Settembre 2026 sarà, per necessità giuridica, il mese chiave per l’indagine di Garlasco relativa all’omicidio di Chiara Poggi. Scadono i tempi delle indagini, la procura di Pavia deve decidere se chiedere l’archiviazione o il rinvio a giudizio per Andrea Sempio (cosa più probabile), unico indagato fino a questo momento. Nel frattempo va avanti l’analisi delle carte da parte della Procura Generale di Milano per l’eventuale richiesta di revisione della condanna di Alberto Stasi, che sta godendo della misura della semi-libertà dopo essere uscito dal carcere. Ed è proprio la madre di Stasi, unico condannato per l’omicidio dell’allora fidanzata, a scrivere una lettera alla trasmissione “Verità Nascoste”, condotta da Milo Infante e al suo debutto del prime-time di Mediaset.
“Ci sono cose che il tempo non riesce a portare via. Gli anni passano, la vita va avanti, ma certe vicende restano sempre con te. Entrano nei tuoi pensieri e ti accompagnano ogni giorno, anche quando cerchi di occuparti delle cose normali della vita. Per la mia famiglia è stato così, dall’inizio di questa tragica vicenda. Abbiamo cercato di andare avanti, come fanno tutti. Ci siamo dedicati al lavoro, alla casa, agli impegni di ogni giorno. Però è impossibile non pensare a quello che è successo. È una cosa che non ti abbandona mai del tutto”, scrive Elisabetta Ligabò nella lunga missiva che verrà mostrata durante la diretta.
“Quando una vicenda così dolorosa entra nella tua vita, molte cose cambiano. Impari a convivere con gli sguardi, con i giudizi, con le parole dette e con quelle non dette. A volte il silenzio pesa più di tutto il resto. Perché poi alla fine se tuo figlio viene processato per omicidio ‘un motivo ci sarà’ e anche spiegare che non è così sembra inutile, sembrano giustificazioni vuote, magari giustificazioni di una madre che ama a tal punto il proprio figlio da non riuscire a vedere la realtà. Per me non è mai stato così, io ho sempre saputo che Alberto era innocente e se avessi avuto un solo dubbio sarei stata la prima a portarlo ad assumersi le sue responsabilità. Ma alla gente questo non è mai importato”, si legge ancora.
Elisabetta Ligabò in poche settimane ha visto suo figlio entrare in carcere e morire suo marito, Nicola Stasi, per un crollo delle difese immunitarie, la notte di Natale. “È come vedere la tua vita andare in frantumi, sapere che niente sarà mai più come prima. La mia famiglia non c’era più. Ci sono stati momenti in cui ho preferito chiudermi nelle mie cose, nel mio dolore, cercando di trovare un equilibrio giorno dopo giorno. Non è stato semplice”, ha proseguito raccontando quei momenti così difficili, ringraziando le persone che hanno cercato di starle vicino. “Le giornate passavano col solo pensiero di mio figlio: per anni ho potuto sentirlo solo 10 minuti alla settimana, attendevo quella chiamata con ansia. Lo vedevo un’ora a settimana e quel viaggio così lungo verso il carcere era il momento che attendevo di più giorno dopo giorno. Portavo il pacco coi vestiti, qualche cosa da mangiare, si parlava del più e del meno, ma l’unica cosa che mi rendeva felice era sapere che, nonostante tutto, stava bene. In quei momenti capisci che basta davvero poco per essere felici, tutto si riduce alle cose essenziali: sapere che chi ami comunque c’è. Ti basta quello. Da madre, ancora oggi, penso soprattutto ad Alberto. Ho visto da vicino quanto questa vicenda abbia segnato la sua vita. Ho visto le difficoltà, la fatica di affrontare ogni giorno una situazione così pesante. Come ogni madre, ho cercato di stargli vicino nel modo migliore possibile. Non sempre si trovano le parole giuste, ma si cerca di non far mancare mai la propria presenza. Sono orgogliosa dell’uomo che è diventato e spero per lui, con tutto il cuore, un futuro diverso”.
Poi, ovviamente, scrive la signora Ligabò, “c’è il ricordo di Chiara. Il tempo passa, ma non cancella le persone che abbiamo conosciuto e che hanno fatto parte della nostra vita. Quello che è accaduto resta una tragedia e il pensiero non può che andare anche a questo”. La madre di Stasi ha voluto ringraziare le persone comuni che in questo anno e mezzo hanno voluto farle sentire la loro vicinanza, “mi capita di ricevere un saluto, una parola gentile, un incoraggiamento. A volte arrivano da persone che non conosco nemmeno. Dopo anni in cui mi sono sentita spesso chiusa nel mio dolore, sono gesti che hanno un valore enorme e che mi ricordano quanto l’umanità delle persone possono fare la differenza”.
Ci tiene a precisare di non avere “mai vissuto tutto questo con spirito di rivincita. Ho imparato che il rancore non alleggerisce il peso delle cose, anzi lo aumenta. Ho sempre cercato di affrontare tutto con dignità, nel modo più discreto possibile, anche quando dentro era difficile trovare serenità. Perché in fondo la verità trova sempre la sua strada, anche quando sembra impossibile. Quello che porto dentro oggi è soprattutto il desiderio di poter vivere con un po’ di pace nel cuore. Dopo tanti anni di sofferenza, di attese e di solitudine, credo che sia il desiderio più semplice e più umano che una persona possa avere”.
