È arrivato il giorno del risarcimento economico per la famiglia Caliendo. Il piccolo Domenico è morto da sei mesi per l’impianto di un cuore congelato e ora arriva un assegno, consistente, a fare da pezza a quel dolore enorme.
Mamma Patrizia, è soddisfatta dell’accordo raggiunto con l’ospedale Monaldi?
«Molto soddisfatta. Ma non per la cifra. Abbiamo accettato la prima proposta che ci ha fatto l’azienda ospedaliera. Io avevo fretta di chiudere per evitare il peso della causa civile. E ripeto, non per i soldi: quelli non ci ridaranno mai il nostro bambino».
Perché aveva fretta?
«Per mio marito. Gli voglio evitare un carico così pesante prima del processo penale di settembre, che già sarà molto duro. Comincerà l’11».
Tra i due quella forte è lei.
«Sì, non posso proprio permettermi di crollare. Almeno, non ora, forse un giorno lo farò, mi lascerò andare ma credo avverrà dopo il processo. Ora il mio ruolo è un altro. Mio marito invece è seguito da uno psicoterapeuta, il dolore lo ha invaso».
È arrabbiato?
«Sì, molto. Lo è con i medici e ora lo è con tutti quelli che scrivono cattiverie sui social e lo fanno soffrire ancora di più».
Come cattiverie sui social? Contro di voi?
«Sì, se la prendono con noi, ci insultano perché dicono che ormai abbiamo i soldi e cose del genere. Insomma, commenti di gente ignorante. Solo che io me le faccio scivolare addosso e mio marito invece no, quindi voglio anche tutelarlo da questo. Io di quei soldi ne avrei fatto volentieri a meno e preferirei avere qui Domenico».
Come sta trascorrendo questa estate?
«Siamo al mare a Salerno. Ho portato in vacanza i miei altri due figli, ne hanno davvero bisogno, Voglio che si svaghino un po’, anche per loro è molto difficile affrontare tutto questo. E, mi creda, qui al mare è come se ci fosse anche Domenico. Lo vedo sorridere. Con lui siamo stati in questa stessa spiaggia e ho ricordi molto chiari dell’anno passato. Però non potevo andare più lontano di così».
Cimitero?
«Sì, se non vado lì almeno due volte alla settimana divento matta, ne ho bisogno. Quando sono a casa vado tutti i giorni, gli parlo. Lui è ancora con noi, e tutte le battaglie, legali e non che sto sostenendo, le faccio con lui e per lui. Così lo sento vicino e presente. L’ultima volta sono andata a trovarlo nel giorno del suo onomastico. Gli ho detto: ‘Amore di mamma, manca poco e inizia il processo’».
Il dolore punge ancora o ha preso una forma più gestibile?
«Ogni giorno è peggio dell’altro. Non è vero che il tempo aiuta, anzi, più passa più sto male. Ma non mollo: ora è più forte la rabbia».
A fianco ha un medico legale e un avvocato che fanno anche da angeli custodi.
«È proprio così, ci sono stati di grande sostegno e hanno preso a cuore la nostra storia. Sono due persone molto umane».
Come si sta preparando per il processo penale?
«Sono già pronta. Io non ce l’ho con il Monaldi ma con i sette medici che hanno ucciso mio figlio. Aspetto il momento di guardarli in faccia, negli occhi. Lo farò a testa alta».
