Più libri più liberi pare che non ce la farà a evitare di finire "a carte bollate" per quanto riguarda le presenze in fiera. Ma partiamo da un breve riassunto delle puntate precedenti. Dopo le polemiche, e il passo indietro sul patentino antifascista (che era stato definito da Giorgia Meloni una "censura"), la fiera romana della piccola e media editoria ha annunciato che all'edizione 2026 sono stati "ammessi circa 300 espositori, in base agli spazi disponibili". Tanti, ma non tutti: "Non è stato possibile accogliere 34 richieste, a fronte di un numero complessivo di domande superiore alla capienza della fiera". Tra le richieste non accolte è finita anche quella dell'editore Idrovolante, uno di quelli che più si erano spesi per denunciare quanto fosse sbagliata l'idea di una "dichiarazione" imposta in maniera ideologica quando la libertà editoriale è già abbondantemente regolata dalle leggi e la Costituzione. Ovviamente nel rifiuto di far partecipare Idrovolante a Più libri più liberi, non si è mai fatto riferimento al patentino che l'editore non ha firmato: sarebbe un'esclusione "tecnica". Però come ha spiegato negli scorsi giorni al Giornale Daniele Dell'Orco, che di Idrovolante è il legale rappresentante, l'esclusione è "del tutto surrettizia". Ora Idrovolante per tutelare la sua posizione, secondo nostre fonti, sarebbe pronta a inviare una diffida e messa in mora (in linguaggio meno tecnico: a inviare un'intimazione formale con conseguenze giuridiche, se non ascoltata) sia all'Associazione italiana editori sia a Più libri più liberi. La finalità? La contestazione dei motivi d'esclusione e la richiesta, entro un breve lasso di tempo, del riesame della posizione della casa editrice, che ovviamente si sente danneggiata dall'esclusione.
Se così fosse e Aie e Più libri più liberi non rispondessero, Idrovolante potrebbe anche adire alle vie legali e richiedere un giudizio d'urgenza.
Insomma potrebbe tutto finire in una battaglia legale, con una piccola casa editrice costretta ad andare davanti a un giudice per partecipare al festival che le piccole case editrici dovrebbe tutelare (e dove sono presenti editori che proprio piccoli non sono...). Un bel patentino di democraticità, davvero.
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