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Tari 2026: le sanzioni per chi non paga e cosa cambia con le ultime regole

Le nuove direttive sulla tassa dei rifiuti introducono controlli più severi e sanzioni progressive per i ritardatari. Ecco cosa si rischia

Tari, rivoluzione in atto: ecco cosa cambia con l'introduzione della tariffa puntuale sui rifiuti

La Tari è l’imposta comunale destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti e deve essere pagata da tutti coloro che possiedono locali o aree che possono produrre rifiuti urbani. Il mancato pagamento comporta delle sanzioni.

Con l’entrata in vigore del Decreto Sanzioni (il Dlgs 87 del 2024), l’Italia si è adeguata alle linee guida dell’Europa.

In primo luogo, è bene evidenziare che i termini di scadenza della Tari variano a seconda del territorio, dal momento che il calendario viene stabilito autonomamente dalle singole amministrazioni locali. In genere sono previste due scadenze, ma i regolamenti comunali possono estenderle a tre rate, tenendo conto che l’ultimo pagamento deve necessariamente essere fissato in una data successiva al 30 novembre. Nel caso in cui il pagamento non venga effettuato entro la scadenza, l’amministrazione provvede a inviare un primo sollecito bonario. Se anche questo avviso viene ignorato, l’ente notifica un vero e proprio atto di accertamento esecutivo, gravato da penalità e interessi di mora.

Generalmente, chi viene sanzionato per il mancato pagamento dell’imposta, può veder diminuire l’importo se sceglie la via del ravvedimento operoso. Per mettersi in regola è necessario versare: la quota originaria del tributo non corrisposta, la sanzione amministrativa calcolata in percentuale ridotta e i relativi interessi di mora. L’importo della sanzione deriva sia da quello dell’imposta non pagata che dalla data di scadenza iniziale. In precedenza, la sanzione base prevista dall’articolo 13 del Dlgs 471/1997 era fissata al 30% della somma dovuta; la riforma ha modificato questo tetto massimo portandolo al 25%. Chi regolarizza la propria posizione entro una finestra temporale di 90 giorni, la sanzione viene dimezzata, arrivando al 12,5%.

Con ravvedimento operoso, se il versamento viene effettuato entro i primi 15 giorni dalla scadenza, la sanzione si riduce di 1/5, riferibile a ogni giornata di ritardo.

Nel caso in cui si decida di non pagare la Tari, è bene sapere a cosa si va incontro. Il mancato versamento dopo 60 giorni dalla ricezione dell’avviso di accertamento comporta l’applicazione di sanzioni, interessi e oneri di riscossione che andranno ad aggiungersi all’intero importo da pagare. L’amministrazione comunale può anche richiedere l’esecuzione forzata e si può arrivare fino al pignoramento dei beni del debitore da parte del tribunale. Nei casi più gravi, può anche scattare il fermo e l’ipoteca sull’immobile.

Non ci sono giustificazioni al mancato pagamento. Se un contribuente non dovesse ricevere il bollettino della Tari, dovrà comunicarlo al proprio Comune.

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