Il prossimo 13 agosto ricorrono 19 anni da quando Chiara Poggi è stata uccisa, massacrata nella villetta in cui viveva coi genitori, mentre loro erano in vacanza in montagna. Per questo omicidio, da 10 anni, in carcere c’è Alberto Stasi, condannato in via definitiva e, quindi, unico colpevole per la giustizia italiana. Eppure oggi sono in tanti a credere alla sua innocenza, in primis la procura di Pavia e i carabinieri del Nucleo investigativo dell’Arma dei Carabinieri di Milano, che hanno aperto una nuova indagine e iscritto nel registro degli indagati Andrea Sempio.
Pare ci siano 21 elementi che inseriscono il commesso telefonico sulla scena del crimine. Non ci sono prove, per ora, ma la procura guidata da Fabio Napoleone non sembra avere dubbi. “Sono elementi forti. Sì, a questo punto, certo che ci credo! Spero fin dal 2007. Non potevo accettare quello che stava succedendo ad Alberto”, ha detto Elisabetta Ligabò, madre di Stasi, in una lunga intervista a La Repubblica, rompendo il lungo silenzio dietro il quale ha scelto di chiudersi per privacy e rispetto ormai da tanti anni. Lei non ha mai dubitato di suo figlio, al pari del padre dell'ex bocconiano morto il giorno di Natale del 2013, pochi giorni dopo la sentenza di annullamento dell’assoluzione. “Se solo avessimo avuto, sia io sia mio marito, il minimo sospetto che fosse stato lui, io personalmente lo avrei preso e portato dai carabinieri”, ha proseguito la donna.
La signora Ligabò ha vissuto, comprensibilmente, l’ultimo anno “con trepidazione” in attesa di capire dove porterà la nuova indagine della procura di Pavia, contro la quale proseguono incessanti attacchi che la donna definisce “una cosa vergognosa, dal mio punto di vista. Imbarazzante. Evidentemente non vogliono che si venga a sapere come sono andate le cose”. La mamma di Stasi preferisce non commentare la postura della famiglia Poggi dell’ultimo anno e nemmeno gli attacchi subiti da parte della famiglia Sempio, vuole guardare avanti e pensare solo a stare vicina a suo figlio: “Piano piano siamo arrivati ad oggi, con la possibilità di vederci e di tornare a frequentarci di più. Vuol dire molto. Ma no, il rapporto non è cambiato, e lui è sempre lo stesso. Certo che la vita ci ha messo a dura prova”.
Ma nonostante tutto hanno sempre avuto accanto tante persone, anche se non sono mai state numerose come in quest’ultimo anno durante il quale, spiega, ha “trovato molta solidarietà nelle piccole cose di tutti i giorni, quando esco in paese per le mie commissioni. Incontro persone che mi fermano e mi dicono: la posso abbracciare?”. Tre giorni fa, ha raccontato nel corso dell’intervista, ha avuto in incontro toccante presso il Comune di Garlasco, dove ancora risiede: “Una persona mai vista mi ha guardato e poi mi ha detto: forza, vedrà che questa volta ce la facciamo. Sono cose che aiutano ad andare avanti”. L’Italia, anche e soprattutto attraverso i social, si è stretta accanto a questa donna e a suo figlio, anche se nemmeno a Garlasco dice di avere mai subito la pressione, o almeno dice di non essersene mai accorta: “Nessuno dei nostri amici si è allontanato o ha avuto sospetti. Io ho sempre fatto la mia vita tranquilla, preferisco stare in casa e non andare in giro”.
Tra chi non l’ha mai lasciata sola ci sono anche i due avvocati che seguono la causa del figlio, Giada Bocellari e Antonio De Rensis. La prima si può definire avvocato della prima ora di Stasi, dato che segue le vicende correlate a Garlasco da quando era ancora praticante nello studio legale Giarda. Per la sua famiglia, ha spiegato la signora Ligabò, loro “sono diventati quasi parenti. In particolare a Giada devo tanta gratitudine, lei lo sa. Le voglio un mondo di bene, è quasi una figlia per me. I veleni su di loro sono ingiustificati, così come quelli sul mio esposto del 2016: una madre fa di tutto perché emerga la verità su suo figlio. Degli attacchi non so che farmene”. Gli avvocati di Stasi sono da un anno sotto accusa tra insinuazioni velenose e procedimenti legali, tanto che l’avvocato De Rensis attualmente risulta indagato a Milano per diffamazione. Ma non sembrano intenzionati a fermarsi.
La mamma di Stasi ha detto a Repubblica di non aver mai dimenticato Chiara Poggi, all’epoca dei fatti fidanzata del figlio, che ha visto l’ultima volta a luglio 2007, poco prima che venisse uccisa, perché “venne a prendere dei vestiti da portar su” ad Alberto che si trovava a Londra per la vacanza studio. “Aveva una gonnellina rossa e una maglietta bianca. Sorridente, felice di andare a trovare Alberto. Comunque, Chiara è sempre nei miei pensieri e nelle mie preghiere. E so che lei da lassù ci sta proteggendo”, ha spiegato, rivelando quale sarà la prima cosa che vorrà fare quando Alberto sarà libero: “Penso che andremo al cimitero da Chiara”.
Quel giorno è ogni giorno più vicino, la procura generale di Milano sta passando al vaglio i documenti presentati dalla procura di Pavia per l’eventuale istanza di revisione della condanna di Stasi e, probabilmente, entro l’anno potrebbe già essere libero nel caso in cui la richiesta venga accettata. Sarebbe solo una sospensione della pena in attesa della pronuncia definitiva del processo che, però, riporterebbe Stasi alla vita. Lui dice di non aver mai smesso di credere nella giustizia e nelle “persone di buona volontà” e sua madre, ora che una luce inizia a vedersi in fondo al tunnel, concorda con lui: “Ha ragione.
Esistono queste persone. Il dottor Napoleone, il dottor Civardi, i loro collaboratori, i carabinieri di Moscova. Stanno lottando con determinazione per far emergere la verità. Persone così non ti fanno perdere la speranza”.