Si è conclusa l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, con la cerimonia di premiazione che ha chiuso l’edizione 2026 del festival. Il Leone d’Oro è andato a Woman unknown di May el-Toukhy, mentre il Gran Premio della Giuria è stato assegnato a Possible Love di Lee Chang-dong. Il Leone d’Argento per la miglior regia è andato a Ilya Khrzhanovsky per Dau. A decretare i vincitori del concorso ufficiale è stata la giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal e composta da Julia Ducournau, Veronica Raimo, Benedict Cumberbatch, Tecla Insolia, Teyana Taylor, Alexander Payne, Mohammad Rasoulof e Fang Li.
La cronaca della serata
La premiazione conclusiva prende il via sul tappeto rosso sulle note di Giovani Wannabe dei Pinguini Tattici Nucleari. I primi a sfilare sono i due conduttori, Nicolas Maupas e Greta Scarano, seguiti da Barbara Ronchi, giurata della sezione Orizzonti. Tra gli avvistamenti della serata anche due protagonisti del concorso: il regista Stéphane Brizé, autore di Un bon petit soldat, con Alba Rohrwacher, e la giovane attrice francese Malou Khebizi, tra gli interpreti di 15/18 – A place to heal di Cédric Kahn. Sul red carpet arrivano anche i registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, autori di Naza, e May el-Toukhy, regista danese di padre egiziano, in concorso con Woman unknown. Il film racconta la vicenda di una donna danese nell’immediato dopoguerra, costretta a nascondere una relazione con un soldato tedesco durante l’occupazione. A seguire fanno il loro ingresso Riccardo Scamarcio e Tommaso Landucci, protagonista e regista di I figli della scimmia, opera prima in concorso.
La giuria del Leone del futuro
Tra i protagonisti della serata anche la giuria incaricata di assegnare il Leone del futuro, il premio dedicato alla migliore opera prima. A scegliere il vincitore sono Akinola Davies Jr., Carolina Cavalli e Ted Hope, con la regista italiana alla guida della giuria.
I premi di Venice Immersive aprono la cerimonia
Greta Scarano e Nicolas Maupas danno ufficialmente il via alla cerimonia di premiazione. Il primo riconoscimento assegnato è quello di Venice Immersive, che va a Empire at Sea di Peter Flaherty. “Avrei pensato di diventare un medico o un avvocato e invece eccomi con un Leone”, ha detto il regista dopo aver ricevuto il premio. Il Premio Speciale della Giuria va invece a Out of Ashes di Rory Mitchell e Nonny De la Peña, mentre il Gran Premio di Venice Immersive viene assegnato a The Pidgeon Ring di Yuqi Zhang e Shixin Tao.
Il premio degli spettatori ad “Eu contez”
Il Premio degli spettatori Armani Beauty viene assegnato a Eu contez della regista romena Alina Şerban. Il film racconta la storia di Rebeca, una giovane rom che rischia di dover lasciare l’orfanotrofio mentre aspetta che il padre esca di prigione. Una vicenda sospesa tra speranza e minaccia, nella quale la ragazza deve confrontarsi con la propria identità e imparare a cavarsela da sola.
Il miglior restauro è “La lunga notte del ’43”
Il premio per il miglior film restaurato, scelto dalla giuria composta da 24 studenti di cinema guidati da Daniele Vicari, va a La lunga notte del ’43 di Florestano Vancini. “Devo ringraziare la bellissima giuria, che mi ha stupito dal primo all’ultimo giorno per profondità critica e mi ha sorpreso con la sua decisione quasi unanime rispetto a un film che avevamo tutti dimenticato”, viene sottolineato durante la premiazione. Il riconoscimento è stato assegnato al film “per la straordinaria capacità di dialogare col nostro tempo”.
Francesca Michielin canta Björk
La cerimonia prosegue con un momento musicale affidato a Francesca Michielin, che reinterpreta It’s Oh So Quiet di Björk. La sua esibizione apre la seconda parte della serata nella Sala Grande, quella che precede l’assegnazione dei principali premi del concorso di Venezia 83.
Orizzonti, il premio per il miglior film va a “Detour par Diane”
Il premio per il miglior film della sezione Orizzonti viene assegnato a Detour par Diane di Ann Sirot e Raphaël Balboni. “Dedicato a chi sostiene il fardello per gli stupri non denunciati”, hanno detto i registi ritirando il riconoscimento. Il Premio Speciale della Giuria va invece a La maison du vent di Auguste Bernard Kouemo Yanghu. “Il Camerun dal mese di gennaio ha avuto 140 donne uccise dai loro mariti e solo la settimana scorsa una al giorno. Così invece di parlare ho deciso di tacere”, ha detto il regista dal palco. Il premio per la miglior regia viene assegnato a Jacqueline Lentzou per Mia mera sti zoi tis tzo: kefalaio Faidra (A day in the life of Jo). “È così difficile oggi fare un film con cuore aperto e onesto. Il cinema è la forma d’arte più incredibile che può creare un cambiamento e creare una coscienza”, ha detto la regista tra le lacrime. “Nel 2008 ad Atene un agente di polizia ha ucciso un quindicenne senza motivo. Vorrei cogliere questa occasione per dire che dobbiamo proteggere i nostri ragazzi perché sono il nostro futuro”.
