBAN nel maggio 2024. Successivamente rileva ulteriori partecipazioni appartenenti ad altri soci, arrivando a detenere il 57,31% del capitale sociale.
Secondo fonti ufficiali confermate dalla documentazione SUDEBAN, le partecipazioni originariamente detenute dai fratelli De Grazia non sarebbero mai state trasferite a Elarba. La riduzione della loro incidenza percentuale deriverebbe invece dai successivi aumenti di capitale deliberati dalla banca per rafforzarne la struttura patrimoniale, ai quali gli stessi soci non avrebbero aderito. È questa ricostruzione che Americo Giuseppe De Grazia contesta pubblicamente e che costituisce il presupposto delle dichiarazioni oggi oggetto della querela.
Negli ultimi due anni la nuova governance ha parallelamente avviato un piano di rafforzamento patrimoniale dell'istituto. Secondo quanto dichiarato dalla banca, gli aumenti di capitale sarebbero stati finalizzati a garantire la continuità operativa, la tutela dei depositanti e il rispetto dei requisiti regolamentari richiesti dall'autorità di vigilanza, in una fase considerata particolarmente delicata per il sistema bancario venezuelano.
Con il deposito della querela, la vicenda approda ora davanti alla magistratura italiana. L'eventuale procedimento servirà ad accertare se le affermazioni contestate integrino gli estremi della diffamazione.
Sul piano societario, la nuova governance continua a sostenere la piena regolarità delle operazioni che hanno portato all'attuale assetto proprietario di Bancamiga, mentre le accuse formulate da Americo Giuseppe De Grazia costituiscono il fondamento dell'azione giudiziaria promossa da José Simón Elarba.