Conor Haughey ha 19 anni, ha calciato il rigore che ha eliminato dalla Carabao Cup, la coppa di lega, i campioni d’Inghilterra dell’Arsenal. Haughey gioca nel Fleetwood Town, quarta serie inglese e così ha spiegato il momento decisivo e storico: «Non so bene da che cosa sia venuta tanta sicurezza ma io sono nato a Belfast e se non hai certezze a Belfast, finisci mangiato». Storie di calcio, favole, miracoli, parabole, Davide e Golia, si fa in fretta a mettere una didascalia ai risultati che nascono sul campo di gioco, oltre le previsioni, al di là del censo. Fleetwood è famosa per essere la sede della ditta Fisherman, la caramella all’eucalipto e mentolo, creata, nel 1865, dal farmacista James Lofthouse per migliorare la respirazione dei pescatori che presero a spalmare l’unguento sul corpo o a metterne alcune gocce su una zolletta di zucchero, nacque così una comunità di amici e il nome dell’azienda: Fisherman’s Friend.
Questa è la favola di una città e di una squadra improvvisamente gloriose per una partita di football ma gli album sono affollati di precedenti illustri, il Wigan vinse la FA cup battendo in finale il Manchester City e fu poi retrocesso, il Calais raggiunse la finale di coppa di Francia cedendo al Nantes, le due Coree fecero fuori l’Italia ai mondiali, il Camerun batté l’Argentina di Maradona all’esordio di Italia 90, la stessa Argentina le buscò dall’Arabia Saudita, la Premier league vinta dal Leicester di Ranieri, il Verona Hellas di Osvaldo Bagnoli campione d’Italia. La premessa nostalgica serve ad accompagnare l’avventura magnifica della Lazio di Rino Gattuso. Stando alla narrazione di tv, radio e giornali «la Lazio continua a vincere», dunque si usa il verbo continuare in attesa che venga smentito dalla prima fermata e/o caduta, quasi con il gusto sadico e ignorante di avere previsto la fine del sogno. Pochi ammettono che la Lazio giochi un gran football, Gattuso ha avuto la fortuna di gestire un gruppo senza leader, non perché uno valga uno ma perché la squadra non dipende dai colpi di un artista senza il quale andrebbe incontro alla disfatta, semmai è il contrario, tutti necessari, nessuno indispensabile e, ad oggi, chi può fiatare contro Lotito? Con quella campagna acquisti, con quell’ambiente tossico, con la vicinanza dei coinquilini romanisti, quelli sì seguiti in casa e fuori da un grandioso popolo, ebbene in questo quadro il club e la squadra viaggiano come se nulla fosse, le polemiche si agitano attorno, i NO LOT chiedono la testa del presidente, le proposte infantili di un azionariato popolare hanno ignorato il fallimento interista allestito da Carlo Cottarelli con il suo Interspac. La Lazio non raccoglie denari, anzi Lotito non può contare sulla bigliettazione, l’Olimpico è semivuoto ma all’estero scrivono del primato della squadra, ora c’è chi si augura nel non ripensamento del presidente, le cose devono andare avanti così, nel rosicare esterno e nell’orgoglio interno. Il campionato è lungo, Gattuso sa benissimo che il football non è scienza esatta, un clamoroso al Cibali è sempre possibile ma da Fleetwood è arrivata una bella notizia. Basta succhiare una Fisherman e chissà.
