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Cronaca internazionale

Crans Montana, le toghe svizzere respingono la richiesta di costituzione di parte civile dell’Italia. Farnesina: “Già presentato il ricorso”

Secondo la procura di Sion “né la cittadinanza italiana di diverse vittime, né i costi sostenuti” dalla Repubblica Italiana “sono idonei a conferire la qualità di parte lesa”

La Procura di Sion ha respinto la richiesta presentata dalla Repubblica Italiana di costituirsi parte civile nell’inchiesta sul rogo di Crans Montana, la drammatica vicenda in cui hanno perso la vita 41 giovanissimi, tra cui anche italiani, e altri 15 sono rimasti feriti. La comunicazione ufficiale, notificata lo scorso 23 luglio all’avvocato ginevrino Romain Jorda, legale incaricato di tutelare gli interessi del nostro Governo, segna un atto di rigida ed eccessiva burocrazia da parte delle autorità giudiziarie elvetiche.

Secondo i magistrati svizzeri, “né la cittadinanza italiana di diverse vittime, né i costi sostenuti dalla Repubblica Italiana per prestare assistenza ai propri cittadini vittime dei fatti perseguiti sono idonei a conferire la qualità di parte lesa”. Si tratta di una posizione che sminuisce il diritto legittimo di una nazione di stare al fianco dei propri cittadini e di pretendere giustizia in prima persona. L’esclusione dell’Italia dal procedimento nega il valore dell’intervento immediato delle nostre istituzioni a tutela della comunità nazionale colpita, lasciando sullo sfondo il dovere fondamentale di uno Stato sovrano di difendere la vita e la dignità dei propri giovani ovunque si trovino. Secondo la procura di Sion, “affinché la qualità di danneggiato sia riconosciuta allo Stato, non basta che quest’ultimo sia colpito dal reato negli interessi pubblici che ha il compito di difendere o promuovere; esso deve essere colpito direttamente nei suoi diritti personali, al pari di un privato”. Una visione che cancella la funzione primaria di uno Stato, ovvero quella di rappresentare e tutelare la propria comunità anche e soprattutto nei momenti di profondo dolore collettivo.

Le procuratrici elvetiche rincarano la dose argomentando che “quando l’organo statale agisce come titolare della pubblica potestà, difende interessi pubblici e non può contemporaneamente essere colpito direttamente in interessi individuali propri; in tal caso, la tutela degli interessi pubblici, di cui è garante, spetta al Ministero Pubblico”. Nella missiva indirizzata al legale dell’Italia, Romain Jordan, i magistrati inquirenti precisano che “le disposizioni penali applicabili sono l’incendio colposo, l’omicidio colposo e le lesioni personali gravi colpose. I beni giuridici protetti sono quindi la vita, l’incolumità fisica, la salute, la proprietà, nonché la loro messa in pericolo e la sicurezza collettiva”, tutti ambiti dei quali, a detta della magistratura cantonale, la Repubblica Italiana ”non è essa stessa titolare”. Di conseguenza, per i giudici di Sion, “rivestono in particolare la qualità di danneggiati i clienti dell’edificio i cui beni giuridici personali sopra citati sono stati direttamente colpiti o messi in pericolo dall’incendio, e non lo Stato di cui possiedono la cittadinanza”. Una fredda logica procedurale che estromette l’Italia dal ruolo che le spetta di diritto: essere in prima linea a difesa e a tutela dei propri ragazzi.

La nota della Farnesina

“Tramite l’avvocato svizzero che tutela gli interessi italiani è stato presentato un ricorso dettagliato e articolato, che confuta tutte le prospettazioni del giudice svizzero del tribunale che non sono condivise e che sono superate anche alla luce della giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, pertanto si insiste affinché sia ammessa la costituzione di parte civile”, si legge nella nota ufficiale del ministero degli Esteri.

La Procura svizzera ha rilevato che i beni giuridici tutelati dai reati ipotizzati - vita, integrità fisica, salute, proprietà e sicurezza collettiva - appartengono direttamente alle persone coinvolte nell’incendio e non allo Stato di cui sono cittadine. La richiesta italiana era stata invece motivata con la “lesione diretta del patrimonio” della Repubblica dovuta alle risorse mobilitate per l’assistenza medica, psicologica e logistica, l’identificazione delle vittime e il trasferimento dei feriti e il rimpatrio delle salme.

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