Nemmeno i più grandi artisti del surrealismo oratorio, Petrolini, Bergonzoni, Schlein, sarebbero stati capaci di mettere assieme 774 parole per non dire nulla o rendersi comprensibile a rarissimi interlocutori privilegiati, tra questi sicuramente Adani Daniele. Ma Luciano Spalletti di questo è capace, avvitarsi in un vaniloquio nel tentativo di spiegare la batosta di Marassi. Un paio di frasi a chiarire: «... c’è la variante del portiere, se s’attacca il portiere o non s’attacca il portiere, se non tu l’attacchi lui fa 10 metri oltre l’area di rigore e te la rischiaffa dentro» o ancora, «perché io l’ho allenato Ostigaard e lo so bene che se tiri la palla addosso alla prima punta lui lo ingoia e di mirargli la pallata laggiù qualche volta può darsi che non tu faccia un tempo...». Riassunto, vigilia tormentata dallo schema anti-Ostigaard!
Vado al sodo: la Juventus è finita, quella di Spalletti e quella degli ultimi anni, gestioni contabili e tecniche, scriteriate, su tutto, la mancanza di una figura autorevole ed autoritaria: Boniperti, Giraudo, i due Agnelli, Gianni e Umberto. Eredi e successori si sono dimostrati o famigliari tifosi o manager incompetenti, alcuni con interessi privati. Il problema della Juve non sono gli assenti ma i presenti. La goffa elucubrazione di Genova è il sintomo di una confusione di idee o di una rassegnazione. Non c’è un solo calciatore che sia migliorato, non è questione di carattere o di cattiveria, fanno comodo quando spunta la crisi. Angelo Massimino, presidente del Catania, al ds che gli segnalava come alla squadra mancasse l’amalgama, replicò: «L’amalgama? Accattàmola!». Non c’è molta differenza con l’attuale stato delle cose juventine. Spalletti ha fatto il suo tempo a Torino, non perché non sia capace, serio, ma perché lui sta alla Juve come un rapper al concerto di capodanno. Domenica si realizzerà la commedia dell’assurdo: lui, tatuato di scudetto napoletano, contro la sua ex creatura che non avrà in panchina Allegri il quale si godrà lo spettacolo dalla tribuna, la sera delle beffe. Giovanni Carnevali ha tenuto a rapporto la squadra e ha ordinato il ritiro. Non voglio immaginare che l’allenatore possa confermare ai suoi le stesse osservazioni esposte in tv, soprattutto in un Carrefour di lingue quale è la Juventus attuale. Ma non è certo che tutto si risolva con l’esonero di Spalletti, l’ipotesi Conte scalda romantici e smemorati, è impossibile trasformare i ranocchi in principi azzurri, la paura di scivolare fuori da tutto è forte, vedi il Napoli e poi muori. Fino a quando John Elkann (dubito) non nominerà un nuovo presidente, illustre e prestigioso, starà a Giovanni Carnevali imporre una disciplina affinché la Juventus torni ad essere una cosa seria.
