BERLUSCONI HA IMPEDITO LO SFASCIO

Vorrei rassicurare i lettori inglesi, da libertario quale io sono, che la democrazia italiana non è in pericolo. È vero, negli ultimi anni ha subito e subisce ferite anche gravi: come la legge che non consente ai cittadini di indicare le proprie preferenze per i singoli candidati nelle consultazioni elettorali; oppure come la mancata legge che dovrebbe permettere ai conviventi e alle coppie omosessuali diritti civili simili a quelli dei coniugati; e come quell’altra legge che impedisce una seria ricerca sulle cellule staminali e la fecondazione assistita. Sono situazioni oggettivamente preoccupanti per la libertà degli italiani - di tutti gli italiani, anche di quelli favorevoli a simili leggi - e tanto più pericolose perché non sono state causate dalla destra o dalla sinistra, bensì da schieramenti che noi chiamiamo «trasversali», ovvero con il concorso di entrambe le parti.

Oltre alla legge elettorale, il nostro Parlamento ha più volte imposto un’etica che si vorrebbe cristiana e è soltanto cattolica, obbligando tutti - credenti e non credenti - a adeguarvisi in nome di principi affatto condivisi. È un problema antico di molti secoli in Italia, che non ha avuto la Riforma bensì la Controriforma, e non si può certo imputare agli ultimi governi. Per il resto, la nostra democrazia è salda.

Abbiamo, dal 1946, una delle Costituzioni più rigide nel fare sì che ogni potere sia controllato e limitato dall’altro: esecutivo, legislativo, giudiziario, in un gioco di incastri che - se non rende facile la governabilità - rende impossibile mettere in serio pericolo il sistema democratico. Personalmente, l’unica obiezione che trovo sensata nelle accuse di Antonio Di Pietro riguarda il cosiddetto «lodo Alfano», che impedisce i procedimenti giudiziari verso le quattro più alte cariche dello Stato. Eppure devo riconoscere che è una legge già esistente in altre, e forti, democrazie.

Ma il problema di cui volete leggere, immagino, è un altro: Mister Berlusconi. È forse inutile - verso chi ha già convinzioni di condanna totale e irreversibile - ricordare che Berlusconi è entrato in politica quando la politica italiana aveva già raggiunto il punto più basso della storia repubblicana. E che la sua «discesa in campo» ha prima impedito il disfacimento del sistema, poi ne ha permesso la rinascita sotto forma di un moderno sistema bipolare. Certo, ciò non può piacere a quella sinistra che - nel 1994, proprio dopo il crollo del comunismo - stava per prendere finalmente il controllo del Paese.

Che non sia stata imposta una dittatura è più che dimostrato dai fatti: Berlusconi è stato battuto in normali consultazioni elettorali e ha riconquistato il potere, sempre in normali consultazioni elettorali, perché la maggioranza degli italiani non era soddisfatta di come aveva governato la sinistra. Il consenso di cui gode oggi nel Paese non si può spiegare soltanto con l’umoralità meschina di un popolo che si identificherebbe volentieri con un uomo che gode talmente del proprio successo da voler essere applaudito anche per i propri difetti. Il consenso viene da fatti concreti: la reazione efficace alla crisi economica mondiale, l’avvio di riforme finalmente moderne e liberali, le opere pubbliche, la rapida soluzione dell’assurdo problema dei rifiuti in Campania, la gestione del post-terremoto in Abruzzo e il trionfo internazionale del G8. Naturalmente, però, è degli scandali che, soprattutto all’estero, si vuol sentir parlare.

Ebbene, non ho problemi a dichiarare - qui, su quello che viene definito il «suo» giornale - che le (lecitissime) attività sessuali di Silvio Berlusconi possono diventare un problema quando il protagonista è anche capo del Governo. E che Mister Berlusconi, oltre a ammettere di non essere un santo, dovrebbe vigilare su se stesso affinché le sue attività più intime non diventino, com’è accaduto, un problema nazionale e internazionale. Democrazia e moralità non c’entrano, c’entra il doveroso rispetto del ruolo istituzionale che il personaggio ricopre. Il direttore di Repubblica Ezio Mauro ha scritto, sull’Independent, che Berlusconi e il suo governo non crollano grazie a un «monopolio senza precedenti» dell’informazione televisiva, e perché la Destra è divenuta ormai il «direttore del circo della nuova egemonia» culturale, dopo che quindici anni fa la sinistra perse la sua: «Il Paese non ha più una sua capacità di reazione autonoma», non è più in grado di «farsi opinioni spontanee». Ma, se così fosse, non ci si spiega perché - quindici anni fa - la sinistra non trionfò grazie all’egemonia di cui godeva. Piuttosto è vero, verissimo, che la destra deve ancora lavorare molto per migliorare la propria produzione culturale, e non solo quella televisiva.
Giordano Bruno Guerri
www.giordanobrunoguerri.it

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