Così la giusta chimica batte i luoghi comuni

di Franco Battaglia

L'idea che l'industria inquina è un luogo comune talmente radicato che sconfessarlo è opera ardua e quasi impossibile: come diceva quello, è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio. Ci prova Gianni Fochi, chimico della Scuola Normale Superiore di Pisa, col suo saggio dal titolo provocativo (La chimica fa bene, Giunti editore), che suggerisco di leggere.
Il fatto è che quando si tratta di chimica molti hanno idee confuse, a cominciare dall'uso della parola. Dicono di non voler sostanze chimiche nel piatto. Cosa vorrebbero, fotoni? Non c'è nulla di materiale che chimico non sia. L'amido, gli zuccheri, le proteine, i grassi sono composti chimici, come lo sono l'acqua e il sale. Inoltre non fa nessuna differenza l'origine d'una certa sostanza: l'abbia sintetizzata la natura o l'uomo, di per sé non cambia nulla. Circostanza che toglie ogni beneficio ai cibi cosiddetti biologici, che la mitologia vuole alternativi a quelli industriali: i primi non hanno, per il solo fatto di non essere industriali, vantaggi rispetto ai secondi. Anzi.
Ad esempio, i nitriti negli insaccati sono aggiunti per un motivo preciso: senza di essi prospera il botulino, batterio micidiale, che con la sua tossina miete molte vittime ogni anno. Eppure l'insaccato industriale, per il solo fatto che è industriale, è guardato con sospetto. Nessuno è in grado d'escludere, oggi, che domani o domani l'altro si scopra una qualche proprietà sgradita nelle sostanze ora ritenute innocue. Cosa che vale tanto per i composti sintetizzati dall'uomo quanto per quelli naturali: è successo più volte che alcuni d'entrambe le origini siano stati tolti dall'uso per motivi sanitari. Dall'olio di bergamotto, che in profumeria non può essere impiegato tale e quale, ma deve essere trattato per ridurre il suo contenuto di bergaptene, responsabile di ustioni solari, all'aconito non più usato in medicina, perché il suo alcaloide può essere mortale, all'alcannina, colorante alimentare rossastro estratto da una pianta borraginacea, ora vietato in Europa e negli Stati Uniti.
Fochi è un equilibrato polemista, ove il bersaglio della polemica è sempre e solo l'ignoranza. Il suo libro riserva obiezioni e rivelazioni a chi si lascia incantare dai luoghi comuni dell'ambientalismo, ma anche non si astiene dal bacchettare l'industria. Il cui errore è non intavolare con l'uomo della strada una discussione approfondita che, senza negare alcuni gravi inconvenienti sanitari e ambientali del passato, rivendichi la vera verità, e cioè che la chimica ha fatto un gran bene all'umanità. Darsi una mano di «verde», per esempio, per le aziende può essere controproducente: la strategia di far propri i logori e abusati slogan ambientalisti è destinata a essere perdente, tanto il «verde» ha perso credibilità.
Un'attività industriale, se vuole, può anche essere inquinante, ma teniamolo bene a mente: la più potente industria inquinante è non di rado l'industria che non c'è.

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