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Conte “finalmente” davanti alla commissione Covid: “È un plotone di esecuzione, potete scavare ma non troverete nulla su di me”

L’ex premier si è presentato per l’audizione non senza polemica e ha riferito di un verbale che gli è giunto in “forma anonima”, che ha consegnato alla Procura. Prossima audizione il 14 settembre

L'ex premier e leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte (S) affiancato da Marco Lisei durante l'audizione alla commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del COVID, Palazzo San Mucuto, Roma, 6 agosto 2026 ANSA/FABIO FRUSTACI

Finalmente ci siamo”. Ha esordito così Giuseppe Conte presentandosi alla commissione Covid incaricata dell’audizione. “Io mi assumo la piena responsabilità giuridica di quello che dirò, non ho difficoltà a giurare, e anche quella politica delle mie condotte e delle mie dichiarazioni. Ma soprattutto giuro sul mio onore, nel rispetto di tutte le persone che hanno perso la vita, tra cui gli operatori sanitari e tutti coloro che erano preposti alle filiere della pubblica sicurezza. Giuro sull’onore che qualcuno ha già perso rifugiandosi nelle polemiche sterili e nelle argomentazioni più futili”, ha aggiunto l’ex premier. Il presidente Marco Lisei ha spiegato che l’ex premier parlerà fino alle 18 e poi fino alle 20 ci saranno le domande.

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Questa commissione, ha detto Conte proseguendo l’introduzione del suo intervento, “è stata concepita, ormai è chiaro, come un plotone di esecuzione nei miei confronti, e al contempo anche come una gabbia di protezione verso gli amministratori locali dei propri partiti”. Già durante la pandemia, ha detto, “c’è stato chi, anziché essere in prima fila a combattere con noi in trincea, si è rifugiato nelle polemiche sterili e nelle strumentalizzazioni più futili”. Inoltre, ha rivelato che lunedì si è presentato in procura per depositare “un verbale che mi è arrivato in forma anonima” che “consta di 10 pagine”, che non aveva “prima”, perché altrimenti “l’avrei prodotto prima e appena pervenutomi con lettera anonima l’ho esaminato e ho ritenuto che fosse degno di essere segnalato alla procura di Roma. Quindi voglio che rimanga agli atti e per questo informo tutti i commissari che lunedì sono stato alla procura di Roma a consegnare questo documento che poi verrà allegato”. Il documento, ha aggiunto, “redatto il 14 aprile 2022, mi è arrivato con i nomi oscurati ma ci sono tutte le qualifiche, è un verbale siglato in tutte le pagine, consta di dieci pagine, e viene redatto al fine di verificare la consegna delle mascherine effettuate dalla società JC Electronics Italia Srl”. Leggendo questo verbale, ha spiegato, “emergerebbe che tutti questi colli che sono in quel momento depositati presso credo un deposito di Pomezia non sarebbero corrispondenti, non sarebbero mascherine che hanno un’efficacia filtrante e avrebbero addirittura i colli, nel documento di accompagnamento, una rappresentazione contraffatta”.

Audizione dell'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte in commissione Covid L'ex premier e leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte (S) affiancato da Marco Lisei durante l'audizione alla commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del COVID, Palazzo San Mucuto, Roma, 6 agosto 2026 ANSA/FABIO FRUSTACI (FABIO FRUSTACI/ANSA)

Ha continuato: “Io uso il condizionale perché non ho elementi per fare accertamenti diretti, non ho elementi per operare costruzioni però per coscienza civica e responsabilità -anche per quelle competenze giuridiche- ho deciso di segnalare questo documento alla Procura perché c’è la possibilità che siano stati transati, ovvero siano stati consegnati a una società privata 100 milioni dello Stato”. Quindi, ha detto: “Qual è la particolarità di questa vicenda? Una sentenza che addirittura liquida oggettivamente a favore di questa società oltre 200 milioni”. E ha poi affermato: “Diffido il ministero della Salute ad effettuare questo pagamento” Ha poi proseguito: “Abbiamo lavorato in una situazione di grande difficoltà per cercare di salvare il Paese senza distinguere il giorno dalla notte. Nel 2020 abbiamo salvato oltre 330mila posti di lavoro grazie al blocco dei licenziamenti che noi in Italia abbiamo avuto il coraggio di fare, al contrario di altri Paesi. Il blocco dei licenziamenti è la ragione per cui siamo riusciti poi a ripartire con grandissimo slancio”.

“Avete escluso”, ha detto poi rivolgendosi alla Commissione, “irresponsabilmente dal perimetro di indagine di questa commissione le Regioni che hanno la responsabilità di gestire la sanità, potremmo ritrovarci qui cento volte ma non mi permetterete di entrare in quello che è un aspetto sostanziale della pandemia”. Durante la pandemia, ha spiegato, non è “mai stato preso in considerazione di esercitare i poteri sostitutivi dello Stato per scelta politica” piuttosto c’è stato un “costante dialogo con autorità regionali” che “sarebbe stato bello ascoltare anche qui”. E ha continuato a rivolgersi alla commissione, colpevole a suo dire di averlo “accusato di tutto con domande fatte qui e con un circuito mediatico costruito fuori fuorviante e distorsivo che non contribuisce all’accertamento della verità. Perché il fatto di mettere al centro me stesso di fatto crea un cono d’ombra su tutto il resto. Dove eravate durante la pandemia? Cosa avete fatto? La vostra presidente Giorgia Meloni mi dava del criminale nelle trasmissioni televisive. Ma quale è stato il contributo dell’opposizione? Pensate che un forza di opposizione non abbia nessuna responsabilità di fronte al Paese. Qualche settimana fa, durante un’intervista con Nicola Porro, Meloni si è detta interessata a comprendere l’utilizzo fatto delle risorse pubbliche”. Ha poi aggiunto: “Potete scavare quanto volete: non troverete mai qualcosa di illecito per quel che mi riguarda, perché comportamenti illeciti semplicemente non ci sono mai stati”.

