“Finalmente ci siamo”. Ha esordito così Giuseppe Conte presentandosi alla commissione Covid incaricata dell’audizione. “Io mi assumo la piena responsabilità giuridica di quello che dirò, non ho difficoltà a giurare, e anche quella politica delle mie condotte e delle mie dichiarazioni. Ma soprattutto giuro sul mio onore, nel rispetto di tutte le persone che hanno perso la vita, tra cui gli operatori sanitari e tutti coloro che erano preposti alle filiere della pubblica sicurezza. Giuro sull’onore che qualcuno ha già perso rifugiandosi nelle polemiche sterili e nelle argomentazioni più futili”, ha aggiunto l’ex premier. Il presidente Marco Lisei ha spiegato che l’ex premier parlerà fino alle 18 e poi fino alle 20 ci saranno le domande.
Questa commissione, ha detto Conte proseguendo l’introduzione del suo intervento, “è stata concepita, ormai è chiaro, come un plotone di esecuzione nei miei confronti, e al contempo anche come una gabbia di protezione verso gli amministratori locali dei propri partiti. È una commissione che poteva lavorare in un clima ben diverso, in un clima in cui nessuno ha da nascondere nulla, men che meno chi vi sta parlando. In un clima in cui chi vi sta parlando, e anche gli esponenti delle forze politiche che hanno lavorato con me come ministri, si sono subito predisposti a collaborare per l’accertamento più approfondito, più esaustivo della verità dei fatti”. Già durante la pandemia, ha detto, “c’è stato chi, anziché essere in prima fila a combattere con noi in trincea, si è rifugiato nelle polemiche sterili e nelle strumentalizzazioni più futili”. Inoltre, ha rivelato che lunedì si è presentato in procura per depositare “un verbale che mi è arrivato in forma anonima” che “consta di 10 pagine”, che non aveva “prima”, perché altrimenti “l’avrei prodotto prima e appena pervenutomi con lettera anonima l’ho esaminato e ho ritenuto che fosse degno di essere segnalato alla procura di Roma. Quindi voglio che rimanga agli atti e per questo informo tutti i commissari che lunedì sono stato alla procura di Roma a consegnare questo documento che poi verrà allegato”. Il documento, ha aggiunto, “reca nell’epigrafe la presidenza del Consiglio dei ministri, Unità per il completamento della campagna vaccinale e per l’adozione di altre misure di contrasto alla pandemia. È un documento redatto il 14 aprile 2022, mi è arrivato con i nomi oscurati ma ci sono tutte le qualifiche, è un verbale siglato in tutte le pagine, consta di dieci pagine, e viene redatto al fine di verificare la consegna delle mascherine effettuate dalla società JC Electronics Italia Srl”. Leggendo questo verbale, ha spiegato, “emergerebbe che tutti questi colli che sono in quel momento depositati presso credo un deposito di Pomezia non sarebbero corrispondenti, non sarebbero mascherine che hanno un’efficacia filtrante e avrebbero addirittura i colli, nel documento di accompagnamento, una rappresentazione contraffatta”.
Covid, la Nato a Conte: “Perché fai accordi con Putin e la Cina?”Ha continuato: “Non da ex presidente del Consiglio, ma da giurista, mi sono molto meravigliato del fatto che abbiamo letto dai giornali che c’è stata un’interrogazione al Senato e sono via via filtrate notizie dove è venuto fuori che lo Stato, ovvero la presidenza del Consiglio dei Ministri e il ministero della Salute, hanno sottoscritto un contratto transattivo per 100 milioni. Io uso il condizionale perché non ho elementi per fare accertamenti diretti, non ho elementi per operare costruzioni però per coscienza civica e responsabilità -anche per quelle competenze giuridiche- ho deciso di segnalare questo documento alla Procura perché c’è la possibilità che siano stati transati, ovvero siano stati consegnati a una società privata 100 milioni dello Stato”. Quindi, ha detto: “Ci sarebbe la possibilità, tutta da accertare, di valutare se addirittura sono stati pagati questi 100 milioni, una cifra obiettivamente enorme, da un singolo imprenditore per addirittura mascherine che non erano corrispondenti a quelle che erano le caratteristiche anticipate. Sottopongo quanto detto anche all’attenzione di questa commissione, perché è assolutamente meritevole di approfondimento. Qui non c’è colore politico, stiamo parlando di 100 milioni dello Stato, 100 milioni di cittadini. Qual è la particolarità di questa vicenda? Una sentenza che addirittura liquida oggettivamente a favore di questa società oltre 200 milioni”. E ha poi affermato: “Diffido il ministero della Salute ad effettuare questo pagamento”.

Ha poi proseguito: “Si è accreditata l’idea che io avessi paura a parlare in questo contesto: non ho mai avuto paura, ho sempre operato in trasparenza, chi parla in questo modo non mi conosce. Sulla paura, non posso accettare lezioni da chi non può darne: abbiamo visto solo ieri situazioni di chi ha paura, scappa, difende compagni di partito”. Questo governo, ha aggiunto, “ha trovato 209 miliardi su un piatto d’argento, lasciati da noi: non capita mai. Se ritenete che ci sia stato qualche errore, parliamone ma vi prego non parliamo di paura. Abbiamo lavorato in una situazione di grande difficoltà per cercare di salvare il Paese senza distinguere il giorno dalla notte. Nel 2020 abbiamo salvato oltre 330mila posti di lavoro grazie al blocco dei licenziamenti che noi in Italia abbiamo avuto il coraggio di fare, al contrario di altri Paesi. Il blocco dei licenziamenti è la ragione per cui siamo riusciti poi a ripartire con grandissimo slancio”.
