La Procura militare di Roma, guidata da Marco De Paolis, ha avviato “accertamenti preliminari” dopo l’esposto presentato dal Sindacato dei Militari nei confronti del generale Roberto Vanacci, presidente di Futuro Nazionale, del coordinatore nazionale Massimiliano Simoni e del responsabile del programma Lorenzo Gasperini.
Il sindacato ipotizza la violazione della legge Scelba. L’attività della procura militare “è in ordine alla posizione di appartenenti alle Forze Armate all’interno della struttura organizzativa ‘Futuro Nazionale’”, scrive in una nota il procuratore che spiega come l’obiettivo dei pm sia quello di verificare “l’eventuale sussistenza di fatti di propria stretta competenza in relazione a persone soggette alla giurisdizione militare”. Il tutto “anche – scrive la procura - alla luce di notizie estratte da autorevoli organi di stampa estera”.
Intanto il generale Vannacci ha commentato: “Fanpage, fate bene a non sottovalutarmi: sarò il vostro incubo e la peggiore angoscia di tutti quelli che hanno ridotto l’Italia ad una serva. Nessun dorma!”, commentando un editoriale firmato dal direttore Francesco Cancellato dal titolo ‘Ma davvero avevate bisogno di Putin per capire che Vannacci è pericoloso?’. Vannacci, poi, con un video sui social, commenta ironicamente: “Mamma li russi. Grandi titoloni sulle possibili e potenziali influenze russe sulle elezioni italiane ma, guarda caso, nessuno si preoccupa sulle attuali, e già presenti, influenze sulle elezioni italiane da parte del Financial Times e da parte di tantissime altre testate manovrate dalla finanza internazionale e dai poteri forti”.
La procura militare precisa: “Nessuna indagine su Vannacci per ricostituzione partito fascista”
In relazione alle notizie diffuse da alcuni organi di informazione, “si rende necessario precisare che la Procura Militare di Roma non ha avviato alcuna indagine nei confronti del generale Roberto Vannacci per la presunta ricostituzione del partito fascista, né ha indicato tale ipotesi quale oggetto degli accertamenti disposti”. Lo si legge in una nota della Procura militare. La stessa Procura, nel motivare la propria decisione, ha infatti precisato che si è ritenuto opportuno disporre “accertamenti preliminari tesi a chiarire in quale contesto debbano essere inquadrati i fatti e a verificare la sussistenza di eventuali fattispecie di interesse di questo Ufficio”, rilevando inoltre che “la genericità di quanto evidenziato non consente - allo stato - di procedere aformali iscrizioni nel registro di cui all’art. 335 cpp”. Questo ultimo passaggio è definito dalla nota ”inequivocabile": non è stata disposta alcuna formale iscrizione nel registro delle notizie di reato, né risulta avviata un’indagine penale nei confronti del generale Vannacci". Secondo la procura militare, inoltre, è necessario precisare che “nell’esposto presentato alla Procura Militare dal Sindacato dei Militari non viene formulata alcuna ipotesi di ricostituzione del partito fascista e non viene fatto alcun riferimento alla legge Scelba”.
Gli accertamenti disposti dalla Procura riguardano” la posizione di appartenenti alle Forze Armate all’interno della struttura organizzativa di Futuro Nazionale, allo scopo di verificare l’eventuale sussistenza di fatti distretta competenza della giurisdizione militare". Quindi, prosegue la nota, “il titolo secondo cui la ‘Procura Militare avvia indagine su Vannacci’ per la ‘ricostituzione del partito fascista’ è una rappresentazione che non trova alcun riscontro negli atti della Procura”. Il comunicato prosegue affermando che “si sta infatti attribuendo all’autorità giudiziaria un’indagine che non risulta essere stata avviata, un’ipotesi - quella della ricostituzione del partito fascista - che non è contenuta nell’esposto alla Procura Militare e un’iscrizione nel registro ex art. 335c.p.p. che la stessa Procura afferma espressamente di non aver effettuato”.
La distinzione - conclude il comunicato della Procura militare - “non è formale, ma sostanziale. E, considerata la gravità dell’accusa evocata, non può essere ignorata né trasformata in un titolo giornalistico che presenta come fatto accertato ciò che, negli atti ufficiali, semplicemente non risulta”.