L’ex presidente del Consiglio ha ripercorso “i momenti iniziali” della pandemia, che “sono stati quelli piu’ complicati” e “dovevamo operare scelte inedite”. Eravamo, dice, “di fronte al nulla in termine di precedenti e alla impossibilità di avere un protocollo di azione: dovevamo costruirlo noi. Non avevamo un quadro esauriente di cognizioni scientifiche”. La Cina, ha sottolineato, “è un regime autarchico” e “le informazioni non godevano di sufficiente vaglio scientifico”. Nonostante le polemiche, ha detto ancora Conte alla Commissione, “l’Italia è stata realmente un modello nei fatti, a livello nazionale e internazionale”. Tra gli aspetti da valutare nella gestione della pandemia, ha proseguito, c’è anche il fatto che essa “ha rischiato di alterare l’equilibrio tra i poteri, mettendo a rischio la tenuta stessa del sistema democratico”. I decreti legge “hanno fornito la cornice di legittimità legislativa delle norme secondarie” e il “ricorso ai Dpcm veniva adottato su proposta del ministro della Salute, di altri ministri, del parere delle Regioni e del Cts”: lo ha spiegato l’ex presidente del Consiglio, spiegando che il Dpcm è “diventato uno strumento molto agile per intervenire prontamente sulla base dell’evoluzione del contagio”, ha aggiunto.

Ha dichiarato anche che, “la nostra Costituzione non conosce una disciplina dello stato di emergenza. Noi abbiamo sempre cercato di lavorare evitando che si passasse dallo stato di emergenza allo stato di necessità. Però non sarebbe male introdurre una norma costituzionale che contenga una chiara regolamentazione dello stato di emergenza in modo da cristallizzare una volta per tutte un quadro certo di garanzia costituzionali. Noi abbiamo lavorato cercando di preservare la tenuta dell’assetto costituzionale e democratico, ma lo abbiamo fatto spontaneamente. Una norma costituzionale andrebbe pensata, ce l’hanno altre Costituzioni. Ci potremmo lavorare tutti”. Conte non si considera “un eroe”, e nessuno lo considera tale, ma sostiene di aver “semplicemente fatto il mio dovere, mi sono fatto trovare dove era necessario, in prima linea, ho cercato di fare il massimo per contribuire alla protezione del Paese anche se non posso ancora oggi essere certo di aver preso la decisione piu’ giusta ma ho la certezza di aver agito con il massimo scrupolo, in buona fede e mettendoci tutta la mia responsabilita’ con orgoglio di aver rappresentato una grande comunità nazionale”.

“Il vostro nemico pubblico per motivi politici sono io”, ma “io ho svolto il mio compito pensando sempre di onorare le istituzioni: oggi sono qui”, come ieri “sono stato sempre disponibile” e “domani sarò sempre in trincea, non sono un disertore”. Ci sono tanti politici, ha detto l’ex premier, “anche non appartenenti alle forze di maggioranza, che non avevano la diretta responsabilità di sostenere il governo. Ne ho conosciuti tanti con grande senso di responsabilità, che si sono resi disponibili al confronto, hanno offerto anche suggerimenti, collaborazione. Faccio un nome: Silvio Berlusconi. Sapete che ha espresso la visione della politica per più di un verso diametralmente opposta alla mia. E sapete anche che la sua vicenda politica è stata costellata da scontri ruvidi, anche ruvidissimi col Movimento 5 Stelle. Però io ero in difficoltà ad ammettere che, nel momento in cui ci siamo confrontati al telefono durante la pandemia, ho trovato un uomo responsabile, una forza politica, un esponente politico che si lasciava aggiornare e dimostrava un senso di responsabilità e chiara consapevolezza che l’obiettivo prioritario doveva essere la salvaguardia del Paese”.

Durante l’emergenza Covid “hanno detto che facevo troppe conferenze stampa, troppi comunicati” ma “quella comunicazione è stata fondamentale per mantenere vivo il patto coi cittadini”. La proroga dello stato d’emergenza, ha detto Conte, “non fu una misura liberticida” o “da dittatura” ma “era necessaria”. Dichiarare lo stato di emergenza fu “necessario” per “attivare le facoltà in capo alla Protezione civile e continuare la rete di protezione dell’emergenza”, ha evidenziato Conte, osservando che senza quel passaggio “sarebbe crollato tutto. Quando è arrivato Draghi è stata prorogata più volte, ma non vi ho sentito fare polemiche, silenzio totale, afasia”. L’ex premier ha detto che “si è parlato del ritardo con cui il Governo ha attivato tutta la macchina della Protezione civile. Il piano pandemico del 2006 definisce con puntualità la procedura per la dichiarazione delle varie fasi, la sequenza delle stesse e le relative competenze. È da escludere che vi sia stata la dichiarazione di emergenza o atto equipollente prima del 30 gennaio 2020, perché prima di quella data non si era conclusa la procedura prevista dal regolamento sanitario internazionale.

La prossima audizione di Conte in Commissione Covid sarà il 14 settembre.

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