“Avete escluso”, ha detto poi rivolgendosi alla Commissione, “irresponsabilmente dal perimetro di indagine di questa commissione le Regioni che hanno la responsabilità di gestire la sanità, potremmo ritrovarci qui cento volte ma non mi permetterete di entrare in quello che è un aspetto sostanziale della pandemia”. Durante la pandemia, ha spiegato, non è “mai stato preso in considerazione di esercitare i poteri sostitutivi dello Stato per scelta politica” piuttosto c’è stato un “costante dialogo con autorità regionali” che “sarebbe stato bello ascoltare anche qui”.
E ha continuato a rivolgersi alla commissione, colpevole a suo dire di averlo “accusato di tutto con domande fatte qui e con un circuito mediatico costruito fuori fuorviante e distorsivo che non contribuisce all’accertamento della verità. Perché il fatto di mettere al centro me stesso di fatto crea un cono d’ombra su tutto il resto. Dove eravate durante la pandemia? Cosa avete fatto? La vostra presidente Giorgia Meloni mi dava del criminale nelle trasmissioni televisive. Ma quale è stato il contributo dell’opposizione? Pensate che un forza di opposizione non abbia nessuna responsabilità di fronte al Paese. Qualche settimana fa, durante un’intervista con Nicola Porro, Meloni si è detta interessata a comprendere l’utilizzo fatto delle risorse pubbliche”. Ha poi aggiunto: “Potete scavare quanto volete: non troverete mai qualcosa di illecito per quel che mi riguarda, perché comportamenti illeciti semplicemente non ci sono mai stati. Io ho svolto il mio compito con disciplina, onore e non permetto a nessuno di gettare ombre sulla gestione della pandemia, perché queste ombre che gettate finiscono per estendersi anche su uomini e donne dello Stato che si sono battuti per salvaguardare la comunità nazionale”. E ancora: “Dove eravate durante la pandemia? La vostra presidente Meloni andò in tv a darmi del criminale. Sono le persone che lottarono contro la pandemia i veri patrioti, poi ci sono quelli finti che speculavano su una grande tragedia nazionale e internazionale. Non ricordiamo un vostro contributo utile da parte vostra”.
L’ex presidente del Consiglio ha ripercorso “i momenti iniziali” della pandemia, che “sono stati quelli piu’ complicati” e “dovevamo operare scelte inedite”. Eravamo, dice, “di fronte al nulla in termine di precedenti e alla impossibilità di avere un protocollo di azione: dovevamo costruirlo noi. Non avevamo un quadro esauriente di cognizioni scientifiche”. La Cina, ha sottolineato, “è un regime autarchico” e “le informazioni non godevano di sufficiente vaglio scientifico”. Davanti ai primi casi di Covid, “dovevamo costruire noi un piano di azione. Anche coloro che hanno pensato di lasciar correre il virus, poi sono dovuti tornare sui propri passi una volta constatata la non sostenibilità di questa opzione. Siamo stati costretti a operare scelte di contenuto, di metodo e procedimentali”. Per l’ex premier, “è ingannevole il dibattito che prefigura un’alternativa tra tutela della salute e tutela dell’economia”, sottolineando che “le misure per contenere il contagio non erano in contrapposizione con la difesa del tessuto produttivo, ma servivano a evitare danni ancora più severi e irreparabili”. L’ex premier ha quindi rivendicato il protocollo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro del 14 marzo 2020, frutto del confronto tra governo, associazioni datoriali e sindacati: “Fu un passaggio significativo per consentire il rientro in sicurezza dei lavoratori nelle aziende”.
Nonostante le polemiche, ha detto ancora Conte alla Commissione, “l’Italia è stata realmente un modello nei fatti, a livello nazionale e internazionale”. Tra gli aspetti da valutare nella gestione della pandemia, ha proseguito, c’è anche il fatto che essa “ha rischiato di alterare l’equilibrio tra i poteri, mettendo a rischio la tenuta stessa del sistema democratico”. Lo ha sottolineato il presidente M5s ed ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in libera audizione davanti alla Commissione Covid. “Le autocrazie non hanno questo problema, noi dovevamo rispondere all’emergenza “in modo compatibile con la nostra Costituzione”. I decreti legge “hanno fornito la cornice di legittimità legislativa delle norme secondarie” e il “ricorso ai Dpcm veniva adottato su proposta del ministro della Salute, di altri ministri, del parere delle Regioni e del Cts”: lo ha spiegato l’ex presidente del Consiglio, spiegando che il Dpcm è “diventato uno strumento molto agile per intervenire prontamente sulla base dell’evoluzione del contagio”, ha aggiunto. “Il rapporto tra politica e scienza è stato spesso evocato in questa Commissione. Un tema complesso, che è tornato prepotentemente durante la pandemia. Abbiamo avuto un fitto dialogo con gli esperti del comitato tecnico-scientifico e con i rappresentanti degli istituti che offrono consulenza sul tema della sanità pubblica, come il Consiglio superiore della sanità, per avere una base di evidenza scientifica per le decisioni politiche assunte di volta in volta”, ha proseguito l’ex premier. “Il fine di questo sforzo non era rimandare alla scienza la risposta ultima, visto che l’assunzione finale di responsabile spetta alla politica. Ogni decisione è una scelta, che tutela un interesse ma ne comprime un altro. Bisogna governare una tale complessità, muovendo dal principio fondamentale del rispetto dell’uomo, colto nella concretezza dei suoi bisogni”, ha concluso.
