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Affari d'oro

Bollette, quel nuovo spread che colpisce luce e gas

Le guerre causano l’aumento dei prezzi dell’energia, ma ecco perché l’Italia paga il prezzo più caro di Francia, Spagna e Germania

Forno, lavatrice, tv: quanto costano gli elettrodomestici in bolletta

Qualche numero inedito spiega meglio di qualsiasi analisi perché i prezzi delle bollette e dei carburanti sono diventati insostenibili. Secondo il rapporto sui costi dell’energia italiana curato da Confcommercio e Cer, a settembre i prezzi all’importazione dei beni energetici sono più che raddoppiati: + 109,5% sul settembre 2025. Nello stesso periodo, sul mercato europeo TTF il prezzo del gas quota il 161,2% in più di un anno prima. Infine il petrolio, il cui prezzo ha subito una variazione del 62,6% rispetto a un anno fa. Questi andamenti si trasferiscono sui prezzi dei beni energetici italiani: alle quotazioni del gas è legato il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (Pun), che sulla media 2025 è oggi più alto del 73,3% sul valore medio del 2025, mentre rispetto ai livelli pre Covid del 2019 segna un aumento monstre del 271%. Ma se gli aumenti sul mercato sono uguali per tutti gli europei, lo stesso non si può dire per i prezzi: l’Italia è il grande Paese d’Europa che paga i costi più alti della crisi. Lo “spread energetico” si sta allargando a dismisura. Il differenziale italiano per MWh è passato da +7,6 euro sulla Spagna e +15,9 sulla Germania nel 2019, a una forbice che nel 2025 è stata di +32,1 euro (Germania) e +58,6 (Spagna). E che fino a settembre 2026 ha superato quota 65 euro con tutti i grandi della Ue: +69,4 sulla Francia, +67,2 sulla Spagna, +65,3 sulla Germania. Il motivo? Semplice: la maggiore dipendenza dal gas nella generazione di energia. Secondo l’analisi Confcom-Cer, nel 2025 il 43,7% dell’elettricità italiana è venuta da impianti a gas, contro il 18,2% spagnolo, il 17,6% tedesco e il 3,2% francese. È il fattore primario: con questo mix, ogni movimento del TTF si scarica sul prezzo italiano con un moltiplicatore che gli altri non hanno. Le rinnovabili stanno crescendo, ma sono ancora intorno al 50%; mentre il nucleare, che alimenta per esempio gran parte della Francia, da noi non c’è. Completa il quadro il peso di oneri e imposte, che fra il 2021 e il 2025 è cresciuto del 33,9% in Italia, mentre è calato dell’11,7% in Spagna e del 22,6% in Germania. Quanto è sostenibile questa situazione? Non lo è già più. Per le sole imprese del terziario di mercato, che comprende bar e ristoranti, l’analisi stima oltre un miliardo di spese aggiuntive nel solo secondo trimestre dell’anno. L’unico dovere, per la politica, è di lavorare a una modifica strutturale nelle fonti di generazione di energia guardando alle future generazioni, per rendere l’Italia meno dipendente da un mercato, quello del gas, che non controlla. Per quanto riguarda il presente, si può solo sperare che le tensioni geopolitiche diminuiscano, ma questo esito non è nelle nostre mani. Nell’immediato possono aiutare incentivi e tagli fiscali, ma deve essere chiaro che il problema è strutturale e va affrontato con politiche energetiche di lungo periodo.

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