Il Decreto Legislativo n. 175/2026 introduce una vera e propria rivoluzione sulla riscossione dei pagamenti fiscali a livello regionale, equiparando la loro gestione a quella delle imposte statali attraverso il meccanismo dell’esecutività immediata degli atti. La riforma sancisce inoltre il ripristino dei costi di recupero crediti a carico del cittadino.
Il nuovo assetto entrerà in vigore ufficialmente il primo gennaio 2027, salvo diverse delibere emanate dalle singole Regioni.
Un’importante novità è l’invio degli atti di accertamento. Le notifiche degli accertamento, così come le contestazioni di sanzioni, non saranno più semplici comunicazioni, ma assumeranno il valore legale di titoli esecutivi a tutti gli effetti.
Per essere validi, questi nuovi provvedimenti dovranno necessariamente contenere tre elementi chiave: l’ordine formale di provvedere al saldo entro la scadenza indicata, l’avviso esplicito sul valore esecutivo dell’atto, il nome dell’agente o della società a cui verrà demandata l’attività di riscossione forzata, qualora il debito non venga estinto nei 60 giorni successivi alla notifica.
Ecco come vengono calcolati gli interessi di mora. Una volta passati i 30 giorni dal momento in cui il provvedimento acquisisce efficacia esecutiva, sulla cifra di partenza iniziano a maturare gli interessi moratori. Per le imposte locali, gli enti territoriali prendono come base il tasso legale annuo – fissato all’1,6% – potendo però applicare un rincaro autonomo fino a due punti percentuali in più; di conseguenza, la quota massima complessiva può toccare il 3,6%.
Oltre a ciò, è importante sottolineare che con il nuovo provvedimento sono stati reintrodotti gli oneri di riscossione, tornando alla logica del vecchio aggio. Di cosa si tratta? È il compenso destinato all’ente che gestisce il recupero crediti per conto delle istituzioni pubbliche, calcolato come percentuale extra rispetto al debito di partenza. Questo metodo era stato cancellato a inizio 2022 per i ruoli affidati all’Agenzia delle Entrate Riscossione, trasferendo la spesa direttamente sulle casse dello Stato. Per cinque anni, chi doveva saldare una pendenza ha pagato soltanto le sanzioni, gli interessi e i costi vivi di notifica.
Tutto cambia dal primo gennaio 2027, data in cui le commissioni torneranno a pesare sulle tasche del debitore secondo due precise fasce di tempo: in caso di pagamenti entro 60 giorni, si applica una maggiorazione del 3% sull’importo dovuto, con un tetto massimo di 300 euro; se il pagamento è tardivo (oltre i 60 giorni), la commissione sale al 6%, fino a un limite massimo di 600 euro.