Riccardo Scamarcio miglior attore
Il premio per la migliore interpretazione maschile di Orizzonti va a Riccardo Scamarcio per I figli della scimmia di Tommaso Landucci. Nel film, che è un’opera prima, l’attore interpreta e produce la storia di un padre alle prese con le proprie difficoltà nel gestire la disabilità del figlio, interpretato da Andrea Aggio. “È un onore per me essere qui, ringrazio la Biennale e tutti quelli che hanno creduto in questo progetto. A partire dal mio regista, questo ragazzo che ha fatto un film incredibile, tutta la troupe, i miei colleghi attori e poi voglio dedicare questo premio a tutti i papà del mondo e al mio”, ha detto Scamarcio. L’attore ha quindi aggiunto: “In ultimo condivido questo premio con un giovane attore al suo debutto, Andrea Aggio. Abbiamo vinto! Anche io voglio unirmi al saluto di Jeremy Thomas, grande uomo di cinema, uomo libero”.
Orizzonti, miglior attrice Lalah Marzban
Il riconoscimento per la migliore interpretazione femminile della sezione Orizzonti va a Lalah Marzban per il film iraniano Moragheb. “Vorrei dedicare il premio alle donne del mio Paese che stanno pagando a caro prezzo i sogni e il loro coraggio. Credo che un giorno i nostri sogni si avvereranno per il mio Paese e noi tutti”, ha detto l’attrice.
“I figli della scimmia” premiato anche per la sceneggiatura
La sezione Orizzonti premia ancora I figli della scimmia. Il riconoscimento per la migliore sceneggiatura va a Tommaso Landucci e Damiano Femfert per il film diretto da Landucci. Il premio al miglior cortometraggio viene invece assegnato a Quelques instants de Bonheur di Shaden Safieddine Tazi, che racconta la fuga da Beirut mentre Israele bombarda il Libano.
Il Leone del futuro a “La maison du vent”
Il Leone del futuro, destinato alla migliore opera prima, va a La maison du vent di Auguste Bernard Kouemo Yanghu, che aveva già ricevuto il Premio Speciale della Giuria nella sezione Orizzonti. Il film racconta la storia di Josette, una donna di 80 anni che vive sola a Yaoundé, in Camerun, dopo che tutti i suoi figli sono partiti per l’Occidente. Il suo desiderio è che costruiscano delle case nel Paese d’origine, nella speranza di riportarli un giorno vicino a sé. Ma l’incontro inatteso con Sarah, una giovane donna del quartiere, finisce per mettere in discussione gli equilibri sui quali ha costruito la propria esistenza, tra famiglia, responsabilità e speranze. Il regista si è ispirato alla figura della madre, i cui figli sono tutti partiti all’estero. “Spero che i politici vedano il film perché anche in periodo di guerra ci sono persone che non possono partire e lasciare il proprio Paese. Questo lo dedico a mia madre. Era malata di tumore e alla fine delle riprese è mancata, ma non ha voluto che tagliassimo nessuna delle scene. Ora è qui con me in spirito”, ha detto il regista.
Il Premio Marcello Mastroianni a Malou Khebizi
Il Premio Marcello Mastroianni viene assegnato a Malou Khebizi, 23enne attrice di Marsiglia protagonista di 15/18 - A place to heal di Cédric Kahn, nel quale interpreta Lucia, una diciassettenne che torna nel reparto di psichiatria per adolescenti di un ospedale. Kahn, regista di Roberto Succo e Il caso Goldman, costruisce insieme alla co-sceneggiatrice Kahina Le Querrec un ritratto di una generazione alle prese con traumi profondi, ma anche con un’energia difficile da contenere. Un film che interroga il mondo degli adulti sul proprio ruolo e sulle responsabilità nei confronti dei ragazzi. “Dedico il premio ai miei fratelli e sorelle, coloro con cui ho girato questo film. Parla della mia generazione che fa fatica e ha paura del futuro, ma il film ci insegna che il gruppo è la risposta”, ha detto Khebizi.
