Quando si parla di Canone Rai si intende l’imposta sulla detenzione di apparecchi atti o adattabili alla ricezione di radioaudizioni televisive nel territorio italiano. Dal 2026, l’importo da versare è tornato ad essere di 90 euro annuali, ma non tutti i cittadini sono tenuti a pagare. Per chi non possiede alcun apparecchio televisivo, così come per coloro che hanno un’età pari o superiore a 75 anni e un reddito annuo complessivo non superiore a 8.000 euro, e per i diplomatici e militari stranieri, è infatti prevista un’esenzione.
Nei casi in cui l’esenzione, per qualsiasi motivo, non viene rispettata, oppure quando è subentrata una voltura, o ci sono stati errori di addebito, ecco che si parla di rimborso.
Il rimborso, è bene stabilirlo subito, si ha solo in quelle circostanze in cui degli importi sono pagati o addebitati senza che fossero dovuti. Non ci sono altri casi in cui è possibile avere questa soluzione.
La maggior parte dei rimborsi avviene a seguito di un doppio addebito. Questa condizione può verificarsi quando c’è stato un cambio di residenza, o una voltura, che hanno scombinato il sistema. Oppure quando un cittadino ha più di un contratto con una compagnia elettrica e il Canone viene inserito in entrambe o più bollette. Altro caso è quello di una famiglia che ha più utenze domestiche attive. Dal momento che il Canone Rai deve essere pagato una volta soltanto a famiglia, tutti gli altri importi sono errati e devono essere restituiti.
Un altro caso di rimborso, come detto in precedenza, è previsto nel caso in cui non vengano rispettate le esenzioni. Abbiamo poi una terza circostanza, che è quella della morte dell’intestatario del Canone. Dopo un decesso, gli addebiti possono continuare ad arrivare, oppure si crea un doppio perché non viene tenuto conto del cambio di intestazione dell’utenza.
Una volta visto in quali casi è possibile chiedere il rimborso, ecco come procedere.
In caso di addebiti o pagamenti impropri, l’ente a cui rivolgersi è l’Agenzia delle Entrate, che svolgerà i controlli. Appurato l’errore, sarà poi la società elettrica a rimborsare il cittadino, in un periodo di tempo che, per legge, non deve superare i 45 giorni dall’avviso di Agenzia delle Entrate. Ci sono poi casi in cui è Agenzia delle Entrate a restituire il denaro, per velocizzare la pratica.
Per presentare richiesta di rimborso si deve compilare un apposito modulo dove inserire correttamente i propri dati anagrafici e il codice fiscale. Da inserire anche le bollette interessate, o una prova dell’avvenuto pagamento. A quel punto vanno aggiunti anche i dati sull’utenza, le ragioni per le quali si chiede il rimborso e poi il codice Iban. La scelta della causale è importante, perché è da quella che Agenzia delle Entrate comincerà i controlli per vedere se il cittadino ha o meno diritto al rimborso. Si va dal “codice 1”, relativo ai cittadini con esenzione per età e reddito, al “codice 6” che racchiude varie motivazioni da argomentare. L’importante è scegliere quello corretto.
