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Cronaca internazionale

“Speriamo diffondano l’islam a Ceuta”. Così il mondo arabo festeggia sui social

Dal Nord Africa l’assalto alle frontiere europee di Ceuta e Melilla è una decisione per “liberare” i “territori marocchini occupati”

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La crisi migratoria di Ceuta sta mostrando la sua lunga scia e probabilmente la situazione non tornerà alla “normalità” in breve tempo, nonostante la narrazione portata avanti dal governo di Pedro Sanchez, secondo il quale in 72 ore la città autonoma è stata liberata dai migranti. La realtà è che secondo i residenti e il presidente della città autonoma ci sono ancora molte migliaia di marocchini e subsahariani entrati con l’ondata di una settimana fa, che ha portato a Ceuta 80mila irregolari in poche ore, raddoppiando la popolazione. Non un episodio contingente ma la dimostrazione plastica che il sistema di tenuta delle frontiere esterne non funziona.

Ma è soprattutto l’interpretazione ideologica emersa nel mondo arabo di questo evento a mostrare la vulnerabilità politica e identitaria delle frontiere europee su quel fronte, che si inserisce in una eterna diatriba sulla sovranità territoriale di Ceuta e Melilla, territorio spagnolo esistente da prima che esistesse lo Stato del Marocco. L’analisi dei contenuti social e dei commenti in lingua araba effettuata da alcuni esperti tedeschi rivela come l’attraversamento delle barriere venga vissuto da molti non come una richiesta d’asilo, argomento usato dalla sinistra europea per provare a giustificare il fallimento, ma come un’azione di rivendicazione territoriale. Un’influencer algerina, seguita da oltre 200.000 follower, ha sostenuto che il popolo marocchino avrebbe deciso “collettivamente” di emigrare verso i “territori marocchini occupati”, lamentando come il Marocco non sia ancora in grado di “liberare” Ceuta.

Una posizione che si ritrova anche nelle dichiarazioni di nordafricani residenti in Occidente, come un influencer inglese-marocchino, che ha difeso l’azione affermando che le persone sono semplicemente andate “nel loro stesso Paese” perché Ceuta si trova “letteralmente nella terra marocchina”. Con toni espliciti, ha aggiunto: “Nessuno dall’Occidente può fermarci dal riprenderci la nostra terra”, liquidando le ragioni della sovranità spagnola con un perentorio: “È semplicemente un piccolo pezzo di terra. Ce lo restituiscano e basta”. Oltre alla matrice geopolitica, nei commenti emerge soprattutto una marcata caratterizzazione religiosa che interpreta la pressione migratoria come un fattore di penetrazione culturale. Di fronte alle immagini di preghiere di gruppo per le strade della città, diversi utenti hanno manifestato la speranza che l’ingresso di massa possa alterare gli equilibri del territorio, scrivendo apertamente: “Speriamo che diffondano l’Islam lì”. Augurandosi che “Ceuta appartenga presto al Marocco”. La convinzione che la crisi sia superata è un errore strategico che l’Europa non si può permettere: la difesa dei confini di Schengen richiede il ripristino del rigore e della sovranità territoriale, prima che le rivendicazioni territoriali e religiose spingano ulteriormente per una seconda invasione.

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