La Coppa Volpi a Mathilde Arcel per “Woman unknown”
La Coppa Volpi per la miglior attrice va a Mathilde Arcel, 30 anni, protagonista di Woman unknown, dove interpreta Marie, una donna che sta per sposare un ricco vedovo ma nasconde una relazione avuta durante la guerra con un soldato tedesco. In lacrime sul palco, l’attrice tocca la Coppa e scherza: “Fa anche rumore”. Poi, emozionata: “Grazie, non me lo aspettavo per niente e significa molto. La appoggio un attimo perché è pesantissima. Questo è il mio primo ruolo da protagonista ed è la prima volta che ricevo un premio e partecipo a un festival internazionale. Mi sento fortunata di essere qui con voi. Mi darei un pizzicotto per capire se è un sogno”. Arcel ha ringraziato la regista “per non aver accettato compromessi” e dedicato il premio alle migliaia di donne nel mondo che hanno vissuto esperienze come quelle raccontate nel film.
La miglior sceneggiatura a “Un bon petit soldat”
Il Premio per la migliore sceneggiatura va a Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce per Un bon petit soldat, diretto dallo stesso Brizé. Il cinema del regista francese si distingue anche per la presenza ricorrente di Vincent Lindon, spesso protagonista dei suoi film, e per l’attenzione al tema del lavoro, affrontato nel corso degli anni con uno sguardo sempre originale e provocatorio nella trilogia composta da La legge del mercato, In guerra e Un altro mondo. Al centro di Un bon petit soldat c’è Carla, interpretata da Alba Rohrwacher, una dirigente brillante e completamente votata alla carriera che, dietro un’apparenza impeccabile, nasconde una profonda insicurezza. Ha costruito il proprio successo professionale sacrificando il tempo trascorso con il figlio e finendo per trasferire su di lui una pressione sempre più difficile da sostenere. Quando arriva un nuovo incarico, con responsabilità ancora maggiori, Carla si trova davanti a decisioni complicate che mettono in discussione i suoi valori.
Leone d’Argento alla regia a Ilya Khrzhanovsky
Il Leone d’Argento per la miglior regia va a Ilya Khrzhanovsky per Dau. Il regista russo ha dedicato il riconoscimento agli ucraini “che lottano per pace e libertà”.
Premio Speciale della Giuria a “Naza”
Il Premio Speciale della Giuria va a Naza, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, realizzato di notte sui tetti di Tel Aviv. Il film, della durata di 80 minuti, nasce da un’inchiesta condotta dai due filmmaker in collaborazione con il Guardian e ricostruisce, attraverso le testimonianze anonime di 24 ufficiali dell’IDF, i meccanismi che regolavano le operazioni militari dal quartier generale di Tel Aviv durante i bombardamenti su Gaza. Mentre la quotidianità continua a scorrere nella città israeliana, gli ex militari raccontano ciò che accadeva nella sala operativa da cui partivano gli attacchi. Il titolo Naza richiama un termine militare utilizzato per indicare le vittime collaterali. Il riconoscimento arriva a un anno dal Leone d’Argento assegnato a La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, regista tunisina che quest’anno fa parte della giuria. Nel 2013 era stato Sacro Gra di Gianfranco Rosi a conquistare il Leone d’Oro.
Il Gran Premio della Giuria a “Possible Love” di Lee Chang-dong
Il Gran Premio della Giuria di Venezia 83 va a Possible Love di Lee Chang-dong, regista sudcoreano molto apprezzato nei festival europei. A Cannes aveva conquistato il premio per la sceneggiatura con Poetry nel 2010, mentre a Venezia aveva ottenuto il Leone d’Argento nel 2002 per Oasis. Il film racconta l’incontro tra due coppie sposate: da una parte un uomo appena licenziato e la sua compagna, dall’altra una regista di documentari e il marito. Le loro vite si incrociano durante la realizzazione di un documentario, portandoli a confrontarsi con desideri inespressi e possibilità rimaste finora inesplorate.
Il Leone d’Oro a “Woman unknown”
Il Leone d’Oro dell’83ª Mostra del Cinema di Venezia va a Woman unknown di May el-Toukhy, regista danese di origini egiziane, cresciuta tra Herlev e Il Cairo. Il film, ambientato nel passato, affronta una storia che parla anche al presente. Al centro c’è Marie, interpretata da Mathilde Arcel, una donna che sta per sposare Christian, un ricco vedovo per il quale lavora come domestica e tata. Il matrimonio potrebbe trasformare radicalmente la sua posizione sociale, facendola diventare la padrona della casa, ma un segreto del passato rischia di compromettere il futuro che sta costruendo. Marie ha infatti avuto una relazione con un soldato tedesco durante la guerra. Nel caos del dopoguerra, quando molte donne accusate di aver avuto rapporti con i tedeschi vengono rasate, derise e umiliate pubblicamente, la protagonista è disposta a tutto pur di difendere la vita che si è costruita, fino a trasformarsi da vittima a carnefice.
