Sono ormai più di 10mila i distributori italiani che applicano il price cap sui carburanti. Più di un punto vendita su due. A certificarlo sono gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornati alle 8 di sabato 3 ottobre: il 51,7% degli impianti vende la benzina a meno di 2 euro al litro, mentre il 52,2% mantiene il gasolio sotto i 2,20 euro.
La soglia dei 10mila arriva dopo una crescita rapida nel giro di pochi giorni. Soltanto venerdì il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso aveva parlato di “quasi 10mila” stazioni di servizio, pari a circa il 50% della rete. Ventiquattr’ore dopo quella quota è stata superata. “Un riscontro di gran lunga superiore alle previsioni: in pochi giorni il price cap ha superato la metà della rete nazionale”, ha commentato Urso.
Il tetto alla pompa si è allargato progressivamente dopo la decisione delle principali compagnie di raccogliere l’appello del governo sul caro carburanti. Eni ha aperto la strada fissando il limite a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il diesel, seguita dalla rete IP di Socar e da Q8. Il meccanismo non impone quindi un prezzo massimo per legge a tutti i gestori, ma ha progressivamente coinvolto una fetta sempre più ampia della distribuzione italiana. E nel frattempo qualcosa si è mosso anche sui prezzi medi. Venerdì 2 ottobre la benzina self sulla rete stradale nazionale era scesa a 2,064 euro al litro, mentre il gasolio si attestava a 2,261 euro. Il giorno precedente erano rispettivamente a 2,084 e 2,285 euro, mentre il 30 settembre la benzina viaggiava ancora a 2,111 euro e il diesel a 2,316. Una discesa progressiva che si è fatta vedere anche in autostrada, dove venerdì la benzina self era arrivata a 2,085 euro e il gasolio a 2,293.
Il dato dei 10mila impianti, però, fotografa soprattutto quanto rapidamente il price cap si sia esteso sul territorio. Non significa che benzina e diesel siano scesi ovunque sotto quelle soglie: resta infatti una parte consistente della rete che continua a praticare prezzi superiori, così come le medie nazionali rimangono ancora sopra i limiti fissati dalle compagnie. Ma con oltre la metà dei distributori ormai sotto i 2 euro per la benzina e i 2,20 per il gasolio, per gli automobilisti la possibilità di trovare un impianto con prezzi calmierati è diventata decisamente più concreta.
E la partita adesso si gioca proprio sulla concorrenza tra le pompe. Con migliaia di distributori che espongono prezzi più bassi, quelli rimasti fuori dall’iniziativa si trovano a competere con una rete sempre più vasta di impianti sotto il tetto. Il prossimo dato da osservare sarà quindi quello delle medie nazionali: servirà a capire quanto l’allargamento del price cap riuscirà a trascinare verso il basso anche il resto del mercato.
