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Esclusiva

Graviano torna a parlare, fissata l’udienza. Ecco perché è ritenuto inattendibile

Il Gip ha fissato l’udienza in cui le parti si esprimeranno sulla richiesta del boss di Brancaccio di essere sentito nell’ambito del procedimento a carico di Marcello Dell’Utri, già oggetto di richiesta di archiviazione della Procura di Caltanissetta

Graviano
Un'immagine d'archivio, senza data, del boss mafioso Giuseppe Graviano. ANSA

In esclusiva vi possiamo rivelare la data in cui potrebbe essere sentito uno dei più grandi boss della storia di Cosa Nostra. Il Gip ha fissato per il 14 settembre l’udienza per permettere a tutte le parti processuali di esprimere il proprio parere sulla richiesta di Giuseppe Graviano (uno dei due fratelli, l’altro è Filippo) di essere sentito dal Gip nell’ambito del procedimento a carico di Marcello dell’Utri nella strage di Via d’Amelio. Procedimento già stato oggetto di richiesta di archiviazione da parte della Procura di Caltanissetta. Insomma, parole che vorrebbero inserirsi nel solco della trattativa Stato mafia. Ma Graviano, un abile ventriloquo che spesso nei suoi interrogatori lancia messaggi sibillini per poi deviare nuovamente il discorso, è ritenuto, non solo dalla difesa (ovvero la famiglia di Borsellino) un testimone inattendibile. Non certo per un dettaglio marginale, ma per la sua dichiarata estraneità alla stagione stragista. Come si può prendere per vero quello che ha intenzione di dire se, proprio sul nodo più importante, ritiene di non aver avuto responsabilità? Come si può dare credito a Graviano quando si è dichiarò estraneo alla strage di Via d’Amelio dopo quanto accertato nelle sentenza definitive del Borsellino quater? Dove è stato ampiamente accertata e soprattutto riscontrata la centralità di Giuseppe Graviano come protagonista nelle stragi di Capaci prima e d’Amelio poi, in cui persero la vita i due eroici giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il Borsellino quater rafforza enormemente il ruolo del mandamento di Brancaccio e, in particolare, di Giuseppe Graviano.

Il punto decisivo sono le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, mafioso di Brancaccio direttamente coinvolto nell’attentato. La Corte ricostruisce come Spatuzza fosse un uomo di fiducia dei Graviano già prima della sua formale affiliazione e che operava all’interno della struttura criminale controllata da Giuseppe e Filippo. Secondo la ricostruzione accolta dalla sentenza, infatti, è Giuseppe Graviano a impartire a Spatuzza l’ordine di procurare la Fiat 126 che diventerà l’autobomba di via D’Amelio. La richiesta arriva nella prima decade di luglio 1992, cioè nella fase di improvvisa accelerazione della preparazione dell’attentato.

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