Non ci fu nessuna combine organizzata da Gianluca Rocchi, l'ex designatore arbitrale accusato di frode sportiva per avere assecondato le presunte richieste dei alcuni club. Lo ha stabilito la procura di Milano che, dopo due anni di indagine ha stabilito che vi sono elementi sufficienti alla prosecuzione dell'inchiesta. Nelle imputazioni per frode sportiva, che ora si chiede di archiviare, i pm contestavano a Rocchi di aver "pilotato" le assegnazioni di arbitri "in concorso con esponenti della società sportiva Inter" non individuati. Si è saputo solo oggi che la società sportiva era stata iscritta nel registro degli indagati per la legge sulla responsabilità amministrativa, ma che è stata già archiviata per "diretta esclusione del reato presupposto".
Si legge nella nota della procura che nel merito del materiale probatorio raccolto, non vi è "un sistema strutturato volto a interferire sulle nomine". Si parla nel comunicato di distinzione "tra la frode sportiva penalmente rilevante, che presuppone condotte fraudolente, astrattamente idonee e volte ad incidere sulla regolarità della singola gara" dalle "condotte di interferenza oggettivamente prive di tali caratteristiche". Il materiale consiste nell'"esame analitico dei risultati delle intercettazioni telefoniche e della loro tempistica, in taluni casi comparato con gli esiti dei servizi di pedinamento". È stato invece trasmesso a Monza il capitolo di inchiesta sulle cosiddette "bussate" alla sala var di Lissone, che si trova appunto nel territorio monzese.
Gli atti alla giustizia sportiva e alla Procura Generale del Coni per valutare eventuali illeciti. Sempre oggi si è saputo, con un comunicato della stessa procura di Milano, che anche la società Inter era indagata, e che è anche già archiviata "per diretta esclusione del reato presupposto".
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