Citeranno il ministero della Difesa, cioè lo Stato, come «responsabile civile» per i danni a Fares Bouzidi. Lo annunciano i legali dell’amico di Ramy Elgaml, morto nello schianto dello scooter, inseguito per quasi due chilometri dai carabinieri nel novembre 2024. Anche il 23enne, infatti, è imputato per omicidio stradale così come il carabiniere alla guida della Gazzella, Antonio Lenoci. I difensori di Fares, Marco Romagnoli e Debora Piazza, fanno anche sapere dopo l’udienza preliminare di ieri (rinviata a novembre per lo sciopero dei penalisti) che si costituiranno parte civile sia per le «gravi lesioni» per il giovane alla guida del T-Max, che «per i falsi e per il depistaggio, perché i carabinieri hanno alterato la realtà». Tutto nasce da una nuova consulenza di parte della ong francese Index, pubblicata in anteprima sul sito del Manifesto e poi depositata agli atti, in cui si sostiene che la Volpe 2-40 abbia urtato di proposito il motorino con a bordo i due ragazzi. Si ipotizza uno «speronamento» poco prima dell’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta, precisamente alle 4:03:38 del 24 novembre, che avrebbe provocato lo sbandamento del motorino e infine lo schianto mortale per il giovane Ramy. Sarebbe stato, in sostanza, un «omicidio volontario» da parte del militare alla guida. Gli avvocati del carabinieri, Arianna Dutto e Roberto Borgogni, hanno fatto sapere che sono pronti a depositare una contro relazione medico-scientifica. Fares ha già sulle spalle una condanna definitiva, un anno e sei mesi decisa in appello per essere fuggito all’alt ed essersi fatto inseguire per oltre 40 minuti.
Nella sentenza della seconda sezione della corte d’Appello di Milano, che lo condanna per resistenza, arriva un primo giudizio sulla questione del contatto tra i due veicoli: scrivono i giudici che dalla visione dei video disponibili «non risulta alcun tentativo di speronamento volontario da parte dei militari verso i due fuggitivi». Indipendentemente da queste parole, che comunque hanno un peso, il gup potrà comunque disporre una perizia terza nel corso dell’udienza preliminare. La procura di Milano ha concluso che l’incidente è frutto di concorso di colpa nell’urto nella fase finale che portò alla «caduta» e allo «slittamento» dello scooter e alla morte del ragazzo. Fares avrebbe avuto una guida pericolosa, ma anche i militari sarebbero stati a una distanza «inidonea» a evitare incidenti, ovvero meno di 1,5 metri. A Lenoci è stato quindi contestato l’omicidio stradale «con eccesso colposo nell’adempimento del dovere». Nel procedimento sono imputati altri sei militari, a vario titolo, di favoreggiamento, depistaggio e falso.
