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Cronaca giudiziaria

“Manovre anti-Lotito per prendergli la Lazio”

Indagati per aggiotaggio Bisignani e il presidente della Banca del Fucino Mauro Masi: “Noi estranei”

Pressioni Claudio Lotito, 69 anni, patron della Lazio

Una strategia denigratoria volta a influenzare negativamente la percezione del mercato e il valore delle azioni, infiammare le tifoserie e pressare Claudio Lotito a vendere la Lazio. Per scongiurare l’ipotesi di un mandante o di una regia unitaria sulle presunte attività di aggiotaggio, ieri la Procura di Roma ha disposto perquisizioni a casa del presidente della Banca del Fucino Mauro Masi, dell’amministratore delegato Francesco Maiolini e del giornalista Luigi Bisignani. Ai tre indagati i pm di Roma Lucia Lotti e Lorenzo del Giudice, titolari del fascicolo coordinato dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, contestano di aver messo in atto una strategia coordinata per alimentare, attraverso la pubblicazione di fake news sul giornale online Millenovecento e sul quotidiano Il Tempo, la contestazione dei tifosi biancocelesti, al fine di colpire l’immagine di Lotito per incidere sul valore della società e spingere il presidente alla cessione del pacchetto azionario.

È proprio da una serie di denunce presentate dal patron, oggetto di minacce e atti persecutori tra il giugno e il luglio del 2025, che prende corpo l’inchiesta, che ha portato a casa degli indagati i carabinieri del Nucleo Investigativo di via In Selci, che nelle perquisizioni hanno sequestrato cellulari, computer e altro materiale informatico ora al vaglio degli analisti. Un’ipotesi di complotto respinta con forza dagli indagati. Con Banca del Fucino che sottolinea come «non è indagata e non è destinataria di alcun provvedimento», né «ha mai finanziato, direttamente o indirettamente, alcuna iniziativa, campagna o attività riconducibile alle vicende oggetto dell’indagine». Tra gli elementi indicati da Lotito nelle denunce, ci sono gli striscioni comparsi l’anno scorso davanti alla Camera dei Deputati, con la scritta «Lotito Libera la Lazio». E ancora minacce telefoniche «ricevute a tutte le ore». Atti persecutori che avrebbero accompagnato la campagna diffamatoria, perpetrata non solo con gli articoli volti a minare la sua reputazione, ma anche con messaggi offensivi e contenuti lesivi diffusi sui social network e inviati alle mail del patron del club. Una strategia per la scalata alla Lazio che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata rafforzata dalla pubblicazione delle false notizie, sia sul giornale online che sul quotidiano, riguardanti la fantomatica intenzione di Lotito di cedere le azioni o di far retrocedere la squadra per ottenere parte dei 35 milioni del «paracadute», ovvero i fondi destinati alle squadre della Serie A che retrocedono in B, nonché di articoli su un presunto stato di insolvenza delle società controllate da Lotito. Notizie che - per l’accusa - avrebbero infiammato la curva e alimentato le manifestazioni di protesta.

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