Parla il ministro Guido Crosetto
“Sono e rimango garantista. E proprio per questo trovo profondamente sbagliato trasformare un accertamento preliminare, che la stessa Procura dice di aver disposto per verificare se vi siano fatti di propria competenza e senza procedere, allo stato, ad alcuna iscrizione nel registro delle notizie di reato, in una ‘indagine’ per ricostituzione del partito fascista. Ancora più grave è attribuire alla Procura un’ipotesi che non risulta né dal suo comunicato né dall’esposto presentato alla Procura Militare. Non difendo Vannacci, difendo un principio che vale per tutti: le persone non possono essere condannate sui giornali, o sui media in generale, prima ancora che esista un’indagine, e un’ipotesi contenuta in un titolo non può diventare, per effetto della sua ripetizione, un fatto giudiziario. Sono disgustato da questo modo di fare informazione, che troppo spesso confonde esposti, accertamenti, indagini e responsabilità personali, alimentando processi mediatici prima ancora che esista un processo. È un metodo barbaro che ho sempre considerato inaccettabile. E lo è indipendentemente da chi ne sia vittima. Perché il garantismo, se vale soltanto quando fa comodo, non è garantismo”.
Sono e rimango garantista. E proprio per questo trovo profondamente sbagliato trasformare un accertamento preliminare, che la stessa Procura dice di aver disposto per verificare se vi siano fatti di propria competenza e senza procedere, allo stato, ad alcuna iscrizione nel…
— Guido Crosetto (@GuidoCrosetto) September 3, 2026
Il legale di Vannacci: “Nessun reato”
“Per quanto successivamente precisato dalla stampa, gli accertamenti della procura militare non riguarderebbero l’ipotesi di ricostituzione del disciolto partito fascista, come inizialmente riportato, ma il fatto che alcuni militari in servizio ricoprirebbero cariche in seno a Futuro Nazionale. Anche in questa diversa prospettiva, nei fatti descritti non è ravvisabile alcuna fattispecie di reato, né comune né militare”. Lo dichiara in una nota l’avvocato Giorgio Carta, difensore di Roberto Vannacci, rilevando che “l’eventuale questione potrebbe, al più, essere posta sul piano disciplinare, ma non certamente su quello penale, in assenza di una specifica norma incriminatrice. In realtà, nessuna disposizione di legge vieta espressamente a un militare in servizio di assumere un incarico all’interno di un partito politico”.
Tale divieto, aggiunge il legale, “è stato ricavato in via interpretativa dal Consiglio di Stato con la sentenza n.5845/2017: una conclusione che personalmente non condivido e che non rappresenta neppure l’unico orientamento espresso dalla giurisprudenza amministrativa. In senso diverso si erano infatti pronunciati, tra gli altri, il Tar Umbria con la sentenza n.409/2011 e il Tar Piemonte con la sentenzan.1127/2016, successivamente riformata dal Consiglio di Stato con la pronuncia del 2017. In ogni caso, anche volendo seguire l’interpretazione più restrittiva, la sua eventuale violazione non potrebbe costituire illecito penale senza una precisa fattispecie incriminatrice. Siamo pertanto assolutamente sereni- conclude la nota - e confidiamo che gli accertamenti si concludano rapidamente con l’archiviazione”.
Militare di Futuro Nazionale: “Non ho ruoli nel partito”
“Apprendo in questo momento che il mio nome è contenuto nell’esposto presentato alla Procura militare. Ho il ruolo di consigliere al VII municipio di Roma, sono un sindacalista dell’Arma dei Carabinieri e pur aderendo a Futuro nazionale non ho alcun ruolo nel partito. Non intendo rilasciare interviste ma l’unica cosa che posso dire è che ho sempre provato a non mischiare i ruoli. Per me l’Arma è sacra”. Così Luigi Avveduto, sottoufficiale e segretario del sindacato Sim - Carabinieri, il cui nome figurerebbe tra quelli contenuti nell’esposto presentato alla Procura militare di Roma.
