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Cronaca giudiziaria

“Errore scusabile”. Sconto di pena al pusher che uccise il 13enne

Secondo il giudice, Hazem Ahmed aveva una corporatura tale da indurre in errore il 28enne brasiliano che lo ha accoltellato a morte

MIlano, tredicenne ucciso a coltellate a Milano a maggio del 2025, condannato a 9 anni il killer: "Non poteva sapere fosse minorenne"
IPA57776307 - Milano, Hazem Ahmed, tredicenne ucciso con il suo cane da un pusher in piazza Clotilde

Sempre più spesso ci sono decisioni adottate dai giudici italiani che lasciano perplessi e la percezione è quella di una magistratura talvolta distante dal senso di giustizia, inteso come “giusto”, incline a interpretazioni troppo garantiste a beneficio degli imputati. Dopo la decisione del gip di Torino di rilasciare il bengalese che ha stuprato una 13enne in attesa del processo, perché “dispiaciuto”, da Milano arriva un’altra pronuncia che solleva profondi interrogativi.

La vicenda è quella di Hazem Ahmed, un ragazzo di soli 13 anni, accoltellato a morte nel maggio dello scorso anno in viale Vittorio Veneto a Milano, al culmine di una lite legata allo spaccio di stupefacenti. Per quel delitto, il 28enne cubano Randi Martinez Despaigne è stato condannato a 9 anni e 4 mesi di reclusione con rito abbreviato. La vittima, scrive il gup di Milano, alta 1.80 con un “peso di 86 chilogrammi”, aveva “una fisicità” con “ogni evidenza, più facilmente riscontrabile in un individuo maggiorenne che non in un ragazzino di soli 13 anni”. Quindi, pur confermando il capo di imputazione di omicidio volontario, oltre a riconoscere all’imputato, difeso dall’avvocato Lamberto Rongo, le attenuanti generiche, ha fatto cadere l’aggravante della minore età della vittima per un “errore scusabile”.

Un “errore scusabile” un omicidio di un minore. Il gup è partito dal presupposto che il cubano “non fosse a conoscenza, durante la realizzazione della condotta criminosa, della reale età della vittima, assumendo che la stessa fosse maggiorenne”. E questo, “se solo si considera che la fisionomia e la corporatura” del ragazzo “erano tali da risultare compatibili con quelle” di un maggiorenne. In più, si legge ancora nelle motivazioni, l’imputato “non era legato da alcuni tipo di rapporto” con il 13enne, e non poteva conoscere, quindi, la sua “effettiva età”. Per il giudice, l’applicazione dell’aggravante della minore età, deve ancorarsi “ad un coefficente di prevedibilità concreta circa l’effettiva età della vittima”. Che però in questo caso, vista l’assenza di qualsivoglia tipo di rapporto, non si ravvisa. Allo spacciatore, tuttavia, non è stata concessa l’attenuante della “provocazione”, come aveva chiesto durante l’arringa il difensore di fiducia Alberto Longo, perché ritenuto responsabile anche di porto abusivo di armi per essere uscito di casa “senza alcuna valida ragione” con un “tirapugni” utilizzato nelle fasi iniziali del delitto. La pm aveva chiesto la condanna a oltre 10 anni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e al pagamento di una provvisionale da 40mila euro ciascuno per i genitori della vittima, anche in rappresentanza dei 5 fratelli del 13enne, tutti minori tranne una, e assistiti dall’avvocato Francesco Egidi.

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