La migliore didascalia, all’ultima istantanea di Cristiano Ronaldo, l’ha scritta Manu Carreño dell’emittente spagnola Cadena Ser: «C’Ego7». Ma guarda un po’, hanno scoperto l’ego di Cristiano, quando lo coccolavano a Madrid gli era permessa la qualunque, adesso che se ne è andato in Arabia e ha rifiutato la maglia del Portogallo lo sfottono sull’orgoglio, caprice de dieu, potrei dire. Cristiano ha mille e più di mille ragioni per avere messo il broncio e mandato a spalare il biondo Jorge Jesus che lo ha convocato per tenerlo in panchina e, dopo avergli promesso una mezzoretta, come nei tariffari dei bordelli di una volta, lo ha fatto scaldare e perfidamente rimesso a riposo: premio Falsone d’oro, ipocrisia al potere. Ai contemporanei porto l’esempio storico della nostra nazionale. Dopo la disfatta mondiale del 74, Artemio Franchi liquidò il cittì Ferruccio Valcareggi e con lui il grande manager Italo Allodi, consegnò la nazionale a Fulvio Bernardini. Fuffo, battezzato da Gianni Brera il dr. Pedata per la laurea in scienze economiche e commerciali, comprese come fosse giunto il tempo di mettere in soffitta due monumenti, Gianni Rivera, di anni 31 e Sandro Mazzola, di anni 32, grazie, prego scusi ma è finita, largo ai giovani, Rivera proseguì con il Milan vincendo uno scudetto, 150 presenze e 18 gol, Mazzola, 108 partite con l’Inter e 13 gol. Nessun equivoco ipocrita, pagina voltata e basta.
Se Jorge Jesus non ha compreso del tutto chi sia stato ed è e sarà Cristiano Ronaldo, propongo questa meraviglia di uno scrittore portoghese: «Se dopo la mia morte volessero scrivere la mia biografia, non c’è niente di più semplice. Ci sono solo due date quella della mia nascita e quella della mia morte. Tutti i giorni, fra l’una e l’altra, sono miei». (Fernando Pessoa)
