L’inchiesta su Garlasco chiude. Dopo diciotto mesi di nuove indagini sul delitto di Chiara Poggi, la Procura di Pavia è convinta di aver costruito un quadro indiziario solido contro Andrea Sempio. Alla difesa del 38enne è stato notificato il 415 bis, l’avviso di conclusione delle indagini. Ma la notizia clamorosa è un’altra. Nell’atto la procura getta un’ombra sui carabinieri del Ris di Parma, agli ordini del generale Luciano Garofano, da poco sentito dagli inquirenti. E cioè che “i carabinieri del Ris di Parma agli ordini del generale Luciano Garofano sapevano che il test del Dna sui pedali della bici di Stasi era negativo ma nascosero i risultati che provavano la sua innocenza”.
La procura sottolinea che la innocenza di Stasi fosse evidente nel 2007, prima del fermo, quando due test di controllo sul famoso “materiale altamente cellulato” — che inizialmente si disse fosse sangue — trovato sui pedali nella bicicletta Umberto Dei erano risultati negativi. Tuttavia di quegli esiti non ce ne è mai stata traccia negli atti dell’indagine, né nei processi.
“Ho la certezza granitica di potere escludere qualsiasi manipolazione, qualsiasi accantonamento di atti che non era e non è nel nostro costume”, ha detto l’ex generale dei Ris Luciano Garofano. “Io metto la mano sul fuoco, tutte le mani sul fuoco sull’onestà dei miei collaboratori che materialmente sono stati individuati dalla procura di Vigevano per fare quelle analisi”, ha aggiunto. “Escudo categoricamente che ci siano state irregolarità, tanto più che le analisi sono state fatte alla presenza dei consulenti di parte e questo sgombra il campo da qualsiasi dubbio”.
E sulla possibilità, ventilata dalla Procura di Pavia, che i carabinieri avrebbero nascosto degli esami favorevoli a Stasi nel 2007 relativi alla presenza di Dna di Chiara Poggi sui pedali, non usa giri di parole: “Fantascienza”.
Nei giorni scorsi l’ex generale è stato ascoltato dai magistrati pavesi: “Ho dato le mie spiegazioni affrontando i temi che il procuratore mi ha presentato - ha detto - in veste di persona informata sui fatti e come tale sono uscito”.
A disposizione adesso dell’indagato, ci sono ora tutti gli elementi raccolti sulla base dei quali il pool guidato da Fabio Napoleone è pronto a chiedere il rinvio a giudizio per il nuovo sospettato del delitto. Tutto il materiale del complesso accusatorio, nelle prossime ore, sarà quindi messo a disposizione del team difensivo di Sempio, che a quel punto avrà venti giorni per depositare eventuali memorie difensive, come era già avvenuto a maggio scorso, quando i magistrati pavesi avevano proceduto a una prima chiusura delle indagini, per poi decidere di proseguire con nuovi approfondimenti ritenuti necessari al fine di valutare “il rigore e l’affidabilità scientifica” delle consulenze depositate dagli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, che assistono l’indagato.
Oggi, dunque, sono attesi i nuovi elaborati richiesti dai pm ai proprio consulenti, tra cui una specifica valutazione del professor Carlo Previderè sul dna sulle unghie di Chiara Poggi, che la perizia del giudice in incidente probatorio ha cristallizzato come riconducibile alla linea paterna di Andrea Sempio. Poi ci sarà un’integrazione sulle misurazioni antropometriche di Sempio, firmata dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, uno studio che rafforza la compatibilità della presenza del 38enne sulle scale della cantina, proprio nel punto in cui è stato abbandonato il corpo della vittima dall’assassino che ha impresso sul gradino zero l’orma insanguinata della scarpa a pallini e, in contemporanea, l’impronta 33, considerata per 15 minuzie la palmare di Sempio, sulla parete di destra.
Infine il tenente colonnello del Ris di Roma, Gianpaolo Iuliano, e l’esperto Nicola Caprioli, firmano una nuova relazione proprio sull’impronta a pallini insanguinata, lasciata dal killer sul pavimento della villetta e per gli inquirenti e compatibile con il piede di Sempio, il quale ha sempre detto di calzare il numero 44 mentre per gli investigatori le sue misure sarebbero sovrapponibili a una scarpa taglia 42-43, dunque coerente con le tracce insanguinate nella villetta di via Pascoli. Al momento, invece, non ci sono conferme sul deposito della consulenza psichiatrica affidata al professore Roberto Catanesi, lo psichiatra che aveva chiesto un incontro a Sempio per l’esame diretto e che, dopo il rifiuto dell’indagato a sottoporsi ai test (com’era suo diritto di difesa), avrebbe effettuato una valutazione basandosi solo sui soliloqui, elemento cardine dell’impianto accusatorio, sulle interviste tv e sui diari del sospettato.
La Procura, dunque, potrebbe strategicamente non utilizzare la valutazione, per poi decidere se, nell’eventuale fase dibattimentale, chiedere al giudice l’approntamento. Ciò che è certo è che i pm sono convinti di aver costruito contro Sempio un castello accusatorio robusto, composto da 21 indizi considerati dall’accusa “gravi, precisi e concordanti”, che potrebbero superare il vaglio dell’udienza preliminare a portare alla sbarra il 38enne che la Procura considera l’assassino di Chiara, al posto del condannato Alberto Stasi.
Due destini, quelli di Sempio e Stasi, che viaggeranno paralleli: da una parte il processo dell’amico di Marco Poggi, dall’altro il percorso di revisione per il condannato, istanza che verrà certamente presentata dai difensori del bocconiano, gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, e che potrebbe trovare la sponda della Procura generale di Milano, che ormai da mesi sta valutando i nuovi atti per decidere se avanzare la richiesta alla Corte d’appello di Brescia.
