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Calcio

Maldini contro Malagò: un rapporto tra verità e bugie bianche

Primo contatto a Pasqua, quel piano che piaceva poco alla A, la vicenda Guardiola

Giovanni Malag� e Paolo Maldini dialogano durante l�assemblea della Lega Serie A a Milano, 23 luglio 2026. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Sono tornati a parlare in pubblico, con interviste separate. Uno, Paolo Maldini, per ricostruire i fatti e mettere insieme i cambi di accordi che lo hanno portato a dimettersi «da un contratto non ancora entrato in vigore»; l’altro, Giovanni Malagò, per parare l’eventuale colpo (magari, sentenzia qualche malizioso, sapeva dell’iniziativa di Maldini, ndc), annunciare la scelta della nuova figura di capo-delegazione del club Italia Diana Bianchedi, vice-presidente vicario del Coni. Ne viene fuori un quadro, in alcuni passaggi, sostanzialmente diverso da quello pubblico offerto nelle settimane precedenti. Il primo, forse decisivo, ha a che fare con la definizione di sé che Paolo Maldini fornisce e della quale Malagò era all’oscuro: «Sono intransigente, se assumo un incarico, voglio portarlo avanti con le mie idee». Ecco allora il primo errore di valutazione commesso dal presidente della federcalcio: di Maldini conosceva l’aurea, non certamente il temperamento e l’indisponibilità al compromesso.

Poi c’è anche una bugia bianca raccontata da Malagò: a più riprese ha sempre ripetuto «non ho mai contattato nessuno prima del 22 giugno» e invece Maldini ha raccontato di aver ricevuto la prima telefonata «a Pasqua». Sul conto dei sondaggi fatti per il ct azzurro, prima ancora di proporre Pirlo, oltre alla telefonata di cortesia con Ancelotti, c’è stata la spedizione a Barcellona per convincere Guardiola il quale si sarebbe mostrato tentato smontando la favola della richiesta di uno stipendio da 20 milioni («ci ha detto: datemi un euro meno del precedente ct») cominciando addirittura «a compilare anche la formazione» per poi arrendersi «alla stanchezza dopo 10 anni di calcio inglese». Altro dettaglio: il no alle candidature di De Rossi e Grosso è arrivato da Malagò per motivi elettorali, cioè evitare un contenzioso con 2 club di A che lo avevano sostenuto nella corsa alla presidenza Figc. Ma gli interessati hanno mai saputo del gradimento di Maldini e Leonardo?

Dalle parole di Maldini sono emersi altri due particolari inediti. Il primo: ricevuto l’incarico ha parlato direttamente con alcuni presidenti a cominciare «da Marotta» per passare poi «a Percassi e altri» nessuno dei quali gli ha mai fatto richiesta esplicita di puntare su Conte. E qui il fatto poi che Maldini abbia consultato direttamente alcuni presidenti trascurando la figura del presidente della Lega di A Simonelli, qualche risentimento postumo nell’interessato ha di sicuro provocato. Il secondo: il piano preparato prevedeva due binari su cui avviare il treno del calcio italiano, uno destinato a dare frutti nel tempo («8-10 anni come in Spagna dopo l’avvento di Crujff»), l’altro con la Nazionale affidata a Pirlo impegnata subito in Nations league e nella qualificazione al prossimo europeo, distinzione quest’ultima non colta dai presidenti come dimostrò, dopo l’incontro di Milano, la dichiarazione di Cairo («altro che 8-10 anni, qui si decide tutto nei primi 100 giorni» la stoccata). La rottura definitiva poi è avvenuta quando Malagò, nel racconto di Maldini, ha cambiato le regole d’ingaggio e stabilito che «il ct lo avrebbe scelto lui e noi avremmo dovuto avallarlo». Inaccettabile conoscendo Maldini. L’ultima complicazione è spuntata sulla scelta di Bianchedi capo-delegazione che dovrà lavorare al fianco di Mancini-Oriali, ct e team manager: una sorta di schiaffo rifilato al calcio italiano, incapace in questo caso di esprimere una figura per quel ruolo che è sempre stato, nella storia, espressione del settore.

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