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Superbonus, non c’è pace: la nuova trappola dei doppi pagamenti

Esplode il problema dei contenziosi tra aziende e tecnici da una parte e General Contractor e committenti dall’altra

Cessione del credito, cosa cambia e quali Banche tornano ad accettarlo

C’è una nuova bomba a orologeria che rischia di scuotere il già tormentato panorama del Superbonus, una trappola giuridica rimasta a lungo sotto traccia, ma che oggi minaccia di travolgere un numero sempre maggiore di proprietari di casa, artigiani e progettisti. Parliamo del rischio di dover pagare due volte lo stesso lavoro. Al centro del mirino ci sono quei casi in cui i General Contractor, dopo aver incassato il credito d’imposta tramite lo sconto in fattura, si sono tenuti il tesoretto statale senza versare un euro a chi ha materialmente svolto i lavori o firmato le asseverazioni. Il risultato? Un cortocircuito micidiale tra contratti violati, azioni civili e incognite del Fisco.

Il meccanismo, sulla carta, sembrava perfetto. Il committente si affidava a un unico interlocutore, il General Contractor, appunto, che gestiva i lavori da cima a fondo. Questo soggetto emetteva la fattura applicando lo sconto totale e si impegnava a liquidare la filiera dei subappaltatori e dei tecnici. Nei fatti, però, molti di questi intermediari hanno intascato la moneta fiscale dello Stato lasciando all’asciutto i propri fornitori.

Questo blocco dei flussi finanziari sta scatenando un’ondata di decreti ingiuntivi e cause in tribunale. Le imprese e i professionisti non pagati stanno infatti citando in giudizio sia il General Contractor sia il committente stesso, pretendendo il saldo delle proprie competenze. Le difese delle due parti chiamate in causa procedono su strade differenti: da un lato, i proprietari dell’immobile si dicono estranei al debito, convinti di aver già saldato tutto cedendo il proprio credito d’imposta, dall’altro, molti General Contractor provano a smarcarsi definendosi semplici “mandatari senza rappresentanza”, una formula giuridica usata per negare qualsiasi legame contrattuale diretto con chi ha eseguito le prestazioni.

Come spiegato da Italia Oggi, ci si trova così davanti a un labirinto legale inedito che sta costringendo i tribunali a muoversi in un terreno del tutto inesplorato. Nel classico appalto privato, infatti, le regole d’ingaggio sono sempre state chiare: con la rivoluzione introdotta dal decreto Rilancio, invece, la moneta sonante è stata sostituita da un credito d’imposta, uno stravolgimento che impone ora di far convivere i vecchi articoli del codice civile che regolano mandati e appalti con una normativa fiscale totalmente nuova.

Ma il vero spettro che aleggia sui cantieri va ben oltre le pur complesse cause risarcitorie. Tra gli addetti ai lavori si sta facendo strada un’ipotesi inquietante: il mancato pagamento di tecnici e ditte potrebbe mettere a rischio la validità stessa del Superbonus. Secondo alcuni esperti, se il General Contractor non ha saldato la filiera, potrebbe cadere il presupposto del “costo effettivamente sostenuto”, offrendo il fianco a contestazioni sulla legittimità dell’agevolazione.

Per il momento l’Agenzia delle Entrate non si è ancora espressa ufficialmente e non esistono sentenze definitive in merito, ma il segnale è chiaro: la battaglia legale si sta spostando rapidamente dalle aule civili agli uffici del Fisco. È proprio questa potenziale svolta tributaria a togliere il sonno a famiglie e imprese. Mentre i contenziosi privati tra General Contractor e fornitori ormai non si contano più, resta da capire come si muoveranno gli ispettori del Fisco di fronte a crediti d’imposta creati e monetizzati senza che a valle ci sia stato un reale passaggio di denaro. Si attendono ora dei chiarimenti in merito all’intricata matassa giudiziaria da parte dell’Amministrazione finanziaria per capire chi dovrà pagare il conto finale di questo caos.

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